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Jankto CagliariGetty Images

Parla Jankto: "Il mio coming out? Ci sono altri calciatori gay, a loro dico di non aver paura"

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"Ciao, sono Jakub Jankto. Come tutti gli altri ho i miei punti di forza, ho i miei punti deboli, ho una famiglia, ho i miei amici. Ho un lavoro che svolgo al meglio da anni, con serietà, professionalità e passione.

Come tutti gli altri voglio anche vivere la mia vita in libertà. Senza paure. Senza pregiudizio. Senza violenza. Ma con amore. Sono omosessuale e non voglio più nascondermi".

Il 13 febbraio del 2023, Jakub Jankto annunciava al mondo intero la propria omosessualità. E oggi, più di un anno dopo, l'attuale giocatore del Cagliari ha parlato di quella decisione, e delle sue ripercussioni, in una lunga intervista al quotidiano francese France Football.

  • "SONO SEMPRE LO STESSO"

    "Se sono cambiato? No, sono sempre lo stesso, non è cambiato nulla, perché ho sempre tracciato una distinzione tra la mia vita personale e il lavoro, ovvero lo spogliatoio, il campo, lo stadio. Forse sarei cambiato se ci fossero state reazioni negative dalle tribune, ma non è stato così.

    Il coming out ha cambiato alcuni aspetti della mia vita, non mi nascondo più, esco quando voglio, penso di essere servito da esempio per molte persone, perché da allora è andato tutto molto bene. Ma non mi sento diverso, sono sempre il solito bravo ragazzo".

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  • LE PRIME VOCI

    "Non sapevo con chi parlarne nel mio ambiente professionale. Nel dicembre del 2022, durante la pausa invernale, sui social e sui giornali c'erano delle voci: "Jankto è gay?". Forse qualcuno mi aveva visto uscire con dei ragazzi.

    A un certo punto c'è stato anche uno scoop: “Un giocatore ceco prepara il coming out". Stava peggiorando di giorno in giorno, è stato un periodo un po' complicato. Per me è come se qualcuno dovesse giustificarsi di essere biondo".

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  • LE REAZIONI

    "Mi aspettavo che si sarebbe innescato qualcosa di grosso, perché era una novità, ma non pensavo che avrebbero sostenuto Real, Arsenal o Barça. Ho ricevuto addirittura centinaia di migliaia di messaggi! D'altra parte, ho notato che la cosa è stata accolta peggio in Africa e nel mondo arabo.

    Insulti negli stadi cechi? Ci sono state due partite in cui li ho sentiti, ma è stato in piccoli stadi, era più facile sentirli. Durante i novanta minuti i tifosi avversari fanno di tutto per farti giocare male. Inoltre consumano alcol, quindi pronunciano tutti i tipi di insulti, alcuni dei quali di natura omofobica. Per me resta nell'ambito del calcio, di una partita. Io mi sono concentrato sulla gara, come sempre".

  • IL CAGLIARI E ABODI

    "Ero ancora un po' scosso, non sapevo cosa sarebbe successo. Claudio Ranieri, che avevo già avuto alla Sampdoria e chi mi ha voluto al Cagliari, mi ha detto subito: “Se c'è il minimo problema, ti do una mano". Quando sono atterrato all'aeroporto, il primo giorno, mi hanno accolto molti tifosi: da lì mi sono calmato.

    Il calcio italiano? Il pubblico è più maturo di quanto pensiamo. Se mi incontri per strada, non pensi che io sia gay, e forse questa è una cosa che li aiuta a pensare che non siamo diversi dagli altri. Anche se per molte persone, un omosessuale è un ragazzo molto effeminato.

    Alla fine c'è stata una sola reazione negativa al mio rientro in Italia, ma veniva dalla persona più importante del calcio italiano, il ministro dello Sport Andrea Abodi che ha dichiarato: “Rispetto le scelte
    individuali, ma non mi piace l'ostentazione". Due settimane dopo è venuto a Cagliari per vedermi e chiarire, l'ho apprezzato".

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  • "ALTRI CALCIATORI GAY"

    "Si, ce ne sono. Non so quanti e, onestamente, non mi interessa. Tutto quello che posso dir loro è non avere paura perché, in definitiva, dopo non succede nulla.

    Se mi aspetto un effetto domino? No, non credo che accadrà, perché non penso che sia così necessario. Io ne avevo bisogno, mi ha aiutato. La cosa più importante è piuttosto il rispetto della vita degli omosessuali, andare senza nascondermi, baciare il mio fidanzato. Josh Cavallo, il giocatore australiano che ha fatto coming out due anni fa, si sposerà. Questo è ciò che deve essere normalizzato".

  • LE BATTUTE DEI COMPAGNI

    "Mi fanno battute innocenti, quando parliamo dopo aver mangiato, del tipo: “Allora, esci con questo ragazzo?”. Tutto è più aperto. Prima non avrei potuto, dovevo fare attenzione che qualcuno non buttasse un occhio al mio cellulare quando scrivevo.

    Ne parlo con Leonardo Pavoletti, il mio capitano. Vuole sapere come funziona, è normale, è il capitano, si prende cura dei suoi compagni. Per alcuni è una curiosità. Mi chiedono se sia nato così o se sia cambiato col tempo. Certo che sono nato così, sono nato gay!".

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