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mourinho(C)Getty Images

Tante chiacchiere e poca sostanza: la Roma naufraga insieme al capitano Mourinho

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Il paradosso è che ormai non fa nemmeno più notizia. L'ennesima conferenza stampa show di Mourinho serve solo a togliere l'attenzione dalla veritàù del campo.

Al novantesimo della sedicesima giornata, il Bologna travolge la Roma per 2-0 e fa sprofondare i giallorossi al settimo posto in classifica.

Si tratta della quinta sconfitta in campionato per la squadra di Mourinho, che puntualmente alla prima difficoltà sembra evaporare riaprendo di consueto la discussione sul valore della squadra e su chi l'ha allestita.

L'unico esente da critiche, se non da una parte minoritaria e messa mediaticamente in un angolo, è proprio Lui, José Mourinho.

  • PRIMO BILANCIO

    Il ko del Dall'Ara costringe a delle riflessioni in casa giallorossa. Il mese da incubo fatto di scontri diretti (Napoli, Juventus e Atalanta oltre al sorprendente Bologna), inizia nel modo peggiore.

    Cinque sconfitte totali, praticamente una ogni tre partite, settimo posto (si rischia l'ottavo se l'Atalanta batte la Salernitana) e la zona Champions League che si allontana.

    A questo va aggiunto un abbastanza deludente secondo posto in Europa League, al netto di un girone tutt'altro che insormontabile con Sevreette, Sheriff e Slavia Praga.

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  • TUTTI SOTTO ACCUSA...

    Dopo Bologna, nel mirino della critica dei tifosi sono finiti ovviamente i calciatori, rei di non aver dato abbastanza in campo e di non avere forse le qualità tecniche per pter garantire risultati convincenti sul lungo periodo.

    Ovviamente la riflessione passa poi a chi questa squadra l'ha allestita: Tiago Pinto. Il general manager si è scavato la fossa da solo in estate, ammettendo che l'innesto di Renato Sanches sia stata una sua scelta.

    Peccato che in campo il portoghese non si sia quasi mai visto e, quando lo ha fatto, è stato capace persino di farsi sostituire dopo 17 minuti e da subentrato, come accaduto al Dall'Ara.

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  • TRANNE UNO

    L'unico a godere di una sorta di immunità da critiche è il comandante della barca Roma: José Mourinho.

    Malgrado abbia mostrato nell'arco di tre anni di non riuscire a conferire un'identità tecnica e tattica alla squadra, lo Special One è esente dalla rabbia dei tifosi.

    Merito del suo prestigio al momento del suo approdo alla Roma, del fascino dell'uomo solo contro tutti, aumentato grazie alla vittoria della Conference e l'Europa League sfiorata la scorsa stagione (e non vinta anche a causa dell'arbitraggio di Taylor a Budapest).

  • FRIEDKIN SPALLE AL MURO

    Messo ancora una volta al tappeto sul campo, Mourinho ha spostato l'agone sul suo campo preferito: quello dialettico.

    Mel post partita di Bologna, con una mossa da abile diplomatico, ha messo con le spalle al muro la proprietà americana della famiglia Friedkin.

    "Sono disponibile per ogni tipo di progetto che la società decide di fare per la prossima stagione e per i prossimi anni. Se decidono che non sono la persona giusta per farlo, lo rispetto ovviamente. Sono assolutamente disponibile per continuare, ma devo decidere la mia vita prima di giugno. Ma per la gente dentro la società, per la proprietà, per quelli che erano lì 90 minuti al freddo dopo un brutto risultato, dopo tutto quello che mi hanno dato dal primo giorno, non sarò mai io a dire 'arrivederci, vado via'".

    Tradotto: la patata bollente passa a voi, se mi cacciate sarà responsabilità vostra e dovrete spiegarlo ai tifosi.

    Mourinho gioca proprio su questo incondizionato supporto popolare per mantenere la sua panchina in una piazza dove si è ritagliato in ogni caso uno spazio nella storia quasi centenaria dei giallorossi e dove anche a fronte dei risultati più sgangherati, gode dell'unica cosa che conta nel calcio: il gradimento della gente.

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  • TERZO ANNO FLOP?

    La terza stagione alla guida della Roma doveva essere quella in cui Mourinho avrebbe fatto definitivamente sbocciare il club giallorosso dopo due anni deludenti in campionato, ma compensati da belle cavalcate europee.

    La realtà dei fatti, a una manciata di giorni dalla fine del 2023, è che questo processo non solo non è avvenuto, ma ha cominciato addirittura a mostrare segni di regressione.

    Un semestre ancora da giocare per capire quali prospettive prenderà la stagione romanista. Un semestre , anzi molto meno, per decidere cosa fare con Mourinho. La palla passa inevitabilmente a papà Dan e figlio Ryan.

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