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Soulé RomaGetty Images

Soulé non gioca nemmeno con Ranieri: 22 minuti in 5 partite di campionato, anche col Milan andrà in panchina

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Niente da fare: per Matias Soulé lo spazio continua a non esserci. Il che, nel momento in cui la Roma lo ha prelevato dalla Juventus provocando l'afflusso in aeroporto di centinaia di tifosi entusiasti, era decisamente impensabile.

Soulé con Dybala a inventare sulla trequarti e Dovbyk a segnare: queste erano le idee iniziali di chi non aspettava altro che vedere in campo i tre contemporaneamente. Non di Daniele De Rossi, però. Nemmeno di Ivan Juric. E nemmeno di Claudio Ranieri, che col suo arrivo non è a sua volta riuscito a risolvere un equivoco in piedi dall'inizio della stagione.

Morale della favola: Soulé fa panchina pure con Ranieri. Nonostante la stima assoluta che l'allenatore testaccino aveva espresso nei suoi confronti meno di un anno fa.

  • "UN CAMPIONE, COME MARADONA O ZICO"

    L'episodio era tornato in auge al momento della terza nomina di Ranieri da parte della Roma, a novembre. Otto mesi prima, il 21 gennaio, il Frosinone di Soulé aveva battuto per 3-1 in rimonta allo Stirpe il Cagliari di Ranieri. E proprio il mancino era stato protagonista di una perla su punizione all'incrocio, quella che era valsa il momentaneo 1-1.

    "Cosa fa un allenatore quando subisce un goal del genere? Applaude, perché questa è una giocata difficilissima - aveva detto Ranieri a DAZN dopo la partita - stava vicinissimo all'area di rigore, ha scavalcato la barriera e la palla è entrata a metà altezza. Questo è il bello del calcio: quando uno ha questi giocatori se li tiene o ne va alla ricerca. È stato bravo all'andata, è stato bravo oggi. Noi lo avevamo schermato bene, cercando di non farlo andare in possesso palla, e quando entrava in possesso siamo stati bravi a mandarlo sul destro. Ma sulla punizione non potevamo fare nulla".

    Un concetto espresso, e se possibile rafforzato da paragoni pesanti come un macigno, in conferenza stampa.

    "Quando hai campioni come Soulé, che calciano come Maradona o Zico, li devi solo applaudire. Questo è il bello di chi viene allo stadio e paga il biglietto".

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  • L'EQUIVOCO TATTICO

    Soulé, ovvio, non è Maradona e non è neppure Zico: è Soulé e basta. Ovvero un trequartista bravo, brillante, promettente, ma che alla sua prima esperienza in una squadra di alto livello non è riuscito a mantenere le enormi aspettative generate dall'annata individualmente positiva di Frosinone.

    Molto, se non tutto, passa dalla difficoltà dei vari allenatori nel trovare un modo di far coesistere Matias e il connazionale Paulo Dybala senza scardinare l'equilibrio tattico. De Rossi e Juric dicevano e ripetevano che sì, una coesistenza era possibile. Ma spesso, al contrario, ha giocato solo uno dei due. E quando la Roma si è affidata al 3-4-2-1 fantasia a ritmo di tango, come alla seconda contro l'Empoli, i risultati non sono stati quelli sperati.

    17 sono le presenze complessive di Soulé tra campionato, Europa League e Coppa Italia. Goal segnati? Appena uno. Assist? Zero. Difficoltà? Tante, troppe.

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  • Soulé RanieriGetty Images

    POCHI MINUTI ANCHE CON RANIERI

    Nemmeno il ritorno a Roma di Ranieri ha modificato la situazione: il ragazzo "che calcia come Maradona o Zico" ha trascorso più tempo in panchina a guardare i compagni che in campo. E non solo contro il Parma, nella partita in cui l'allenatore ha deciso di partire con undici giocatori e lasciare tutti loro in campo fino al 90' inoltrato.

    Soulé, fin qui, ha giocato solo una partita da titolare nelle otto con Ranieri in carica: contro il Braga in Europa League. Gara che la Roma ha agevolmente vinto per 3-0 e in cui più volte l'argentino ha testardamente provato a lasciare il segno, ma senza riuscirci. Così come non era riuscito a incidere in maniera piena e totale nei 45 minuti giocati in casa del Tottenham, contro cui era entrato in campo all'intervallo al posto di Dybala.

    Matias non è partito dall'inizio neppure in Coppa Italia contro la Sampdoria, accontentandosi della mezz'ora finale. E in campionato, se possibile, la situazione è ancora più precaria: tre panchine su cinque, 22 minuti complessivi suddivisi in due spezzoni finali contro Atalanta (8) e Como (14).

  • "È IL FUTURO"

    A proposito di ipse dixit: Ranieri ha parlato di Soulé proprio prima della partita contro il Braga, l'unica in cui lo ha schierato negli undici di partenza. Definendolo "il futuro" e spostando l'attenzione sulla differenza tra giocare in una squadra che lotta per non retrocedere e una che ha altre ambizioni.

    "Soulé è il futuro - ha detto il tecnico in conferenza in quell'occasione - Dopo un anno meraviglioso a Frosinone è arrivato alla Roma e pensava di fare le stesse cose. Però un po' lo conoscono, un po' il cambio di squadra ha pesato su di lui. Ma è un ragazzo sul quale io conto molto e sul quale la Roma conta molto. Lo vedo vivo, cercheremo di tirargli fuori il meglio che ha dentro di sé".

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  • ALTRA PANCHINA COL MILAN

    Ranieri, pur faticosamente e tra qualche inciampo come il brutto ko di Como, sta cercando di trovare una fisionomia alla Roma. Una squadra piena zeppa di esterni che possono fare i trequartisti, di trequartisti che possono fare gli esterni. Di giocatori ibridi e utili alla causa.

    Saelemaekers, che tornerà a San Siro da ex, è appena tornato dall'infortunio e si è ripreso il posto da titolare. E pure El Shaarawy sta trovando spazio. Senza dimenticare Dybala e Dovbyk, a volte concorrenti per la stessa maglia da centravanti e a volte, loro due sì, in campo contemporaneamente. Risultato: Soulé non gioca. E neppure Lorenzo Pellegrini, un altro che ha vissuto un avvio di stagione da incubo.

    Ranieri pare aver già in mente l'undici che domenica se la vedrà col Milan: prevede Saelemaekers a tutta fascia, Dybala ed El Shaarawy sulla trequarti e Dovbyk a fare a sportellate coi centrali di Fonseca. Soulé, ancora una volta, si accomoderà in panca. Come a Napoli, come col Lecce, come col Parma. Con la speranza, almeno stavolta, che il suo fine 2024 gli regali un ultimo raggio di luce.

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