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Juventus EmpoliGetty Images

Rimpianti, un super Vlahovic e dubbi di formazione: come si presenta la Juventus contro l'Inter

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Massimiliano Allegri, come spesso gli capita, ha fatto sfoggio di serenità durante le interviste post Juventus-Empoli. Anche se la propria squadra ha pareggiato in casa contro una candidata alla retrocessione. Anche se ha mancato l'allungo a +4 sull'Inter.

"Siamo stati bravi a non perderla". Giusto, ma riduttivo. ma Se Allegri un giorno scriverà un manuale, l'argomento sarà scontato: come vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e mai quello mezzo vuoto. Quasi uno stile di vita.

La verità vera, però, è un'altra: per la Juve è stata una serata di rimpianti. Di what if, di "cosa sarebbe successo se". Se Arek Milik non avesse perso la testa facendosi espellere dopo appena 18 minuti, ad esempio. O se i bianconeri fossero riusciti a tenersi stretto l'ennesimo goal di Dusan Vlahovic.

  • RIMPIANTI

    Chiaro: il calendario ha fatto la propria parte. Ma la realtà raccontava di una Juventus che, battendo l'Empoli, avrebbe avuto almeno per 24 ore 4 punti di vantaggio sull'Inter. Che peraltro domenica sarà impegnata in una trasferta tutt'altro che semplice, a Firenze contro la Fiorentina, essendo peraltro priva quasi di mezzo centrocampo (Barella e Calhanoglu sono squalificati).

    "Questo è il calcio, non puoi vincere tutte le partite", ha spiegato Allegri dopo la partita. Ma questa sì, andava vinta. E invece, l'espulsione di Milik ha complicato maledettamente i piani di (semi)fuga della capolista. Che tra poche ore potrebbe ritrovarsi di nuovo al secondo posto. Con una partita in più e con lo scontro diretto da giocare in casa della rivale per lo Scudetto.

    Un bel guaio, soprattutto dal punto di vista della fiducia e dell'entusiasmo. Ovvero le componenti che, partita dopo partita e abbinate a uno spirito battagliero e a una discreta dose di cortomusismo, hanno portato la Juve lassù, praticamente contro ogni pronostico.

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  • DUBBI E ASSENZE

    La Juventus sa già che si presenterà a San Siro contro l'Inter senza Milik, che sarà squalificato per una giornata dal Giudice Sportivo. L'Inter, invece, ritroverà certamente sia Barella che Calhanoglu. E, se tutti saranno a posto fisicamente e se non ci saranno calciatori espulsi nel posticipo del Franchi, Simone Inzaghi avrà tutti a disposizione: i nerazzurri non hanno infatti diffidati a rischio squalifica. L'unico assente sarà Juan Cuadrado, l'ex poco amato, che ne avrà ancora per un po'.

    Allegri, invece, dovrebbe poter contare sia su Adrien Rabiot che su Federico Chiesa. Ma a una settimana dal Derby d'Italia le condizioni dei due sono ancora parzialmente avvolte dal mistero: "Stanno meglio", ha rivelato il tecnico dopo la partita, prima di lanciarsi nel solito mantra del "la questione non è la partita con l'Inter: la questione è che dobbiamo arrivare a fine maggio tra le prime 4".

    Da capire con precisione anche le condizioni di Weston McKennie, acciaccato dopo un contrasto con l'empolese Cacace: un guaio a una caviglia che non dovrebbe pregiudicarne gli allenamenti settimanali.

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  • UN VLAHOVIC DA SOGNO

    L'unico intoccabile in attacco, oggi, è Dusan Vlahovic. Completamente rinato dopo Frosinone, nelle ultime 6 partite di campionato il centravanti serbo ha messo a segno 7 reti e sfornato un assist. In Serie A è già a quota 12: in tutta la scorsa stagione si era fermato a 10.

    Ecco: se c'è un punto di riferimento in questa Juve, oggi, è proprio lui. Diversamente dalla scorsa stagione, Dusan sta bene fisicamente: è questo, banalmente, il suo segreto, come da lui stesso confermato dopo il posticipo di domenica scorsa a Lecce. "Mangio bene, dormo bene, mi alleno bene". E il resto, includendo la sospirata liberazione da ogni problema fisico, viene di conseguenza. Fiducia compresa.

  • IL DILEMMA ATTACCO

    Se Vlahovic è il punto di riferimento, serve un partner che ruoti attorno a lui. Non sarà Milik, come detto. E non sarà nemmeno Moise Kean, per il quale il trasferimento all'Atletico Madrid, sbloccatosi nwlla serata di sabato, è ormai questione di ore.

    La scelta ruoterà attorno agli ultimi rimasti: proprio Chiesa e Kenan Yildiz, il golden boy della linguaccia. Chi la spunterà? Possibile che l'ex viola si guadagni una maglia da titolare, ma dipenderà molto, se non tutto, dal suo recupero completo: a gennaio ha giocato appena due partite, poche.

    E Yildiz? Occhio: "Aveva bisogno di rifiatare, soprattutto per ricaricare le pile mentalmente. Quando fai così bene e sei sempre sui giornali, tendi a rilassarti. Dopo Lecce l'ho visto così", ha detto Allegri motivando la scelta di lasciarlo in panchina. E però "è entrato molto bene". Una precisazione che lascia il turco in piena corsa in vista del Derby d'Italia.

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