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Theo Hernandez Milan Bologna Coppa Italia 14052025Getty Images

Ripresa molle, cambi senza scossa: il Milan si scioglie e perde la finale

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Altro passo falso, altra delusione. Stavolta la più cocente, perché avrebbe potuto alleviare i dolori di una stagione da dimenticare.

Il Milan si scioglie nel secondo tempo dell'Olimpico, lasciando il passo allo storico Bologna di Vincenzo Italiano e risultando assente ingiustificata da una finale gettata al vento con una ripresa non pervenuta.

La squadra di Sergio Conceicao è sparita alla distanza, senza riuscire a reagire al goal di Ndoye e consegnando agli archivi una prestazione deludente come l'intero cammino compiuto nel 2024/2025 dal Diavolo.

  • BUON AVVIO AZZERATO DALLA RIPRESA

    Eppure, a partire meglio, erano stati proprio i rossoneri: Jimenez e Jovic a spaventare Skorupski, poi l'equilibrio rotto dallo 0-1 dell'esterno offensivo svizzero, reattivo nell'evitare Tomori e trafiggere Maignan.

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  • IL TRIPLO CAMBIO DI CONCEICAO

    Conceicao, col Milan andato sotto, ha provato a scuotere i suoi cambiando radicalmente volto ad una squadra appiattita: dentro Gimenez, Joao Felix e Walker e ritorno al 4-2-3-1, ma nemmeno la modifica tattica ha prodotto gli effetti sperati.

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  • MILAN ASSENTE INGIUSTIFICATO

    Zero pericoli e Bologna bravo a rimanere lucido nonostante un sogno ormai dietro l'angolo, coronato dal triplice fischio di Mariani a riconsegnare la Coppa Italia nelle mani degli emiliani a 51 anni di distanza dall'ultimo trionfo.

    Un trionfo che il Milan ha visto sfumare per colpa di un atteggiamento mentale poco incisivo nei secondi 45 minuti, esattamente ciò che non ci si attendeva da una squadra andata sotto in una finale e obbligata a salvare un percorso stagionale flop.

  • CONCEICAO AL CAPOLINEA

    Immaginabile che adesso, soprattutto in virtù della sconfitta di Roma, il destino di Conceicao sia definitivamente segnato: il moto d'orgoglio offerto in campionato, che ha riportato a ridosso della zona Europa i rossoneri, nei 90' col Bologna è stato parcheggiato e azzerato da una ripresa sterile, a conferma dei difetti mentali di una rosa tra le migliori del campionato dal punto di vista tecnico ma deludente sotto il profilo caratteriale.

    Aspetto, quest'ultimo, che nemmeno un 'sergente di ferro' come l'allenatore portoghese - Supercoppa a parte - nei suoi 4 mesi di lavoro è riuscito a migliorare. Ecco perché, a giugno, le strade tra l'ex Porto e il Milan si separeranno. Nel frattempo, va assorbita un'altra missione fallita.

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