Pubblicità
Pubblicità
Questa pagina contiene link di affiliazione. Quando acquisti tramite i link forniti, potremmo guadagnare una commissione.
Vlahovic JuventusGetty Images

Qual è la vera Juventus? Da Vlahovic al confronto Thiago Motta-Allegri, come arrivano i bianconeri alla sosta

Pubblicità

Dalle stelle alle stalle in pochissimi giorni. Dalla grande notte di Lipsia, la più bella di Thiago Motta da allenatore della Juventus, al pranzo andato di traverso contro il Cagliari. Madama ha due facce, e dopo sette giornate ancora non si è capito quale sia quella vera e quale, invece, rappresenti una maschera.

L'1-1 contro i sardi – che si sarebbe potuto trasformare addirittura in 1-2, se Obert in pienissimo recupero non avesse centrato il palo – rappresenta non uno, ma due, tre passi indietro. Perché rimette tutto in discussione dopo Lipsia, appunto. E poi perché impedisce alla Juventus di riavvicinarsi al primo posto del Napoli, scivolando addirittura al terzo dietro pure all'Inter e in compagnia di Lazio e Udinese.

La sosta per le nazionali, che ancora una volta si appresta a spezzare il campionato in due e a ridare fiato a chi in nazionale non ci andrà, permette di provare a fare un primo bilancio. Per quanto possibile, naturalmente. Proprio perché si torna alla considerazione di cui sopra su una squadra imprevedibile, a due facce.

Che Juve è stata fino a questo momento? Le risposte sono molteplici. Basate sui dati, sui risultati, sulle prestazioni. Ma anche sui singoli.

  • MENO PUNTI, MENO GOAL

    La squadra di Thiago Motta, intanto, non ha mai perso. Né in campionato, né in Champions League. E ha incassato il primo goal proprio contro il Cagliari, peraltro dal dischetto. Fin qui, rappresenterebbe uno scenario idilliaco. Che in realtà, evidentemente, non è tale.

    Se si va a guardare la classifica, che alla fine è il vero giudice supremo di ogni analisi di rendimento, si scopre che la Juve di Motta ha raccolto un numero inferiore di punti rispetto alla Juve di Allegri: nel 2023/2024 i bianconeri ne avevano 14 dopo sette giornate di campionato, ovvero uno in più rispetto a oggi. E avevano segnato 12 volte, due in più rispetto alla versione mottiana del 2024/2025.

    E allora, dove sta l'inghippo? Sta nel fatto che questa Juve pareggia troppo, intanto: già quattro volte in sette partite. Ovvero più della metà. E poi segna troppo poco in rapporto a quanto costruisce: vedi proprio la partita contro il Cagliari, in cui più volte ha sfiorato un raddoppio tagliagambe senza riuscire mai a trovarlo.

    Se gli 0-0 contro Roma e Napoli, per quanto statici nel gioco espresso, possono anche starci, l'altro 0-0 di Empoli e soprattutto l'1-1 contro il domenica non possono non essere inseriti nel cassetto delle occasioni gettate al vento. Specialmente per una squadra che vuol tornare a lottare per il titolo.

  • Pubblicità
  • ALTERNANZA DI EMOZIONI

    A colpire, soprattutto, è stata l'alternanza di emozioni a cui la Juve ha abituato in questo primo scorcio della stagione. A una vittoria roboante è seguita una mezza frenata. E viceversa. Il tutto quasi senza soluzione di continuità.

    Le due belle vittorie iniziali contro Como e Verona, convincenti e ampie nel risultato, non hanno trovato conferma immediata: i tre pareggi di fila senza reti di settembre ce li ricordiamo tutti. Di pura tattica contro Roma e Napoli, caratterizzati da più di un'opportunità non sfruttata al Castellani. Ma pur sempre mediocri, dal punto di vista del mero risultato.

    Quindi, ecco la riscossa. I tre goal al PSV all'esordio in Champions League, i tre al Genoa, i tre al Lipsia. Di nuovo su, verso l'infinito. Sembrava l'inizio di un percorso vincente. Ma, ancora una volta, il pari interno contro il Cagliari ha riportato tutti sulla terra.

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Vlahovic Juventus CagliariGetty Images

    MISTER DUSAN E DOTTOR VLAHOVIC

    Quale sia la vera Juventus, in fondo, lo scopriremo solo vivendo. O, se si preferisce, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, quando la stagione inizierà a vivere la sua prima fase calda. Ma va compreso anche quale sia il vero Dusan Vlahovic. E pure questo è un argomento di discussione discretamente importante.

    Mister Dusan ha lasciato il proprio marchio quattro volte tra il Genoa e il Lipsia. E col Cagliari si è ripetuto, anche se dagli undici metri. In generale, ha lasciato una netta sensazione di freschezza fisica e mentale, abbinata con un killer instinct finalmente ritrovato più di un mese dopo la doppietta del Bentegodi.

    Poi è arrivato Dottor Vlahovic. Che, in fondo, è il simbolo della Juve anche e soprattutto da questo punto di vista: se lui non segna, la squadra non segna. Domenica l'ha fatto, ma ha pure sbagliato: incredibile l'errore a due metri da Scuffet, un tap-in teoricamente facile che quasi certamente avrebbe chiuso i conti a doppia mandata. E dunque ecco che il Ferraris e la Red Bull Arena appartengono già ai ricordi.

  • BREMER E UN DATO CHE PREOCCUPA

    Le prime partite della nuova stagione hanno detto anche che Bremer è un imprescindibile della Juventus. E va bene, si sapeva già. Solo che la speranza nell'ambiente bianconero era che il gravissimo infortunio del brasiliano avesse un impatto minore sulle sorti difensive della squadra di Thiago Motta.

    I dati non dicono sempre tutto, ma al contempo sono eloquenti: se con Bremer la Juve ntus ha subìto un goal in otto partite tra campionato e Champions League, senza di lui si è già fatta bucare tre volte in meno di 180 minuti. Due reti ininfluenti a Lipsia, una pesantissima domenica: una mazzata che di colpo fa riaffiorare vecchi dubbi, uniti a tutti gli altri. Appuntamento a dopo la sosta. Quando, forse, si inizierà a capire quale sia la vera Juve.

  • Pubblicità
    Pubblicità
0