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Roberto BaggioGetty

Roberto Baggio: "Il mio calcio non c'è più, pochi appuntamenti creano l'attesa"

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Da quando Roberto Baggio non gioca più, non è più domenica per molti. Ovvero per tutti coloro che amavano un certo tipo di calcio, rappresentato alla perfezione dalla poesia dell'ex Divin Codino di Fiorentina, Juventus, Milan, Inter, Brescia. E Nazionale, naturalmente.

A 'Sportweek', settimanale della 'Gazzetta dello Sport', riecco Baggio sotto i riflettori. Un esercizio che per uno come lui, così schivo nei confronti della fama nonostante di fama si sia nutrito lungo vent'anni di carriera, sembra quasi insolito.

Dal paragone tra il vecchio e il nuovo calcio ai giovani, dai ricordi al presente: Roberto Baggio, 56 anni.

  • "IL MIO CALCIO NON C'È PIÙ"

    "Cosa non mi piace del calcio di oggi? Sono fuori e faccio fatica a giudicare. Certo che il mio calcio, quello che piaceva a me, non c'è più. Posso però dire che non mi piace che lo spazio per i giovani, vitali per il nostro futuro, e non solo nel calcio, sia subordinato a interessi economici che impediscono la loro valorizzazione.

    Però mi sono anche stancato di ripeterlo e dopo aver provato a cambiare qualcosa, anche al settore tecnico della Federcalcio a Coverciano, ho dovuto prendere atto che cambiare approccio e visione per aiutare i giovani non fa parte dei programmi...".

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  • Roberto BaggioGetty Images

    BAGGIO IN ARABIA SAUDITA

    "Se io accetterei un'offerta spaziale dal calcio arabo? Non lo so. Ai miei tempi ho ricevuto offerte importanti dalla Spagna e poi soprattutto dal Giappone. Ma avevo un chiodo fisso che era la Nazionale. Ho voluto restare in Italia per conquistare sempre la maglia azzurra. Ecco, in Giappone ci volevo andare, ma ai Mondiali del 2002".

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  • SUL MERCATO ESTIVO

    "Ho seguito poco, ma due movimenti mi sono rimasti in testa. Il primo è il passaggio di Tonali al Newcastle, che non mi aspettavo. Il Milan senza di lui perde molto. L'altro è il passaggio di Frattesi all'Inter, perché è un giocatore che mi piace e che seguo. Bel colpo".

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    IL CALCIO IN TV

    "Se lo seguo? Poco. Solo le partite che mi interessano. Per la mia generazione contava e conta l'attesa. Io contavo i giorni che mancavano agli incontri della Nazionale. Quelle partite erano per me così cariche di aspettativa che nulla mi avrebbe impedito di essere davanti al televisore. Oggi ci sono pochi appuntamenti che creano davvero l'attesa".

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  • IL RIGORE DI PASADENA

    "Se ho fatto pace con quel tiro? Pace è una parola grossa... È qualcosa che non si cancella. Vincere un Mondiale era davvero un sogno che inseguivo fin da bambino e in America è finita nell'unica maniera che non avevo nemmeno considerato. Non sapete quante volte avevo sognato di disputare la finale, di fare gol e di vincere per fare esultare l'Italia. E invece il treno dei desideri è andato all'incontrario...".

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