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Luciano Spalletti ItalyGetty Images

Spalletti si presenta da ct: "La Nazionale è un sogno, ho fatto la scelta giusta"

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L'emozione del primo giorno. Nonostante un curriculum pluriennale, Luciano Spalletti non nasconde la propria gioia nel giorno della presentazione da nuovo ct dell'Italia.

L'allenatore toscano, intervenuto in conferenza stampa (accanto a lui il presidente federale Gravina, tra i presenti anche il nuovo capo delegazione Gianluigi Buffon), si è mostrato entusiasta per aver raccolto l'eredità di Roberto Mancini ed ha subito indicato la ricetta per rilanciare la Nazionale.

Dal divorzio burrascoso col Napoli ai buoni propositi in azzurro: Spalletti, a Coverciano, ha parlato a ruota libera.

  • "LA NAZIONALE È UN SOGNO"

    "Essere qui alla conferenza stampa della mia presentazione come ct della Nazionale è davvero un'emozione indescrivibile. Un sogno che parte da lontano: nel 1970, durante i Mondiali del Messico, andai a chiedere a mia mamma di farmi una bandiera dell'Italia per poter andare a festeggiare quel fantastico 4-3 contro la Germania. Ora questa bandiera dell'Italia la riporterò in campo quando andrò in panchina e spero di far rinascere quel sogno di poter portare questa bandiera in tutti i bambini italiani com'è successo a me. Sono stato felicissimo fin dalla prima chiamata che ho ricevuto".

    "Forse non sarò il miglior allenatore possibile per la Nazionale, ma sarò sicuramente il miglior Spalletti possibile".

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  • LA QUERELLE COL NAPOLI

    Spalletti, riguardo la questione legata alla clausola col Napoli, ha spiegato:

    "Per me è stata un'esperienza bellissima, qualcosa di travolgente più di quanto qualcuno si possa aspettare. Per me è un ricordo bellissimo. Niente mi farà retrocedere dal pensiero di aver preso la scelta giusta e la cosa corretta da fare. Ci sono delle cose da mettere a posto: stanno lavorando gli avvocati e spero si possa arrivare il prima possibile alla miglior soluzione per tutte le parti".

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  • Luciano Spalletti ItalyGetty Images

    "CERCO LA FELICITÀ"

    La strada per risollevare morale e progetto della Nazionale, il neo ct l'ha già individuata.

    "Cerco la felicità, perché è quella di cui abbiamo bisogno. Di solito io non riesco a esserlo da solo, non provo felicità per qualcosa che riguarda me stesso. Questa cosa è da chiarire bene subito con i calciatori, loro devono essere felici di vestire questa maglia perché non è come le altre. Abbiamo dei campioni che ci hanno fatto vedere cosa vuol dire indossare l'azzurro: il senso di appartenenza".

  • SU CONVOCAZIONI E CENTRAVANTI

    "Saranno due partite molto importanti, abbiamo bisogno di un po' di spessore internazionale e di esperienza. Per quanto mi riguarda questa maglia è un dono troppo importante che bisogna contraccambiare. Cerco di scegliere i migliori: in questo momento qui è importante il minutaggio. Verratti e Jorginho ad esempio li ho lasciati a casa perché non avevano minuti nelle gambe e non avevano svolto la preparazione".

    "Il centravanti? In Italia che sono nelle condizioni di vestire questa maglia ce ne sono. Non ho chiamato Kean e Scamacca per il minutaggio. Ne ho chiamati altri tre e andrò a conoscerli. Poi è chiaro che l'attaccante fisico ha delle caratteristiche ben precise, però magari Raspadori è più bravo a giocare di squadra. Ci sono potenzialità uguali da poter sfruttare, secondo me ci sono anche calciatori di altre posizioni che può giocare lì".

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  • MODULO E DNA

    Spalletti, infine, ha spiegato cos'ha in serbo a livello tattico e psicologico per rigenerare l'Italia.

    "Giocheremo con la difesa a quattro e le convocazioni sono state fatte anche per questo. Dobbiamo essere una squadra che tenta di andare a prendere la palla. Ci sono due cose che contano nel calcio: la pressione e la costruzione, tutto il resto viene di conseguenza. Se si pressa bene si riconquista prima e se si gestisce bene facciamo la partita che vogliamo. Di registi ne abbiamo: uno è Locatelli e poi ci sono anche altri calciatori senza fare nomi, ma Cristante lo sta facendo in maniera splendida".

    "Partiremo con il 4-3-3, poi se avremo bisogno di un modulo più offensivo si può andare a mettere una sottopunta e passare al 4-2-3-1".

    "Bisogna cancellare l'amarezza di due risultati che ci sono successi, dobbiamo smettere di pensare di appartenere un calcio minore. Dobbiamo cercare di fare un calcio che piace a tutti. Vogliamo fare un calcio che somigli a una Nazione forte come l'Italia".

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