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Torino Napoli Serie A 07012024Getty Images

Tracollo a Torino e contestazione: il Napoli dello Scudetto non c'è più

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Torino-Napoli solca la deadline tra Scudetto e crisi: gli azzurri, in 8 mesi, si ritrovano ribaltati e contestati.

Dal 4 maggio 2023 al 7 gennaio 2024 gli scenari tricolore sono diventati scurissimi, con un nono posto ed un -20 dalla vetta al giro di boa che dopo la trionfale cavalcata nessuno poteva immaginare.

Errori sul mercato, caos tecnico-tattico, singoli con gambe e testa scariche: i fantasmi del 2019/2020, l'ultima peggior andata degli azzurri (24 punti) che portò alla staffetta Ancelotti-Gattuso, si sono materializzati e sanno di sentenza su un post-titolo gestito male.

  • TORINO DEADLINE TRICOLORE

    Il 3-0 incassato in casa del Toro scoperchia il vaso di pandora: i nei nascono in estate, con la scelta degli eredi di Spalletti e Giuntoli ed acquisti fin qui non all'altezza a condire un progetto ritenuto più solido di quanto in realtà fosse.

    Contro i granata i campioni d'Italia hanno toccato un fondosfiorato a più riprese, tra partite sbiadite e certezze sul campo costruite nel biennio spallettiano smontate dal nuovo corso. Ed ora, col Mazzarri-bis, definitivamente cancellate.

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  • Torino Napoli Serie A 07012024Getty Images

    LA CONTESTAZIONE DEI TIFOSI

    Assistere a quanto accaduto dopo il 3-0 di Buongiorno, col Settore Ospiti a manifestare tutta la propria rabbia per la caduta libera del Napoli, risulta una naturale conseguenza dell'involuzione mostrata tra campionato, Champions League (ottavi raggiunti a fatica) e Coppa Italia in un 2023/2024 ad oggi fallimentare.

    Il lancio di fumogeni sul prato verde, il 'messaggio' a De Laurentiis invocando gente con gli attributi, infine i cori rivolti alla squadra al triplice fischio, in silenzio ed impietrita davanti alla fetta di popolo azzurro presente all'Olimpico Grande Torino: malumori già percepiti durante Napoli-Monza e diventati concreti col tonfo nella tana dei granata, dove è esplosa la contestazione.

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  • CAOS TATTICO

    Dello Scudetto non è rimasto nulla: i dogmi portati da Rudi Garcia hanno 'contaminato' un giocattolo praticamente perfetto privato però di un pilastro come Kim, non sostituito adeguatamente: una scelta trasformatasi in un boomerang ed acuita con quanto proposto nel post-Spalletti a livello tattico e nella gestione degli uomini (paradossale ad esempio la modalità d'impiego di Raspadori e Simeone), che partita dopo partita ha dissolto un impianto masterclass.

    Il ritorno di Mazzarri, tra dubbi e stupore, non ha cambiato connotati al modulo degli azzurri: avanti col 4-3-3 per volere dei piani alti, mossa decisamente azzardata e non ripagata dai risultati.

    Col Monza si erano intravisti sprazzi del 3-4-2-1 tanto caro all'allenatore livornese, ad inizio ripresa col Toro divenuto l'arma per tentare la riscossa: dentro l'ultimo arrivato Mazzocchi al posto di un evanescente Zielinski, Di Lorenzo braccetto difensivo e Politano in tandem con Kvaratskhelia a sostegno di Raspadori.

    Idee però tranciate dal rosso diretto con cui l'ex Salernitana -in 4 minuti- ha visto l'esordio trasformarsi in un incubo, dando la spallata definitiva al Napoli verso il precipizio della crisi.

  • BIG SCARICHI

    I partenopei - tolto qualche sprazzo convincente - da agosto risultano irriconoscibili sia sul piano del gioco che nell'atteggiamento dei singoli. In particolare di chi dovrebbe garantire qualità e personalità, vedi le 'bizze' di Osimhen, la supponenza tecnica di Anguissa, i blackout di Rrahmani e persino di capitan Di Lorenzo, il calo psico-fisico di Zielinski, un Kvara a tratti molle e prevedibile o i passaggi a vuoto di Meret.

    I big non girano, il Napoli è basso, fragile, lungo tra i reparti, spento, pressa male ed ora, anzichè fare la voce grossa, spesso subisce le trame altrui: tra ko e contestazione, della favola tricolore non rimane più niente.

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