“Non è che abbia paura dei lavori con club non “abituati a vincere”. Quando alcuni allenatori hanno raggiunto un certo livello, forse dicono: “Lavorerò solo per vincere”. Il mio obiettivo è cercare di rendere i club “abituati a vincere”, o raggiungere degli obiettivi”.
La descrizione del lavoro dei miei sogni – perché una cosa è un titolo professionale e un’altra cosa è la descrizione del lavoro – è ‘capo allenatore’. Questo è il mio sogno. Essere l'allenatore. Essere colui che che lavora con la squadra, concentrarmi sullo sviluppo dei giocatori, sulla preparazione delle partite.
Sfortunatamente, ci sono state delle situazioni in cui dovevo essere molto più di questo. Quando sei molto di più non sei un allenatore bravo come potresti essere. Il club ti mette in una posizione in cui non vuoi essere.
Pensi che dopo la finale di Europa League che abbiamo perso, nelle circostanze in cui abbiamo perso, fossi felice con tutta l'emozione che ho provato? Credi che fossi felice di essere il volto del club, di andare in conferenza stampa per parlare di quello che era successo? No, odiavo andarci.
Datemi una struttura professionale in cui io sia solo l'allenatore, perché questo è ciò in cui sono bravo. La gente dice che sono bravo a comunicare. Ma molte, molte volte dici le cose sbagliate. Soprattutto quando comunichi tre o quattro volte a settimana. La struttura di un club mi spinge nella direzione sbagliata”.