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Cagliari NapoliGetty Images

Perché il Napoli può puntare a vincere lo Scudetto: non solo Lukaku e Conte, i 5 fattori della rinascita

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Il Napoli è primo in classifica. Ed è un discreto evento: non accadeva da più di un anno, dalla seconda giornata dello scorso campionato, ma allora si trattava di primato in coabitazione dopo un 2-0 interno al Sassuolo, una delle non molte gioie di un'annata disgraziata.

Che il Napoli si trovasse in vetta da solo, invece, non accadeva dall'anno dello Scudetto. Ovvero dall'ultima giornata del magico 2022/2023, il torneo del dominio azzurro e del terzo tricolore regalato a una gente che non assaporava una gioia simile dai tempi di Diego Armando Maradona. E che ora, timidamente, è tornata a pronunciare la parolina magica.

Scudetto, sì. Nonostante la stagione sia ancora agli albori, nonostante il nuovo campionato abbia visto scorrere appena tre giornate e 270 minuti, se ne sta tornando a parlare. Merito del 4-0 di Cagliari, delle tre vittorie di fila (anche questo non accadeva dall'anno del titolo), di una ritrovata sensazione di potenza.

Il Napoli può davvero puntare a vincere lo Scudetto? Le impressioni, da questo punto di vista, sono già positive e portano a propendere per un convinto "sì". Così come non mancano le motivazioni a sostegno della tesi.

  • Kvaratskhelia Lukaku NapoliGetty Images

    IL FATTORE LUKAKU E CONTE

    C'è il condottiero e c'è il suo braccio armato. Antonio Conte e Romelu Lukaku hanno già vinto all'Inter e hanno tutta l'intenzione di riprovarci al Napoli. Senza promesse e senza voli pindarici, come più volte annunciato dall'allenatore, ma al contempo con una mentalità vincente necessaria per ripartire dalle ceneri di un'annata no.

    Conte&Lukaku, Lukaku&Conte. Appena ha messo piede a Napoli, il nuovo allenatore si è fatto promettere il pupillo e alla fine l'ha ottenuto, seppure con diverse settimane di ritardo sulla tabella di marcia. E il risultato è lì, sotto gli occhi di tutti: il belga ha esordito con la nuova maglia contro il Parma ed è subito andato a segno, ripetendosi a Cagliari e sfornando al contempo un paio di assist vincenti per Di Lorenzo e il nuovo gemello Kvaratskhelia.

    La differenza tra Lukaku e Osimhen è principalmente una: Big Rom è a Napoli perché vuole starci e perché ha deciso di starci. Senza bizze, senza pensieri al contratto, senza promesse regalate: solo col desiderio di imprimere una svolta a qualche annata - le ultime, quelle post primo biennio all'Inter - non troppo semplici.

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  • UN ENTUSIASMO RITROVATO

    17 agosto-16 settembre: dal sabato della grande depressione del Bentegodi è trascorso appena un mese. Eppure a Napoli l'atmosfera è cambiata diametralmente. Merito dei risultati, certo. Ma a volte può anche vero il contrario.

    Proprio Verona e quel clamoroso 0-3 del debutto contro l'Hellas ha rappresentato il punto di svolta dell'inizio di stagione del Napoli. In diversi sensi. Anche sul piano della mentalità, della testa, del portarsi a casa partite "sporche". Come fanno le squadre da Scudetto.

    "È una squadra che negli anni non amava tanto sporcarsi le mani - ha detto Conte dopo la vittoria di Cagliari - Dopo ciò che è accaduto la scorsa stagione, lo switch sta proprio qui. Siamo in crescita. Da quando ho denunciato alcune cose dopo Verona, hanno capito e stiamo lavorando. La sofferenza fa parte del processo".

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  • UN MERCATO ALL'ALTEZZA E UNA ROSA COMPLETA

    Il Napoli può sognare perché, diversamente da un anno fa, ha organizzato un mercato di tutto rispetto. Senza badare a spese, capendo di dover osare di più per riportarsi sui livelli di due anni fa.

    Se nell'estate del 2023 la scelta per il post Luciano Spalletti era ricaduta su Rudi Garcia, ripescato dall'Arabia Saudita e mai gradito dall'ambiente, Antonio Conte rappresenta ambizione e successo. Si riparte da lui, dall'ex juventino, l'uomo capace di dare il via al ciclo bianconero e poi di riportare l'Inter al successo dopo un decennio.

    La rosa è stata finalmente migliorata nei punti giusti. Con un anno di ritardo è arrivato l'erede del rimpianto Kim Min-jae: Buongiorno. McTominay rappresenta un dodicesimo titolare, Gilmour un'alternativa preziosa così come Spinazzola e Rafa Marin, quest'ultimo ancora in attesa dell'esordio. E David Neres si è presentato alla grande: tre presenze da subentrato, altrettanti assist.

    Tutta un'altra storia rispetto a un anno fa, quando a Napoli arrivavano scommesse (poi perse) come Cajuste e Natan e l'equivoco Lindstrom. Tutti se ne sono già andati: non è un caso.

  • Conte Di Lorenzo NapoliGetty Images

    DI LORENZO, ANGUISSA E MERET RINATI

    Chi in rosa ci è rimasto, poi, ha cambiato passo. Come capitan Di Lorenzo, protagonista di una lunga querelle estiva e apparentemente destinato a cambiare aria, senza dar seguito alla fine ai propri propositi di addio e facendo pace con la gente.

    Conte non ha mai negato la stima nei confronti del terzino. Ha fatto di tutto per convincerlo a rimanere e alla fine ci è riuscito. Le prime giornate hanno proposto un giocatore tirato a lucido dopo un'annata sotto la sufficienza e un Europeo altrettanto negativo, con tanto di doppio goal segnato.

    Si sta prendendo belle soddisfazioni anche Alex Meret, uno dei più contestati. Il portiere si è lasciato alle spalle la topica estiva contro il Girona, che aveva ridato fiato alle trombe dei contestatori: favoloso l'intervento salva-risultato nel finale di Napoli-Parma, sopra le righe la prestazione della Unipol Domus.

    Ma il simbolo della nuova aria che si sta respirando a Napoli è probabilmente Frank Anguissa. Un altro che in molti avrebbero voluto vedere altrove. Conte ha lavorato anche su di lui, gli ha riconsegnato la fiducia perduta e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: a Cagliari, dopo il colpo di testa da tre punti col Parma, si è rivisto uno degli eroi dello Scudetto.

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  • L'ASSENZA DALLE COPPE

    Last but not least, un altro fattore da non sottovalutare: il Napoli non gioca le coppe europee. Il che è evidentemente un disastro dal punto di vista dell'immagine, del prestigio e delle entrate in cassa, ma rappresenta un altro punto a favore per chi vuol provare a rimanere in alto in classifica per più tempo possibile.

    Gli esempi in questo senso non mancano: la Juventus 2011/2012 dello stesso Conte, ad esempio. Rinnovata nei punti giusti, rinforzata dai Pirlo, Vidal e Vucinic, ma al contempo favorita dalla possibilità di giocare una sola partita alla settimana. Oppure il Milan 1998/1999, preso in mano da Alberto Zaccheroni e reduce da due annate sciagurate. In entrambi i casi fu Scudetto al primo colpo.

    Per dire: in settimana l'Inter esordirà in Champions League sul campo del Manchester City, la Juventus se la vedrà col PSV dominatore dell'Eredivisie, il Milan accoglierà il sempre tremendo Liverpool. Il Napoli, invece, potrà preparare con calma il big match di sabato all'Allianz Stadium. Quello in cui darà davvero un primo assaggio delle proprie ambizioni ritrovate.

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