Pubblicità
Pubblicità
Napoli MilanGetty Images

Napoli come il Milan 1996/97 e la Juventus 1998/99: quando i campioni d'Italia crollano

Pubblicità

Gli ingredienti ci sono praticamente tutti: un avvio di campionato pessimo, sconfitte e partite storte come se piovesse, un cambio in panchina, la squadra in ritiro per provare a rimettere insieme i cocci. E una classifica che, per il Napoli, è già terribile: 28 punti in 19 giornate, frutto di 8 vittorie, 4 pareggi e ben 7 ko.

Non è un rendimento da campioni d'Italia in carica, evidentemente. Non è nemmeno un rendimento da squadra che vuole lottare per i primissimi posti. Certo, il pass per la prossima Champions League è ancora possibile: le lunghezze di distacco dalla quarta posizione della Fiorentina sono "appena" 5. Intanto, però, la squadra allenata da Rudi Garcia prima e da Walter Mazzarri poi ha stabilito un record negativo mica male.

Mai, nella storia della Serie A con i tre punti per vittoria (dunque dal 1994/95 in poi), una formazione campione d'Italia in carica si era ritrovata con un simile distacco dal primo posto alla fine del girone d'andata, né con il campionato a 20 squadre né a 18. -20 punti, per la precisione. Se il Napoli ne ha racimolati 28, l'Inter capolista ne ha messi assieme la bellezza di 48. Un altro mondo.

Sinistri presagi che riportano alla mente altre campagne disastrose di armate che, fino a pochi mesi prima, parevano e si sentivano invincibili. Dalle stelle alle stalle, dal tutto al nulla (o quasi) in un amen. Sta accadendo al Napoli, è già accaduto pure al Milan, alla Juventus, all'Inter.

  • George Weah MilanGetty Images

    IL MILAN DEL 1996/97

    Uno dei casi più eclatanti è legato al Milan che, nell'estate del 1996, saluta Fabio Capello per affidarsi a Oscar Washington Tabarez. Baresi è ancora al proprio posto, Baggio pure, dal mercato arrivano Christophe Dugarry ed Egdar Davids. C'è anche George Weah, che alla prima giornata contro il Verona realizza una delle reti più iconiche dell'intera storia della A, partendo dalla propria metà campo e saltando tutti prima di andare a segno.

    Resterà un fuoco di paglia. Perché in quella stagione, semplicemente, non funziona quasi nulla. Se il primo campanello d'allarme era stato l'1-2 contro la Fiorentina nella Supercoppa Italiana giocata in estate, il ribaltone si compie all'undicesima giornata: Pasquale Luiso, il 'Toro di Sora' del "crossatemi una lavatrice e colpirò di testa anche quella", manda in paradiso in rovesciata il Piacenza e per Tabarez è già la fine. Anche perché in quel momento il Milan è più vicino alla zona retrocessione (5 punti) che al primo posto della Juventus (7).

    Esonero inevitabile, in panchina torna Arrigo Sacchi. Che inizia come peggio non potrebbe: eliminazione dai gironi di Champions League per mano del Rosenborg. Un'onta che, se non altro, il Napoli rudimazzarriano è riuscito a evitare. Il problema è che il prosieguo del cammino è disastroso. E un paio di guizzi di fila all'esordio dell'Arrighe, contro Udinese e Reggiana, non bastano a raddrizzare la situazione.

    Al giro di boa, il Milan si ritrova attardato di 8 punti dalla Juve. Non un'enormità, mica sono 20. Ma il girone di ritorno si rivelerà un altro disastro, con la rosa sempre più in disarmo: il simbolo è l'indimenticabile 6-1 con cui i Lippi boys espugnano San Siro. I rossoneri chiuderanno a quota 43, a -22 dai bianconeri campioni d'Italia. E a +6 da Cagliari e Piacenza, terzultime in compagnia del Perugia e poi l'una di fronte all'altra nello spareggio salvezza di Napoli.

  • Pubblicità
  • Thierry Henry JuventusGetty Images

    LA JUVENTUS DEL 1998/99

    Un'altra fine di un ciclo vincente. Era cominciato nel 1994, l'estate dell'arrivo di Marcello Lippi a Torino. E proprio con l'addio a campionato in corso del toscano, la Juventus vive la stagione più dura e complicata della fine degli anni 90.

    Diversamente da Luciano Spalletti a Napoli, Lippi è rimasto dopo aver conquistato lo Scudetto. Ma ha già annunciato con un anno d'anticipo che alla fine di quel campionato se ne andrà: il suo destino sarà l'Inter, lo sanno anche i muri. Come se non bastasse, Alex Del Piero si rompe il crociato a Udine dopo poche giornate e saluta tutti con tre quarti di torneo ancora da giocare. Sono le due situazioni clou, i due pilastri negativi del mezzo disastro che la Signora combina quell'anno.

    Il girone d'andata rimarrà celebre perché ad arrivare davanti a tutti è la Fiorentina del Trap, di Batistuta e di Edmundo. La Juve, invece, non c'è: 6 vittorie, 6 pareggi, 7 sconfitte. E -11 dai viola, che al Franchi il 13 dicembre si impongono per 1-0. Esnaider e il "terzino" Henry non bastano, e a un certo punto Lippi saluta dopo un 2-4 col Parma: "Se il problema sono io, ho deciso di dare le dimissioni".

    Arriva Carlo Ancelotti, che prova a ricostruire mentalmente e tecnicamente una squadra già in vacanza con mesi d'anticipo. Quella Juve terminerà settima, con 16 punti in meno rispetto al Milan campione. E perderà pure lo spareggio contro l'Udinese per andare in Intertoto, rimanendo inopinatamente fuori dall'Europa.

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Stankovic InterGetty Images

    L'ESEMPIO? LE RIMONTE DI INTER E JUVE

    E poi c'è pure qualche esempio positivo. Esempio di rimonte, esempio di rinascite. Certo, immaginare che il disastrato Napoli di Garcia prima e Mazzarri poi possa ricostruirsi a tal punto da tornare a lottare per lo Scudetto è dura. Però c'è chi è riuscito a trasformare un inizio di stagione da dimenticare in un percorso soddisfacente, se non vincente.

    L'Inter del 2010/11, per dire, è il classico esempio di tempesta dopo il sole. I giocatori sono gli stessi del Triplete, ma José Mourinho non c'è più e la squadra non lega con Rafa Benitez, che pure ha vinto un Mondiale per Club. Arriva Leonardo, matrimonio strano, ma per ripartire ci vuole un po'. A un certo punto la classifica diventa deprimente: al termine del girone d'andata i nerazzurri hanno 11 punti di ritardo dal Milan di Max Allegri, avviato verso il titolo.

    Ma il girone di ritorno diventa positivo: l'Inter ingrana, risale posizioni, chiude al secondo posto. E solo uno 0-3 nel derby le impedisce di sognare concretamente un altro Scudetto. In ogni caso, è secondo posto finale. A un certo punto lo avrebbero immaginato in pochi.

    Ancor più emblematico è il cammino della Juventus 2015/16, quella post Berlino. Via Tevez, Pirlo e Vidal, dentro Mandzukic, Morata, Cuadrado e Khedira. I bianconeri perdono contro Udinese e Roma, alla terza giornata si salvano tra i fischi contro il Chievo (1-1). Dopo uno 0-1 al Mapei Stadium contro il Sassuolo, Gigi Buffon sbotta: "A 38 anni non ho voglia di fare queste figure da pellegrini". Dopo 10 giornate, la Juve ha 12 punti in classifica e la Roma capolista 23.

    Poi, di punto in bianco, riecco i campioni. Una vittoria, due vittorie, tre vittorie. Madama arriva a infilare 25 successi in 26 partite di campionato. Rimonta tutti, si prende di prepotenza il primo posto. E se lo tiene stretto, sfruttando anche il contemporaneo calo del Napoli: alla fine è Scudetto, di nuovo.

  • Pogba JuventusGetty Images

    IL CASO DEL MILAN 2022/2023

    Per chiudere: sapete qual è il secondo maggior distacco dalla vetta, dopo quello attuale del Napoli, di una squadra reduce dallo Scudetto alla conclusione del girone d'andata? Quello del Milan sullo stesso Napoli di un anno fa, campionato 2022/23.

    Solo che si trattava di una situazione diversissima da quella odierna. Gli azzurri dominavano il torneo, i rossoneri seguivano al secondo posto. Con 12 lunghezze di ritardo, appunto. Ma pur sempre al secondo posto. Posizione che non sarebbero riusciti a mantenere fino in fondo, chiudendo comunque quarti grazie alla penalizzazione della Juventus e ottenendo la qualificazione in Champions League. Una missione che il Napoli, di questo passo, rischia di fallire.

  • Pubblicità
    Pubblicità
0