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Lamouchi Getty Images

Sabri Lamouchi, dalla delusione di Francia ’98 ai Mondiali 2026 con la Tunisia

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Parigi, domenica 12 luglio 1998. Sono da poco trascorse le ore 23, e allo Stadio Saint-Denis una squadra ha appena mandato in delirio una Nazione intera. La Francia di Aimé Jacquet, trascinata dal suo numero 10 Zinedine Zidane, ha travolto per 3-0 il Brasile stellare del “Fenomeno” Ronaldo (in una serata per lui molto complicata), di Cafu, Roberto Carlos e Dunga, dominando la finale dei Mondiali di casa.

Dopo i festeggiamenti sul campo, e la medaglia d’argento amara consegnata ai verdeoro, il Ct., tutto lo staff tecnico e i giocatori protagonisti dell’impresa salgono rapidamente gli scalini delle tribune per raggiungere la zona delle premiazioni. Sul collo di tutti i neocampioni finisce la medaglia d’oro, poi il presidente della Fifa, João Havelange, consegna la Coppa del Mondo nelle mani del capitano deiBleusDidier Deschamps, che la solleva al cielo, mentre tutti i compagni alzano le braccia. È il momento del massimo tripudio, immortalato da una storica foto.

In quell’immagine c’è però un assente illustre, che lontano dai riflettori, mastica amaro. Il suo nome è Sabri Lamouchi. Eppure il centrocampista franco-tunisino era stato davvero vicino a quel Mondiale. Aimé Jacquet lo aveva inserito nella lista allargata dei pre-convocati e fino all’ultimo il giocatore dell’Auxerre aveva sperato di entrare nell’elenco dei 22 definitivi. Poi però era arrivata la beffa, il taglio finale: Lamouchi era stato uno dei sei esclusi alla vigilia della competizione.

La Francia avrebbe vinto il Mondiale senza di lui. Una ferita mai completamente rimarginata, come lui stesso ammetterà molti anni dopo, nel 2019:

"Non aver giocato i Mondiali del 1998 è il peggior ricordo della mia vita professionale – dirà con sincerità ai microfoni del Telegraph - Per quasi tre anni è stato difficile da accettare, l'ho vissuta come una profonda ingiustizia. Meritavo di giocarli. Poi il dolore me lo sono lasciato alle spalle. E mi ha reso più forte".

Un destino beffardo quello del calciatore che, pur avendo giocato ad alti livelli tra Francia e Italia, ha sempre sfiorato la piena consacrazione senza mai afferrarla del tutto. Molti anni dopo, però, la carriera da allenatore gli avrebbe regalato nuove occasioni: la prima nel 2014, quando ha guidato nei Mondiali in Brasile la Costa d’Avorio, la seconda nel 2026, quando dopo la delusione della Coppa d’Africa, la Tunisia, il Paese di origine della sua famiglia, lo ha scelto come successore di Trabelsi per guidare la squadra nordafricana ai Mondiali nordamericani.

  • L'AUXERRE, GUY ROUX E LA NASCITA DI UN CENTROCAMPISTA MODERNO

    Nato a Lione il 9 novembre 1971 da una famiglia tunisina originaria di Dahmani, Lamouchi cresce calcisticamente nei quartieri popolari della città francese. Prima l’AS La Duchère a 6 anni, poi il Cascol Oullins a 10 fino alla svolta con l’Olympique Alès a 18 anni.

    Ad Alès Lamouchi costruisce la propria reputazione: quattro stagioni in Division 2 francese,124 presenze e 26 goal. Numeri importanti per un centrocampista che già allora mostrava una caratteristica rara: saper unire quantità e qualità.

    Il salto arriva nel 1994, quando Guy Roux lo porta all’Auxerre. È qui che Lamouchi diventa definitivamente un giocatore di alto livello. Con il club borgognone disputa in tutto, tra Division 1, Coppa di Francia, Coppa di Lega e Coppe europee 176 partite, segnando 25 reti. Il centrocampista è uno degli uomini chiave della squadra che nel 1995-96 conquista uno storico double: Ligue 1 e Coppa di Francia.

    Il tecnico di Colmar ne apprezza soprattutto l’intelligenza tattica, che gli consente di rendere in più posizioni. Lamouchi è un centrocampista elegante, pulito nelle giocate, ma anche estremamente disciplinato. Non ha l’impatto mediatico delle grandi stelle francesi di quegli anni, ma dentro il calcio francese il suo nome acquista rapidamente credibilità.

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  • LA TUNISIA SFIORATA, LA CHIAMATA DELLA FRANCIA E I MONDIALI SFUMATI

    La prima Nazionale a interessarsi a Lamouchi, in possesso del doppio passaporto, è la Tunisia. Nel 1993, quando gioca ancora in Division 2, le Aquile di Cartagine lo convocano per una gara amichevole in vista della Coppa d’Africa del 1994. Sabri risponde alla convocazione ma resta per tutta la partita in panchina.

    "Mi riscaldai per mezzora senza entrare in campo - ricorderà in conferenza stampa il giorno del suo insediamento come Ct - Non ricordo se ebbi discussioni con il Commissario tecnico dell’epoca. Poi non mi cercarono più".

    Due anni dopo arriva anche la chiamata della Nazionale francese. Lamouchi dice sì e il Ct. Aimé Jacquet lo fa esordire il 24 gennaio 1996 a Parigi nell'amichevole vinta 3-2 contro il Portogallo. A fine marzo, a Bruxelles, Lamouchi segna al Belgio quello che resterà il suo unico goal in Nazionale in appena 12 presenze totali.

    Partecipa anche a Euro ’96 (una sola presenza nella semifinale persa 6-5 ai rigori con la Repubblica Ceca)e sembra poter entrare stabilmente nel gruppo della Francia che si prepara al Mondiale casalingo.

    Ma Jacquet, che dispone di una rosa ricca di campioni e talenti, lo esclude dalla lista definitiva per Francia ’98.Una scelta che Lamouchi non dimenticherà mai davvero. La Francia vincerà il Mondiale senza di lui.

    Escluso anche da Euro 2000, il centrocampista tornerà a indossare la maglia della Francia solo 3 anni dopo: il 24 marzo 2001 sarà in campo da titolare nel roboante 5-0 interno in amichevole contro il Giappone. Per lui sarà l'ultima apparizione con i Bleus del giocatore. 

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  • LA PARENTESI AL MONACO

    Nell’estate 1998, mentre la Francia festeggia per la vittoria della prima Coppa del Mondo, Lamouchi si trasferisce al Monaco, una delle big del calcio transalpino, per 3 miliardi di vecchie Lire (oltre un milione e mezzo di euro di oggi).

    Con il club del Principato, dopo una prima stagione complicata in cui è frenato da alcuni problemi fisici, conquista da protagonista, sotto la guida tecnica di Claude Puel, un altro titolo francese, la Ligue 1 del 1999-2000,

    Assieme a Costinha compone la coppia di interni della squadra biancorossa, che in porta schiera il campione del Mondo Barthez, in difesa il messicano Rafa Marquez, sulle ali Giuly e Gallardo, votato miglior calciatore del torneo, e in attacco David Trezeguet in coppia con l'esperto Marco Simone.

    Quando l’estremo difensore è assente, è lui ad indossare al braccio la fascia di capitano della squadra. In due stagioni tra Division 1, Coppa di Francia, Coppa di Lega e Coppa UEFA Lamouchi colleziona in tutto72 presenze e 7 reti (56 presenze e 5 gol nel solo campionato).

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  • Sabri Lamouchi Parma Perugia Serie A 11042001Getty

    L’ARRIVO IN ITALIA: IL PARMA E GLI ANNI PIÙ BELLI

    Nell’estate del 2000 il Parma decide di puntare su di lui e investe tanti soldi, 15 miliardi di vecchie Lire, pari a quasi 8 milioni di euro attuali. Callisto Tanzi, che ha ceduto Hernan Crespo alla Lazio per la roboante cifra di 100 miliardi, non bada a spese per assicurare un rinforzo di qualità a centrocampo al tecnico Alberto Malesani.

    Per Lamouchi è il passaggio nel campionato più difficile e tatticamente evoluto del mondo nel momento migliore della sua carriera. Non è un caso che con la maglia gialloblù numero 8 il franco-tunisino disputi tre stagioni ad altissimo livello: 123 presenze e 10 goal complessivi, diventando una pedina fondamentale del centrocampo emiliano.

    A Parma trova un ambiente internazionale, ambizioso, pieno di talento. È quella la squadra di Buffon, Cannavaro, Thuram, e poi di Nakata, Adriano e Mutu. Una squadra che, pur vivendo la fine dell’epoca d’oro targata Parmalat, resta competitiva ad altissimi livelli.

    Lamouchi fa il suo esordio in Serie A il 1° ottobre 2000 nella sfida interna contro la Fiorentina, terminata 2-2.

    "In quel momento la Serie A era il campionato più bello e più difficile al mondo- dichiarerà a 'Il Posticipo'- Poi al Parma c’erano Buffon, Cannavaro e Thuram: era uno squadrone, con uno spogliatoio di grandi campioni".

    La sua miglior stagione è il 2001-02, quando conquista la Coppa Italia, uno dei trofei più importanti della sua carriera. I gialloblù hanno la meglio in finale sulla Juventus: sconfitti 2-1 a Torino nella partita di andata (goal di Amoruso e Zalayeta per i bianconeri, rete del giapponese Nakata per gli emiliani nel recupero), riescono a imporsi 1-0 nel match di ritorno al Tardini grazie a un goal di Junior e si aggiudicano il trofeo.

    Proprio i bianconeri vengono puniti due volte in campionato dal centrocampista francese: il 18 novembre 2001 la sua rete non è sufficiente a fermare la corazzata di Lippi, che si impone 3-1 al Delle Alpi, mentre nel match di ritorno al Tardini il 23 marzo una rasoiata di destro da fuori area dell'ex Monaco sorprende l'ex Buffon e regala ai ducali la vittoria per 1-0 contro i futuri campioni d'Italia.

    In Emilia il franco-tunisino viene ricordato ancora oggi come un professionista impeccabile. Il Parma, nella sezione “Legends” del proprio sito ufficiale, lo descrive come un giocatore dotato di “eccellenti qualità tecniche e atletiche”.

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  • IL “NO” DI SACCHI ALLA JUVE E LA FASCIA DI CAPITANO IN EMILIA

    Nell’estate 2002, al termine della sua miglior stagione in Emilia da 42 presenze (tra campionato, Coppa UEFA e Coppa Italia) e 5 reti (3 in campionato, 2 in Coppa UEFA) viene richiesto dalla Juventus.

    La Vecchia Signora bussa alla porta dei ducali e richiede il centrocampista, ma il Direttore tecnico Arrigo Sacchi risponde con un secco "no" e sfuma la possibilità del francese di indossare la maglia bianconera.

    "A livello di club il mio dispiacere più grande fu quello di non essere potuto andare alla Juventus nel 2002. - rivelerà a 'Il Posticipo' -. Lippi mi voleva in bianconero ma Sacchi disse 'no': voleva trattenermi a Parma. La società all’epoca si oppose al mio trasferimento".

    Lamouchi resta dunque un altro anno in gialloblù. Nel corso della stagione 2002/03 con l'arrivo in panchina di Cesare Prandelli al posto di Gedeone Carmignani, dopo un avvio caratterizzato da problemi di spogliatoio, in cui i gialloblù perdono anche la Supercoppa italiana, battuti 2-1 in Libia dalla Vecchia Signora, Lamouchi diventa il nuovo capitano del Parma e il fulcro del gioco dei ducali, che chiudono la loro stagione con un 5° posto in campionato.

    “Sono stato capitano ad Auxerre e Monaco, ma esserlo al Parma è stato davvero un grande onore - ammetterà ai microfoni di 'Inter.it' il franco tunisino - Quando giochi in un paese straniero, indossare la fascia ti rende molto orgoglioso".

  • INTER, GENOA E IL RITORNO IN FRANCIA

    Nell’estate 2003 alla fine del calciomercato estivo, dopo essere stato a lungo inseguito dalla Lazio, Lamouchi viene scambiato con Domenico Morfeo e si trasferisce all’Inter, reduce dal doloroso 5 maggio. L’operazione è condotta da Lele Oriali.

    Ma a Milano le cose non funzionano come previsto. La squadra cambia continuamente assetto, la pressione è enorme e ci si mettono di mezzo anche gli infortuni. Così Lamouchi non riesce a consacrarsi e ad esprimersi in campo ai suoi livelli, finendo anzi ai margini della squadra. In tutto, in un’annata deludente mette insieme 26 presenze totali (16 in Serie A, di cui appena 6 da titolare, 3 in Coppa Italia, 4 in Champions League e 3 in Coppa UEFA) senza mai trovare la rete e, soprattutto, senza lasciare il segno.

    "Quella con l'Inter è stata comunque una bellissima esperienza, ma c’era tanta concorrenza, una rosa fatta di 32 professionisti e tanti nazionali, per cui era molto difficile trovare spazio – racconterà diversi anni dopo a 'Il Posticipo' - Poi è stata un’annata dura per via dei tre cambi in panchina: all’inizio c’era Cuper, poi è arrivato Zaccheroni, quindi Mancini".

    "Cuper - aggiungerà - era un uomo duro, e penso che non mi volesse all’Inter fin dall’inizio, forse per questo motivo non abbiamo parlato tanto durante la stagione. È stata un’annata sfortunata, ma ho fatto comunque un'esperienza. Il momento più difficile è stato il cambio di allenatore e l'arrivo di Zaccheroni. Nonostante tutto sono rimasto colpito dall’attitudine della squadra, del club e dei tifosi, che sono rimasti vicini ai giocatori con la loro grande passione".

    La stagione successiva scende in prestito in Serie B con il Genoa, dove cambia maglia, prendendo la numero 14 e ritrova continuità pur senza brillare: 20 presenze e un goal il suo bottino sotto la Lanterna.

    È una parentesi particolare della sua carriera. Un calciatore abituato ai grandi palcoscenici sceglie un ambiente caldo, popolare, quasi romantico. Poi il ritorno in Francia, all’Olympique Marsiglia, dove totalizza in tutto 47 presenze e ben 5 goal, di cui 5 in Ligue 1 ed uno in Coppa di Francia, rilanciandosi.

    Ma l’anno al Velodrome è un po’ il suo canto del cigno: parte in forza all’OM anche nel 2006/07, tuttavia dopo la campagna acquisti importante operata dalla società, saluta il club il 18 settembre. Il finale della carriera da calciatore lo vive così lontano dall’Europa. Si trasferisce Qatar, dove milita con Al-Rayyan, vincendo una Coppa dell’Emiro, Umm-Salal e Al-Kharitiyath fino al ritiro a 37 anni nel 2009.

    La sua carriera da calciatore si chiude con oltre 600 partite giocate e 80 goal segnati tra club europei e Nazionale.

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  • Sabri Lamouchi Rennes Ligue 1Getty

    LA COSTA D'AVORIO DI DROGBA E IL PRIMO MONDIALE DA CT

    Appesi gli scarpini al chiodo, Lamouchi sceglie di intraprendere la carriera da allenatore e opta subito per un percorso internazionale. La prima vera occasione arriva nel 2012 con la Costa d’Avorio. Una panchina pesantissima, piena di aspettative, affidata a un tecnico praticamente esordiente.

    L’ex Parma gestisce una generazione straordinaria: Drogba, Yaya Touré, Gervinho, Kalou. Pratica un calcio offensivo, con uno spregiudicato 4-2-1-3, con il quale arriva fino ai quarti di finale della Coppa d’Africa 2013. Poi porta la Nazionale ivoriana al Mondiale 2014 in Brasile, vivendo così la sua prima Coppa del Mondo da Commissario tecnico.

    È un’esperienza fondamentale nella sua crescita. Inseriti in un Gruppo C apparentemente alla portata con Colombia, Grecia e Giappone, però, gli Elefanti non riescono a qualificarsi e con una vittoria con i nipponici (2-1) e 2 sconfitte con Cafeteros ed ellenici (entrambe per 2-1) salutano la competizione. Lamouchi, deluso, rassegna le dimissioni.

    Dopo l’Africa arriva il Qatar, con l’El Jaish, dove conquista anche la Coppa del Qatar nel 2016. Nel campionato locale ottiene un 3° posto nel 2014/15 e un 2° nel 2015/16, qualificando la squadra alla Champions League asiatica. Nel 2016/17 conduce l'Al-Jaish fino alle semifinali del massimo torneo asiatico, ma la cavalcata dei qatarioti si interrompe in semifinale con la sconfitta con gli arabi dell'Al Ain.

    Nel 2017 lascia il Qatar e dopo pochi mesi torna in Europa per sedersi sulla panchina del Rennes, in Ligue 1, al posto di Gourcuff. Il suo impatto è positivo, imposta la squadra con un 4-2-3-1 e un gioco offensivo e la porta al 5° posto finale che vale la qualificazione all’Europa League.

    In estate però il club rossonero cede Wahbi Khazri, giocatore considerato chiave per il suo calcio, e la squadra ne risente a livello di prestazioni e risultati. Nel mese di dicembre Lamouchi è così esonerato e decide di ripartire l'anno successivo dall'Inghilterra, dove firma per il Nottingham Forest, società storica risalita in Football League Championship, la Seconda divisione inglese.

    In Inghilterra il suo impatto è nuovamente positivo: il Nottingham naviga nelle prime posizioni della classifica ma sul più bello arrivano il Covid e la sospensione dei campionati. Quando i tornei ripartono, la squadra non si ritrova più e chiude l'anno in 7ª posizione, mancando i playoff promozione.

    Lamouchi parte alla guida degli inglesi anche nel 2020/21, ma dopo una serie negativa di 4 sconfitte in campionato e l'eliminazione in League Cup il 6 ottobre 2020 è esonerato.

    Gli ultimi anni lo vedono impegnato tra Qatar, Galles e Arabia Saudita alla guida di Al-Duhail, Cardiff City, Al-Riyadh e Al-Diriyah. L’ex centrocampista continua così a costruire la propria immagine di tecnico internazionale, capace di adattarsi a culture calcistiche molto diverse.

  • IL RICHIAMO DELLE RADICI E IL MONDIALE CON LA TUNISIA

    Nel gennaio 2026 arriva per Lamouchi la chiamata più simbolica: quella della Tunisia. La Federazione (FTF) lo sceglie come successore di Sami Trabelsi, esonerato in seguito alla dolorosa eliminazione delle Aquile di Cartagine negli ottavi di finale della Coppa d’Africa, per guidare la squadra al Mondiale nordamericano del 2026.

    Per Lamouchi non si tratta di una panchina qualsiasi. È il ritorno alle proprie radici familiari, al Paese da cui erano partiti i suoi genitori prima di trasferirsi in Francia.

    E improvvisamente tutta la sua storia assume un significato diverso. Per anni l’attuale Ct. è stato considerato un uomo sospeso tra due identità calcistiche. Troppo tunisino per una parte della Francia, troppo francese per certa Tunisia. Ora il cerchio idealmente si chiude, e l’ex centrocampista viene oggi visto come un perfetto rappresentante del calcio globale contemporaneo: multiculturale, internazionale, senza confini netti.

    Certo la sua Tunisia, inserita nel Gruppo F, dovrà vedersela con Svezia, Giappone e Olanda, non parte favorita contro avversarie più ricche di talento e abitudine internazionale. Ma per Sabri Lamouchi il significato di questa competizione va oltre il semplice risultato sportivo. È il ritorno alla sotto la luce dei riflettori, a tutti gli effetti una possibilità di riscatto dalla propria storia calcistica, che lo ha visto sempre un passo indietro alla gloria assoluta, e dalla ferita mai completamente cicatrizzata del “taglio” di Francia ’98.

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