"Lì ho avuto l’esplosione vera e propria. L’ultimo anno a Firenze arrivò Gilardino e quindi mi venne detto di trovare un’alternativa. Io ero giovane e volevo ancora dimostrare chi ero e prendermi le mie responsabilità. Quando sentii le voci sulla Sampdoria, fui molto felice. Fu un’esperienza pazzesca, un’avventura molto intensa già dai primi mesi con la salvezza raggiunta; sempre quell’anno arrivammo in finale di Coppa Italia contro la Lazio, ma ai rigori perdemmo. Quella poteva essere la ciliegina sulla torta dopo mesi intensi in una stagione tosta. Anche l’annata successiva con il raggiungimento dei preliminari di Champions fu una cavalcata pazzesca. Giocare a Marassi partite di Champions era una cosa pazzesca, entusiasmo e grinta.
Marassi è quello stadio in grado di dare ai giocatori un qualcosa in più, i tifosi sono vicinissimi. Già dal riscaldamento si percepiva l'entusiasmo della gente che era in grado di darti carica e grinta.
Nei primi mesi, appena arrivai, in panchina c'era Mazzarri. Le sue idee erano un po’ in contrasto con la mia idea dell’attaccante moderno: io volevo spostarmi, salire e rientrare. Mazzarri invece voleva che stessi fermo in zona d’attacco e mi ripeteva sempre “tu non ti preoccupare, aspetta che il pallone ti arriva lì”. Io inizialmente feci fatica a capire questa cosa, però il tempo gli diede ragione e in quei quattro/cinque mesi feci 15 goal. Io dovevo rimanere concentrato sulla fase offensiva".