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Garcia gfxGetty/GOAL

Pressione post-Scudetto e scarso feeling: cosa non ha funzionato tra Garcia e il Napoli

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Il giorno dopo la decisione di esonerare Rudi Garcia, e in attesa che Igor Tudor ne prenda il posto in panchina, Napoli si interroga a testa bassa. Cerca di capire, prova ad analizzare i fatti.

Che cosa non ha funzionato tra il francese e la squadra campione d'Italia in carica? Tante, troppe cose, in effetti. E i risultati, ovvero il tremendo -10 dall'Inter capolista dopo appena 12 giornate, sono lì, sotto gli occhi di tutti. Impietosi a certificare quello che, senza esagerare, si può definire un fallimento.

ESONERO DI GARCIA E ARRIVO DI TUDOR A NAPOLI: TUTTI GLI AGGIORNAMENTI

  • LA PRESSIONE DEL POST-SCUDETTO

    Poco da fare: Garcia è arrivato a Napoli sotto lo sguardo indagatore, perplesso e prevenuto della gente. E non è mai riuscito a far cambiare idea ai detrattori a prescindere.

    Sarebbe stato difficile per chiunque sostituire Luciano Spalletti, il condottiero azzurro verso uno strepitoso Scudetto che da quelle parti mancava da 33 anni. Figuriamoci per un allenatore che, pur avendo portato il Lione in semifinale di Champions League, si era ritrovato a dover allenare nell'Arabia Saudita pre-invasione europea.

    A Napoli sognavano Luis Enrique. Era lui il nome più prestigioso per far dimenticare Spalletti. Ma lo spagnolo si è accasato al PSG, lasciando Aurelio De Laurentiis con un pugno di mosche in mano. La scelta di prendere Garcia ha stupito tutti, in negativo. E alla fine non ha pagato.

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  • Jens Cajuste NapoliGetty Images

    UN MERCATO NON ALL'ALTEZZA

    Se un anno fa l'ex direttore sportivo Cristiano Giuntoli aveva costruito il capolavoro, riuscendo a formare una rosa da Scudetto nonostante gli addii dei vari Koulibaly, Fabian Ruiz, Insigne, Ospina e Mertens, 12 mesi più tardi la situazione si è ribaltata.

    Kim Min-jae non è stato sostituito a dovere nonostante settimane e settimane di nomi, trattative, accostamenti. E lo stesso dicasi per Lozano, nonostante l'ottimo avvio di stagione di Politano: Lindstrom è ancora una sorta di oggetto misterioso. Per non parlare di Cajuste, il cui effettivo inserimento nel Napoli non si è ancora pienamente concretizzato.

    Il salto di qualità dopo lo Scudetto, insomma, non è avvenuto. Il Napoli non si è effettivamente rafforzato per gestire nuovamente il doppio impegno, irrobustendo la rosa con elementi che fin qui hanno dato poco.

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  • LO SCARSO FEELING COI CAMPIONI

    Due immagini, in questo senso, saltano alla mente: Khvicha Kvaratskhelia con lo sguardo torvo dopo essere stato sostituito contro il Genoa e Victor Osimhen arrabbiatissimo appena lasciato il campo a Bologna.

    "Devo mandare un messaggio ai giocatori: Elmas meritava di giocare titolare, Zerbin di entrare", giustificava la propria scelta Garcia dopo il pareggio di Genova, precisando poi: "No, non fraintendetemi: un messaggio a chi entra, non a chi esce".

    Osimhen, invece, non si capacitava di come Garcia non avesse deciso di puntare sul doppio centravanti per spostare gli equilibri al Dall'Ara: "Metti le due punte, metti le due punte".

    Ma dal mazzo spunta anche in plateale gesto di stizza di Matteo Politano, anche lui richiamato in anticipo in panchina durante la partita persa contro la Fiorentina. L'ennesimo episodio che non ha fatto altro che allargare la frattura tra allenatore e giocatori.

  • Khvicha Kvaratskhelia Genoa NapoliGetty Images

    SCELTE RIVEDIBILI A PARTITA IN CORSO

    Garcia ha sempre deciso di far di testa propria, anche a costo di andare incontro a critiche feroci. Ha ritardato la titolarità di Kvaratskhelia all'inizio del campionato, più volte ha sostituito il georgiano a partita in corso, ha fatto lo stesso con Osimhen e Politano. Episodi già menzionati.

    E che dire della sostituzione tra lo stesso Politano e Zanoli nel finale di Napoli-Milan? Gli azzurri avevano rimontato dallo 0-2 al 2-2 dopo un primo tempo da dimenticare e stavano accarezzando il sogno della rimonta completa, incoraggiati dalla precaria situazione difensiva di un avversario pieno zeppo di cerotti.

    E invece Garcia ha stupito tutti, inserendo in campo un terzino al posto di un esterno offensivo. Per non rischiare. Per evitare la beffa finale, più che per andare a caccia del colpaccio. "Sapevo già che Natan avrebbe preso il secondo giallo", si è giustificato l'ex romanista con una battuta. Che, però, è piaciuta a pochi.

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  • QUANTO PESA L'ASSENZA DI OSIMHEN

    Spezzando una lancia a favore di Garcia, non può passare in secondo piano l'infortunio di Victor Osimhen. Ovvero il capocannoniere dello scorso campionato, il centravanti puro più forte della Serie A, il simbolo offensivo sul quale il Napoli, naturalmente, riponeva e ripone le proprie speranze.

    Osimhen non c'è da un bel po', così come Rrahmani è rimasto lontano dal campo per qualche settimana, con Garcia ritrovatosi a dar fiducia all'ex coppia difensiva di riserva della scorsa stagione (Ostigard-Juan Jesus, in attesa di Natan). Senza il nigeriano, Raspadori ha risposto presente in attacco. Ma non è, e non può essere, la stessa cosa.

  • Rudi Garcia Napoli Serie AGetty

    PERDERE AIUTA A PERDERE

    E poi ci sono i risultati, negativi sin quasi dalle prime battute. A Frosinone, il primissimo scricchiolio: ciociari in vantaggio dopo pochi minuti. Ma in quel caso erano arrivati i nostri, ovvero Politano e Osimhen, e la situazione si era ribaltata.

    Alla terza giornata, il primo crollo: 2-1 Lazio al Maradona. Un tabù, quello delle partite casalinghe, che si è andato prolungando nel tempo tra campionato e Champions League. E che non ha fatto altro che aumentare la pressione su Garcia, fino allo scriteriato 0-1 di domenica contro l'Empoli. Dove il #GarciaOut ha cominciato a divenire effettivo.

    Se vincere aiuta a vincere, anche perdere aiuta a perdere. Una volta smarrita la strada, il Napoli ha faticato a ritrovarla. E Garcia si è ritrovato solo contro tutti. Perdendo, alla fine, anche la fiducia di quella società che pensava di poter replicare con lui i fasti dell'annata tricolore.

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