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Como InterGetty Images

Reset o contraccolpo psicologico? Come l'Inter preparerà la finale di Champions League contro il PSG

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Prima la Supercoppa Italiana, poi la Coppa Italia, infine il campionato. Tre competizioni, tre competizioni sfuggite dalle dita sul più bello o quasi. Per chi come l'Inter sognava un nuovo Triplete, fin qui è stato un Triplete solo al contrario.

La lotta Scudetto aveva preso una direzione ben precisa già al 90' di Inter-Lazio. Il minuto, cioè, in cui il nuovo idolo partenopeo Pedro segnava il rigore che bloccava la sfida del Meazza sul 2-2, impedendo il definitivo sorpasso nerazzurro sul Napoli. La squadra di Conte, alla fine, non ha dovuto far altro che tenersi stretto il vantaggio di un punto.


Se il giorno dopo solitamente è quello in cui ci si lecca le ferite, l'Inter non ha però molto tempo per farlo. Per un semplice motivo: è attesa ora dall'appuntamento più importante della stagione, ovvero la finale di Champions League contro il PSG in programma sabato prossimo a Monaco di Baviera.

Come ci arriveranno i nerazzurri? Risentiranno psicologicamente della delusione vissuta venerdì o riusciranno a resettare mente e morale, ripartendo da zero? I motivi d'ottimismo e quelli di preoccupazione in vista della grande finale.

  • IL CONTRACCOLPO PSICOLOGICO

    Inutile negarlo: anche se il campionato se n'era praticamente andato cinque giorni prima, a Como l'Inter ha subìto un contraccolpo psicologico non semplice da digerire. Com'era già accaduto in Supercoppa Italiana e poi in Coppa Italia, dunque competizioni minori ma perse entrambe nel derby: un doppio smacco.

    I nerazzurri hanno sognato per una ventina di minuti o poco più il sorpasso sul Napoli, nel frattempo bloccato dal Cagliari: il tempo trascorso tra il colpo di testa vincente di De Vrij e la strepitosa sforbiciata di McTominay. Poi il 2-0 di Lukaku al Maradona ha chiuso definitivamente i discorsi Scudetto, nei quali l'Inter era convinta di fare la voce grossa: le lacrime di Lautaro Martinez e di alcuni compagni sono indicative in questo senso.

    Resettare: questa sarà ora la parola d'ordine nell'ambiente interista. Scacciare ogni timore di non farcela, di cadere di nuovo a un metro dal traguardo. Scacciare la paura di una stagione da zero titoli. Durante la settimana Inzaghi dovrà lavorare molto sulle teste dei propri giocatori, che saranno anche fior di professionisti ma che raramente si erano trovati in una situazione del genere in passato.

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  • UNA BRILLANTEZZA DA RITROVARE

    Prima di Como, l'Inter non aveva lasciato una buona impressione dal punto di vista fisico. Spesso aveva iniziato le partite a mille, o comunque tenendo il pallino del gioco, finendo però per consegnarsi all'avversaria di turno dopo l'intervallo.

    Il secondo posto finale, in pratica, è nato così. Dal 2-2 di Parma, dall'altro 2-2 contro la Lazio. Partite in cui l'Inter nel secondo tempo ha lasciato il controllo agli altri, senza riuscire più a diventare padrona di se stessa e della partita. Anche contro il Barcellona il calo fisico era divenuto evidentissimo da un certo momento in poi, sfruttato solo parzialmente dai catalani prima dei miracoli di Acerbi e Frattesi.

    Como fa storia a sé per un motivo: in campo è andato chi fin qui aveva giocato meno, da Taremi a Correa passando per Asllani e Zalewski. Lautaro Martinez non c'era, Thuram neppure, Calhanoglu e Dimarco da un certo punto sono stati tolti dal campo e risparmiati.

    L'espulsione di Reina e la superiorità numerica, unite alla sterilità offensiva del Como, hanno facilitato ulteriormente la vita ai nerazzurri, che nel secondo tempo si sono permessi il lusso di gestire la gara a bassi ritmi. Ma a Monaco la storia sarà completamente diversa.

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  • "LA PARTITA PIÙ IMPORTANTE"

    Ma la Champions League è la Champions League. Ovvero la competizione più importante di tutte, anche del campionato, specialmente nella sua concezione moderna. Ed è per questo che ogni ulteriore considerazione rischia di diventare superflua.

    Kristjan Asllani, titolare a Como e in campo per tutti i 90 minuti, ha riassunto bene parlando a Inter TV dopo la partita del Sinigaglia il sentimento che sta pervadendo lo spogliatoio nerazzurro: bando alla tristezza, c'è una finale a cui pensare.

    "Ora dobbiamo preparare bene la partita più importante della stagione - ha detto l'ex empolese - Dobbiamo trasformarla in energie, è la coppa più importante di tutte. Dobbiamo andare a Monaco per uscire felici".

    L'Inter, insomma, è conscia di come il passato sia il passato e non si possa più cambiare. E di come, soprattutto, portare a Milano la Champions League 15 anni dopo Mourinho e un biennio dopo l'amarezza di Istanbul possa modificare quasi radicalmente il giudizio sulla stagione, trasformandola da negativa a vincente.

  • FBL-ITA-SERIEA-COMO-INTERAFP

    IL RIENTRO DI LAUTARO MARTINEZ

    L'arma in più per Inzaghi sarà Lautaro Martinez. Diversamente da quanto ipotizzato nei giorni che hanno preceduto Como, contro i lariani l'argentino non ha giocato nemmeno un minuto. Anzi, è rimasto in panchina a guardare e a soffrire - e infine a piangere - per tutto il corso della partita.

    Avrebbe dovuto mettere minuti nelle gambe in vista della finale, Lautaro. Ma l'Inter e Inzaghi hanno deciso di non rischiare nulla. L'argentino sarà però in campo dal primo minuto a Monaco, in coppia col "gemello" Thuram, pure lui risparmiato per tutta la partita a Como.

    Un innesto fondamentale, dal valore incalcolabile, per un'Inter che di Lautaro non può fare a meno. Anche considerando il rendimento altalenante delle sue riserve, da Arnautovic a Taremi per finire con Correa, il cui guizzo vincente - peraltro di gran fattura - al Sinigaglia non può certo bastare dopo una stagione così deludente.

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  • CONCENTRAZIONE TOTALE

    Sfumato lo Scudetto, l'Inter avrà ora una settimana completamente libera per pensare solo e unicamente a una partita: la finale contro il PSG, appunto. Senza più la distrazione del doppio impegno, senza più la necessità di dosare le forze.

    Questa è da tempo l'arma del PSG: la corazzata di Luis Enrique ha vinto la Ligue 1 addirittura all'inizio di aprile e ora, dopo aver superato l'ostacolo Arsenal in semifinale di Champions, sfrutterà la finale di Coppa di Francia di stasera come il Reims anche come preparazione per la finalissima.

    Concentrazione totale, dunque. Per entrambe. Ma soprattutto per un'Inter che deve necessariamente ripartire, lasciarsi alle spalle tutto ciò che non è andato fin qui. Senza la paura di non farcela, senza il timore che il Triplete al contrario diventi un Quadriplete al contrario.

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