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Aldo Serena Italia ArgentinaGOAL/YouTube

Serena e il rigore sbagliato a Italia 90: "Ho quasi avuto un attacco di panico"

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Nella sua lunga carriera da calciatore, Aldo Serena è stato uno degli attaccanti di rilievo della Serie A a cavallo tra la fine degli anni 70' e l'inizio degli anni 90'.

L'ex attaccante di Montebelluna ha avuto la possibilità di firmare alcuni primati nella storia del calcio italiano: Serena, infatti, è uno dei sei calciatori nella storia della Serie A ad aver vinto lo Scudetto con tre squadre diverse, ovvero Juventus, Inter e Milan.

Non solo, Serena è stato l'unico giocatore a disputare i derby di Milano e di Torino con entrambe le squadre.

Nel corso di una lunga intervista a Fanpage, l'attuale telecronista di Sky ha raccontato alcuni aneddoti relativi alla sua carriera:

  • LA RIVOLUZIONE DI BERLUSCONI

    "Berlusconi ha dato uno strappo per quanto riguarda organizzazione, volontà di competere e vincere, capacità di creare strutture ad altissimi livelli. Ha trasformato Milanello, cercato i migliori professionisti al mondo. Mandò il dottor Tavana, il nostro staff medico, a formarsi nella franchigia che in quel momento era fortissima come i Chicago Bulls. Studiarono gli aspetti medici e come affrontavano le diverse problematiche di un atleta. E da lì tornarono con un bagaglio di nozioni importanti. Berlusconi ha cercato il meglio e l'ha messo a disposizione dei calciatori. Nel calcio ci sono degli illuminati che arrivano – come Moratti negli Anni Sessanta e Agnelli – e danno uno strappo in avanti innalzando il livello".

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  • IL GOAL PIU' BELLO

    "Quello segnato quando avevo 18 anni in Inter-Lazio nel 1978. È stata la mia prima grande soddisfazione, è come se si fosse aperto un mondo".

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  • IL RIGORE FALLITO CONTRO L'ARGENTINA A ITALIA 90

    "Il rigore di Italia 90 è il punto più basso. Ho toccato il fondo della mia carriera sportiva. Non ne avevo battuti in allenamento e nemmeno ero tra i rigoristi. Ricordo che ero a terra e mi sono rilassato aspettando i compagni che li calciassero.

    Vicini mi disse che non aveva nessuno e che, a parte Donadoni, non aveva più calciatori. Non potevo rifiutare, avevo 30 anni, mi aveva convocato e per riconoscenza ho tirato.

    Ma avevo perso il controllo di me stesso, facevo fatica a stare in piedi, le gambe un po' ballavano, a stento riuscivo ad avvicinarmi all'area. Ho avuto quasi un attacco di panico.

    Ho pensato anche che questa cosa se fosse successa ancora sarebbe stata un bel problema, invece non è successa più e quell'esperienza mi ha aiutato".

  • GLI ALLENATORI PIU' IMPORTANTI

    "Chi ti vuole e ti porta da un'altra parte è quello che ti stima non solo come calciatore. Da questo punto di vista per me Radice e Trapattoni mi hanno dato molto. Sono molto legato a loro che avevano l'umanità come matrice comune.

    E dico anche Bearzot perché aveva un'educazione umanistica e cercava nel contatto coi calciatori non solo la qualità tecnica ma la volontà, l'umanità, l'intelligenza, la capacità di capire come si sta in una squadra".

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  • GLI IDOLI DI ALDO SERENA

    "Mi piacevano quei calciatori che avevano un aspetto un po' particolare per i tempi. Quelli che avevano basette e capelli lunghi, i calzettoni abbassati. Mi ricordo Neeskens, Meroni, Best. E poi c'era Mike Channon che aveva basette molto folte".

  • IL RIMPROVERO DI ZICO

    "Ero giovane e un po' gasato e durante Udinese-Torino urlavo cose di campo a Schachner, mio compagno di squadra, che faceva errori. Zico mi fece notare che era meglio la smettessi con quell'atteggiamento perché non lo stavo aiutando".

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  • IL CONSIGLIO DI SOCRATES

    "Dopo un Fiorentina-Torino andammo a cena e lui, che era un medico e sapeva che il mio pezzo forte era il colpo di testa, mi disse: Guarda che i neuroni non sono infiniti e a ogni colpo di testa ne perdi qualcuno e non lo ritrovi più. Da quando ho smesso di giocare non ho più colpito la palla di testa".

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