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Josip IlicicGetty Images

La rivelazione di Ilicic: "Quando c'era Ancelotti, sono stato ad un passo dal Napoli"

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Ci sono momenti nella carriera di un calciatore che avrebbero potuto cambiare il corso della storia, e per Josip Ilicic uno di questi è legato al Napoli di Carlo Ancelotti.

L’ex fantasista dell’Atalanta, in una recente intervista pubblicata da AS, ha svelato i dettagli di una trattativa quasi conclusa con il club partenopeo: “Era praticamente fatto. Avevo accettato, e parlai con il mister che mi disse due o tre parole di calcio e poi mi parlò della vita”.

Il talento sloveno ha trattato anche il delicato tema del COVID, che gli ha creato diversi problemi, al punto tale da fargli passare la voglia di giocare a calcio: "Ho capito che stare con la famiglia era quello di cui avevo bisogno e che il calcio non faceva più per me".

  • L'INTERESSE DI ANCELOTTI

    "Se Ancelotti mi ha mai cercato? Quando era a Napoli, sì. Era praticamente fatto. Ma alla fine l’Atalanta ha deciso di non lasciarmi partire. Per loro ero fondamentale. Avevo già accettato l'offerta. Ho parlato con l'allenatore, mi ha detto due o tre parole sul calcio... e poi mi ha parlato della vita. Mi raccontò cose di Napoli: 'Dai, vieni, andiamo a mangiare, a bere...'. (sorride, ndr). È una cosa fondamentale, perché sei un uomo prima ancora che un calciatore. Ne avevo parlato anche con Mertens e con il ds Giuntoli. Ero convinto, volevo andare lì per vincere il campionato e giocavo molto bene, fisicamente ero un animale."

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  • I PROBLEMI DERIVANTI DAL COVID

    "Cominciavo a sentire qualcosa di diverso dentro di me. Non ne potevo più. Se non stai bene mentalmente, non puoi durare fisicamente. E se non posso dare il massimo, preferisco fare un passo indietro. Non ho accettato di stare in panchina e il calcio non è solo una questione di soldi. Altrimenti sarei andato in Cina o in Arabia Saudita. Il calcio è amore. Da quando ho iniziato a camminare, la palla è sempre stata con me."

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  • IL RITORNO A CASA NEL 2020

    "Nel 2020, durante il covid e dopo un mese di confinamento ho chiesto al club di uscire. Soffrivo troppo senza la mia famiglia. Una volta arrivato lì ho capito che era quello di cui avevo bisogno e che il calcio non faceva più per me. Giocando ogni tre giorni sei sempre in viaggio, non hai una vita privata e non potevo accettare che la mia famiglia mi vedesse soffrire. Sono tornato a sentirmi come un bambino, ad essere felice."

  • L'IMPORTANZA DI GASPERINI

    "Cosa ha rappresentato per me Gasperini? (Sorride, ndr) Mi ha cambiato come giocatore. A Firenze ero abituato a giocare a pallone, a giocare al 'calcio spagnolo', visto che nella squadra viola ce n'erano tanti. Tuttavia abbiamo creato poco. Gasperini mi spiegò che non gli dispiaceva toccare la palla e che mi avevano ingaggiato per fare goal e fare assist. Ho dovuto abituarmi al loro calcio, ma poi mi sono divertito. Ho sempre avuto la sensazione di creare pericoli."

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  • IL SIMPATICO RAPPORTO CON JOAQUIN ALLA FIORENTINA

    "Joaquín è un personaggio (ride, ndr). È il miglior giocatore che abbia mai visto... e il più simpatico. Ti fa ridere ogni giorno. Se arrivavi triste al campo, lo guardavi e se ne andava. E non ho mai visto un giocatore così bravo nell'uno contro uno! Lo giuro, e ne ho visti molti. In un'amichevole contro il Barcellona, Jordi Alba disse: 'Per favore, siamo amici, fermati o vai da qualche altra parte perché mi fai fare una brutta figura' (ride, ndr). Ed è successo con altre squadre. Il suo unico problema era che segnava pochi goal e che non produceva tanti assist. Ma era uno spettacolo."

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