Pubblicità
Pubblicità
Camarda MilanGetty Images

L'altra sentenza della Corte di Giustizia Europea sui giocatori dei vivai: può cambiare tutto

Pubblicità

Sì, è stata la giornata della sentenza della Corte di Giustizia Europea sul progetto Superlega. Ma un'altra decisione tutt'altro che da sottovalutare rischia di passare in secondo piano in una giornata così importante per il calcio europeo.

64 SQUADRE, 3 LEGHE: IL PROGETTO DELLA NUOVA SUPERLEGA

Il contesto? L'inserimento di un numero minimo (otto) di calciatori formati nel proprio vivaio nelle liste che un club deve presentare per poter essere ammesso alle competizioni UEFA.

Il caso è stato sollevato dai belgi dell'Anversa e dal trentasettenne Lior Refaelov, calciatore israeliano già in forza all'Anversa stesso e all'Anderlecht e oggi al Maccabi Haifa. Ed è una vicenda che, da oggi, potrebbe avere conseguenze inattese.

  • DI COSA SI PARLA

    "L'UEFA - si legge nella sentenza della Corte - richiede alle società calcistiche di avere un numero minimo di “giocatori autoctoni” nelle loro squadre. La federazione calcistica belga (URBSFA) ha adottato norme simili. In entrambi i casi, tali norme definiscono i “giocatori cresciuti in casa” come giocatori formati a livello nazionale, sebbene le norme dell’UEFA si riferiscano anche ai giocatori formati all’interno di un determinato club.

    Un giocatore professionista (Lior Refaelov, ex Anversa e Anderlecht oggi al Maccabi Haifa, ndr) e una società belga (l'Anversa) hanno contestato tale normativa davanti ad un tribunale belga. Detto giudice ha deciso di sottoporre la questione alla Corte di Giustizia".

  • Pubblicità
  • "RISPETTARE LA LIBERTÀ DI CIRCOLAZIONE"

    "Nella sua sentenza - si legge ancora - la Corte conferma, in primo luogo, che le norme dell’UEFA e quelle dell’URBSFA rientrano nel diritto dell’Unione, poiché riguardano l’esercizio di un’attività economica e professionale. Devono quindi rispettare le regole della concorrenza e la libertà di circolazione.

    Per quanto riguarda le norme sulla concorrenza, la Corte ritiene poi che la normativa relativa ai giocatori autoctoni potrebbe avere per oggetto o per effetto la restrizione della possibilità per le società di competere tra loro reclutando giocatori di talento, indipendentemente dal luogo in cui sono stati formati. Il calcio di alto livello è un settore dove talento e merito giocano un ruolo fondamentale. Spetterà tuttavia al giudice nazionale valutare se tali norme restringano la concorrenza a causa del loro stesso oggetto o dei loro effetti reali o potenziali".

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • "DISCRIMINAZIONE DEI GIOCATORI"

    La Corte ha proseguito con la propria sentenza parlando anche di "discriminazione dei giocatori".

    "Per quanto riguarda la libera circolazione dei lavoratori, la Corte ritiene che la normativa in questione possa dar luogo ad una discriminazione indiretta, fondata sulla nazionalità, nei confronti di giocatori provenienti da altri Stati membri".

  • PALLA AI GIUDICI NAZIONALI

    "La Corte ritiene che tale requisito - si legge nella sentenza - potrebbe violare sia le regole della concorrenza sia la libera circolazione dei lavoratori. Sarà tuttavia il giudice nazionale incaricato del caso a dover verificare se così sia o meno".

    In sostanza, la Corte di Giustizia Europea non si è effettivamente e completamente pronunciata sulla questione sollevata dall'Anversa e da Refaelov: la palla ripassa alla giustizia belga, che dovrà pronunciarsi sulla questione. Ma intanto tutto ciò rappresenta un precedente. E rischia in ogni caso di essere un giorno storico per il calcio europeo.

  • Pubblicità
    Pubblicità
0