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Silvio Baldini Fonseca Thiago MottaGetty Images

Silvio Baldini su Fonseca e Thiago Motta: "Per me non esistono, non gli dedico tempo"

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Silvio Baldini, come noto, è sempre stato un personaggio particolare. Soprattutto in un mondo, quello del calcio, in cui i personaggi particolari e senza peli sulla lingua sono quasi in via di estinzione.

Oggi Baldini allena il Pescara, in Serie C. Con la concreta ambizione di riportarlo in B. Specialmente dopo lo splendido 4-1 infrasettimanale contro il Milan Futuro, uscito con le ossa rotte dall'Adriatico-Cornacchia.

Di questo ma non solo ha parlato Baldini in un'intervista al Corriere dello Sport. Compreso un pensiero pure questo particolare su Paulo Fonseca e Thiago Motta, i due allenatori che oggi si sfideranno in Milan-Juventus.

  • LA VITTORIA DEL PESCARA SUL MILAN FUTURO

    "È stato troppo bello. La passione che ci hanno messo i ragazzi contro gente che ha delle presenze in Serie A e anche in Champions. Alcuni dei miei sono al minimo sindacale, guadagnano 30mila euro l’anno. Dall’altra parte c’era chi ne prende 250, 300mila. In campo la differenza di valori non s’è vista, e non c’era invidia o urgenza di riscatto, ma lavoro.

    Io educatore prima che allenatore? Mi piace recuperare chi ha problemi, parlo dei ragazzi che alleno riportandoli all’essenza del calcio e del lavoro che hanno scelto per affermarsi. Mi è capitato di riuscirci a Palermo, Empoli, Carrara, anche qui a Pescara. Sono gratificazioni che riempiono la vita. 

    Il risultato è tutto in una società che rinuncia alle idee e ai valori. È la metafora del diavolo, se non contasse il risultato non esisterebbe il diavolo".

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  • OGGI MILAN-JUVENTUS

    "Fonseca e Motta per me non esistono perché vivo della mia dimensione, non mi interessa cosa fanno, se giocano bene o male, non gli dedico tempo.

    A chi mi sono ispirato in questi anni? All’inizio guardavo con curiosità e ammirazione Sacchi, Orrico, Maifredi. Poi le ispirazioni me le sono fatte venire da solo. 

    Guardiola? Un fuoriclasse, come Maradona, due portatori di creatività, ma anche inimitabili, fuori concorso. Io amo innamorarmi della mia squadra e adotto la strategia militare. Cerco di fare il massimo per ottenere il massimo da chi alleno, non sono né mago, né filosofo. Quando mi sono presentato a Pescara era in atto una contestazione fortissima, roba da mettersi le mani nei capelli. Sono arrivati tre giocatori, uno dei quali si è rotto il crociato e l’abbiamo perso. Piccoli ritocchi, ho tagliato chi non era convinto e adesso le cose girano bene".

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  • IL GIOCATORE PIÙ FORTE ALLENATO

    "Di Natale. Con me ha imparato a stare nella squadra. Più tardi a Udine non si allenava con gli altri il mercoledì, lui e Sanchez prendevano un portiere e affinavano il tiro. Totò me l’ha confermato, con me non sarebbe stato possibile. Avrei rinunciato a un capocannoniere per rispetto del gruppo".

  • IL VAR

    "Da noi entra ai playoff, il Var è per il calcio del risultato...

    Gli arbitri? È capitato di aver a che fare con qualche sc... vabbeh, quello che non ti saluta quando lo incontri, il fenomeno. Mi sono arreso all’evidenza. La sua".

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