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Sofia Cantore JuventusGetty Images

Sofia Cantore a 'Il BiancoNero': "Alla Juventus ogni partita è una finale, per lo Scudetto rinuncerei a tutto"

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Parla Sofia Cantore. L'attaccante della Juventus Women, nel giro anche della Nazionale italiana, si è raccontata in un'intervista al sito 'Il BiancoNero'.

Tanti gli argomenti, a partire dal momento che sta attraversando la formazione di Joe Montemurro, seconda in classifica in Serie A alle spalle della Roma capolista. Le due squadre si affronteranno peraltro domenica pomeriggio, in uno scontro diretto da brividi.

Ma c'è spazio anche per un'analisi di che cosa significhi indossare la maglia della Juventus, anche se a livello femminile: un dove, parole di Cantore, "ogni partita è una finale".

  • IL MOMENTO SUO E DELLA SQUADRA

    “Dopo le ultime partite ci siamo unite di nuovo come squadra, abbiamo superato un periodo di difficoltà dopo la sconfitta contro la Sampdoria. Stiamo lavorando tanto su noi stesse, come all’inizio ci crediamo ancora.

    Per un’attaccante il gol è fondamentale. Sto cercando di non focalizzarmi troppo su quello, perché non diventi un’ossessione. Sto lavorando in allenamento sulla finalizzazione, sono contenta delle mie prestazioni. Un’attaccante la valuti per gol, assist ma anche per situazioni create e pericolosità, credo si possa sempre migliorare”.

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  • LA PRESSIONE ALLA JUVENTUS

    “La pressione principale era partita dal fatto che arrivavo da Sassuolo in cui avevo fatto una buona annata, finita presto per un infortunio. Avevo una certa aspettativa di me alla Juve. Giocare al Sassuolo è stato bellissimo, la Juve però è un club con tanta storia dietro, devi sempre portare a casa il risultato. Se sbagli devi tirar fuori questa cosa da sola. Io l’ho capito con il tempo, deve partire da te nella costruzione della tua consapevolezza. Le pressioni ci sono sempre: qui ogni partita è una finale, giocare sempre come fosse una finale crea pressioni ma è abitudine”.

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  • GLI INFORTUNI

    “Dal primo infortunio ho appreso l’aspetto del sacrificio. Avevo fatto qui riabilitazione, avevo 18 anni. Ricordo un giorno in cui il preparatore mi fece correre tantissimo. Ero arrivata in ritardo, ero con Martina Rosucci, quel giorno mi ha fatto fare i 150 metri per punizione. Ero talmente affaticata che mi veniva quasi da piangere, quando c’è stato il Covid che ero sola ad allenarmi a casa mi dicevo che l’avevo già fatto e continuavo per inerzia. Dal secondo infortunio ho capito come gestire i momenti del rientro: devi darti il tuo tempo, non viene. Tutto subito. Io tornata volevo subito fare la giocata ed ero frustrata perché non veniva, quindi serve il proprio tempo”.

  • I MONDIALI CON L'ITALIA

    “Quando abbiamo giocato la partita di qualificazione eravamo io, Caru e Benni (Glionna, ndr) e abbiamo iniziato a sognare di andarci tutte e tre, poi si è realizzato. Ero felicissima, è il coronamento di un percorso una competizione del genere. Andare dall’altra parte del mondo con le mie migliori amiche è stato straordinario. Eravamo entusiaste di partire, poi la prima vittoria ma alla fine le cose sono andate come sono andate ma ho scelto di prendermi il bello da questa esperienza.

    La convocazione? Ero a Torino, nel pomeriggio, sapevo che sarebbero uscite. Non avevo guardato il telefono e me l’ha detto Martina Rosucci, ero felicissima. Ci sono state tante sorprese in queste convocazioni, nessuno aveva la certezza”.

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  • A COSA RINUNCEREBBE PER LO SCUDETTO

    “A tutto. Uno Scudetto, anche sofferto ha più valore. Vedere che siamo tutte unite verso l’obiettivo nonostante tutto, vincere così non avrebbe prezzo. Sarebbe fantastico”.

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