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Retegui GenoaGetty Images

Retegui tra l'Atletico Madrid sfiorato e l'avversario più duro in Serie A: "Un animale fisicamente"

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Chiusa la prima stagione italiana con la maglia del Genoa, Mateo Retegui si prepara all'appuntamento più importante della propria carriera: inserito tra i preconvocati dal ct Spalletti, l'attaccante rossoblù farà certamente parte della spedizione dell'Italia agli Europei.

Normale che sia così, visto che Retegui, chiamato per la prima volta a sorpresa da Roberto Mancini, è un punto fermo dell'attuale commissario tecnico. Anche se dovrà giocarsi la maglia numero 9 con Gianluca Scamacca, autore di un gran finale di stagione con l'Atalanta.

Di questo, ma anche di tanti altri argomenti, ha parlato Retegui in un'intervista concessa al quotidiano spagnolo AS.

  • IL PRIMO ANNO IN ITALIA

    "Sono molto felice di questo primo grande passo della mia carriera. Non è facile trasferirsi dall'Argentina al calcio europeo, ma era un sogno che volevo realizzare e l'ho realizzato. Genova mi ha aperto le porte con amore. Sono felice. Ho iniziato bene, due infortuni mi hanno fermato, ma poi sono tornato a sentirmi a mio agio. Pretendo molto da me stesso, sempre di più, ma sono soddisfatto.

    Imparare bene l'italiano e adattarmi al paese per me è stato molto facile. Le persone sono molto simili a quelle in Argentina. E Genova è una città bellissima".

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  • LA SCELTA DI ANDARE AL GENOA

    "Avevo diverse opportunità, ma mi ha chiamato mister Gilardino, ho parlato con persone del club e ho capito che venire qui mi avrebbe dato la possibilità di avere più chances con l'Italia, che è quello che desidero di più. È stata una decisione assolutamente giusta: la squadra fa le cose molto bene, è come una famiglia, c'è sinergia con la dirigenza, con i tifosi, lo stadio è molto caldo. Funziona tutto alla perfezione: ogni giorno arrivo e parto con il sorriso".

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  • L'ATLETICO MADRID SFIORATO

    "Mio padre dice che sono stato vicino all'Atletico Madrid? È vero. Non so raccontare nel dettaglio quello che è successo, mi interessa solo giocare concentrato e cerco di non dare ascolto alle voci, ma l'interesse e il fatto che fossi molto vicino è vero. Non ho parlato con il Cholo, ma abbiamo avuto un incontro con il club. Non se n'è fatto nulla, e oggi l'unica cosa che posso dire è che sono felicissimo a Genova".

  • L'AVVERSARIO PIÙ DURO IN SERIE A

    "I difensori qui sono molto bravi, quasi tutti giocano a uomo e questo mi piace. C'è un giocatore che mi ha fatto tanti falli e non me ne hanno dato nemmeno uno (ride), ma è bravissimo e lo adoro come difensore centrale: Buongiorno, mio compagno di Nazionale. Quando abbiamo giocato contro il Torino mi è sembrato un animale fisicamente ed è completissimo tecnicamente".

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  • L'ADDIO AL CALCIO SFIORATO A 15 ANNI

    "Sì, avevo lasciato il calcio e lo scout Diego Masili, con cui ho tuttora un rapporto, venne a saperlo in spiaggia e mi mandò un messaggio per fare un test. Una settimana dopo mi dissero: “Benvenuto, sei un giocatore del Boca”. Un paio di mesi dopo stavo quasi per andarmene: pensavo ancora all'hockey, che avevo lasciato mentre preparavo i Mondiali e la Panamericana Junior, ma loro mi hanno rassicurato, aiutato e alla fine sono rimasto. Ho iniziato presto ad allenarmi con la prima squadra e sarò sempre grato a Schelotto. Mi hanno dato un’opportunità che mi ha cambiato la vita".

  • LA NAZIONALE

    "Stavo tornando dall'allenamento e mio padre mi ha raccontato che gli avevano detto che c'era questa possibilità. Non me lo aspettavo, essere convocato in Nazionale è la cosa più bella che possa capitare a un calciatore. Gli ho detto subito di sì, che avrei accettato senza dubbi. Il ct non ha dovuto convincermi, è stato tutto molto veloce. Quando ci siamo incontrati mi ha chiesto: “Sai perché ti abbiamo chiamato?” Gli ho detto "per giocare", e lui ha risposto: "Per segnare!" (ride).

    L'Argentina? Non ho avuto l'opportunità di parlare con nessuno della in nessun momento. Quando ho saputo dell'interesse di Roberto (Mancini, ndr) ho parlato con la mia famiglia e non ho esitato un secondo: indossare una maglia così bella e con così tanta storia è un onore".

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