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MLSGetty

MLS, il campionato senza promozioni né retrocessioni: in che modo si allarga

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Immaginate una lega chiusa, in cui sono i capi della competizione a decidere i partecipanti. Immaginate che l'ammissione al torneo non derivi dal merito sportivo, ma da una tassa iniziale recante otto zeri da pagare alla cassa più vicina. Massimizzazione dei profitti e valore futuro.

Perché far nuotare delle sardine in un mare di pescecani? Nah, verrebbero mangiati. E se poi in qualche modo i Re del mare vengono feriti? No, meglio di no.

L'indignazione nelle strade di Londra e Liverpool dopo l'annuncio della Superlega era stata talmente forte che i club britannici erano stati i primi a tirarsi indietro dal progetto di un torneo parallelo alle competizioni UEFA. Del resto i tifosi dei club inglesi avevano già il proprio campionato ricco oltre ogni limite, con quel democratico appunto, però, delle possibili promozioni.

Una squadra proveniente da un centro dell'Oxfordshire di 1.000 abitanti o una nata in un paesino da 500 anime nelle West Midlands a quale gradino della scala delle difficoltà ha la possibilità di giocare in Premier League. Forse un 9 su 10? Ma la timida possibilità di essere la squadra pollicino c'è.

Qui, però, non parliamo né della Superlega né della Premier League. Parliamo della cultura americana dei tornei a scatola chiusa, in cui il sistema delle promozioni non è previsto. E in questo caso particolare, della Major League Soccer, il massimo campionato calcistico di Stati Uniti e Canada.

  • ULTIMO POSTO? SI RIPARTE

    Per quasi ogni tifoso del pianeta, pensare ad un campionato che non permette a piccole squadre di avere la propria chance di lottare al massimo livello è qualcosa di inconcepibile. Ma ehi, negli Stati Uniti funziona così baby. MLB, NFL, NBA, NHL. Tu sì, tu no, tu sì, tu no.

    Per un tifoso statunitense, d'altra parte, il sistema delle retrocessioni e delle promozioni appare strano. Non peggiore, non migliore. Qualcosa a cui hanno a che fare solamente seguendo i grandi campionati esteri. Curiosi, con la propria opinione a supportare il proprio paese o a inveire contro.

    Un sistema eterno che protegge le squadre al suo interno, la potenza economica che non vacilla. Quella che viene salvata nonostante l'ultimo posto. Siamo tutti vincitori così, no? Più o meno.

    Più che un discorso di retrocessioni, è uno di promozioni. Perché nel calcio statunitense, così come nel basket, nell'hockey o nel football, puoi anche aver vinto 40 partite su 40 segnando 100 reti, ma senza i criteri necessari per entrare nel sistema chiuso, quello che si apre timidamente non per pietà, ma per continuare ad incassare, rimarrai sempre in un altro sistema, inferiore, considerato pari a zero.

    Ed è la MLS a decidere quando allagare il proprio corpo. Il motivo? Tutte le squadre sono di proprietà della lega, date in gestione ai diversi investitori. Per questo, come già capitato, può essere deciso lo spostamento di una squadra da una città, anche dall'altra parte del paese. Dietro considerazioni di mercato.

    La tua squadra va male, finendo all'ultimo posto? Sarà ai nastri di partenza anche in quella successiva, alla ricerca del riscatto. Ma il riscatto potrebbe avvenire anche con la possibile nuova promozione, no? No.

    Perché la stabilità economica della lega viene prima di tutto, ma soprattutto il suo appeal. La vetrina. Prima dell'era dell'apparire, le leghe sportive americane: che figuraccia se i campioni tanto osannati finiscono nella seconda serie. Chi vorrà ancora puntarci, pensano. E gli sponsor, i contratti? Rimodulare tutto? Troppo dura.

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  • Mls CupGetty

    ALLARGARE LA MLS

    Più i tifosi rendono popolare il calcio, più le grandi figure della MLS cercano di allargare il campionato. Una questione di profitto duro e puro, business per avere una stabilità intoccabile piuttosto che gli applausi di una comunità internazionale a cui puoi toccare tutto, ma non il sistema della meritrocrazia sportiva.

    Certo, in campo il pallone è sempre il padrone. Chi gioca meglio, chi ha i migliori giocatori, chi riesce a portare a sé la fortuna, merita il successo. Questo è ancora alla base dello sport. Ma prima bisogna arrivarci a quello sport. E per farlo non si deve meritare in campo, ma avere per le mani una serie di requisiti.

    La MLS non è diversa dagli altri grandi tornei sportivi degli States. Show addobbato, lustrini, hot-dog. Chiariamo. Si tratta di una questione soggettiva, culturale. Il sistema della Major League Soccer, senza promozioni o retrocessioni, piace a milioni di persone.

    A loro poco importa del campionato chiuso. Ama tutto ciò che c'è attorno: la squadra preferita, le coreografie, persino quella telecamera che 'costringe' due persone a baciarsi in diretta.

    Le leghe americane di baseball, football, basket e hockey sono le più ricche del pianeta: in mezzo a loro c'è la calcistica Premier League inglese. Dominano la classifica: hanno trovato il modo per tenere viva la scintilla del dollaro sonante. Perché per aumentare il numero delle squadre nel campionato di MLS, ad esempio, è quello che ciò che conta in larga parte: la questione economica.

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  • LA TASSA D'INGRESSO

    Partiamo subito dalla parte più estranea al calcio europeo. Se nel Vecchio Continente una società che fattura 8 milioni può tranquillamente sedersi al tavolo di chi dichiara venti volte tanto, nella MLS questa possibilità non esiste. Una proprietà 'povera' - tra milel virgolette - non potrebbe esistere.

    Il motivo è semplice: per entrare nella MLS, la proprietà che ha soddisfatto tutti i requisiti (di cui parleremo più avanti) deve pagare una tassa d'ingresso. Sempre più alta. Molto più alta.

    Basti pensare ai 10 milioni del Toronto nel 2007 e agli oltre 200 del Saint Louis nel 2023. L'ultima arrivata. La media si era attestata attorno ai 150, ma il continuo e crescente interesse per il calcio ha fatto lievitare il biglietto d'ingresso. Non proprio quello d'oro per accedere alla Fabbrica di Willy Wonka, ma più un ticket con cui entrare al banchetto riservato in cui le portate sono ricercate, ma non per tutti.

    Per poter pagare tale tassa d'ingresso, è naturale che una proprietà possieda dunque una solida disponibilità finanziaria. La crisi del Covid, che ha portato il campionato a perdere un miliardo di dollari secondo il commissioner (il boss del campionato) Don Garber, ha fatto tremare l'intero campionato. Senza una fortuna monetaria alle spalle delle società partecipanti alla MLS, il sistema avrebbe potuto collassare.

    La MLS ha resistito all'impatto grazie alla solida ricchezza delle squadre partecipanti: un requisito fondamentale quando viene lanciata nell'aria di Canada o Stati Uniti la possibilità di avere nuove squadre.

  • STADI CALCISTICI

    Le squadre che partecipano alla MLS devono poter sostenere tutto il circo. Gli stipendi, le trasferte e naturalmente lo stadio: area circostante, manutenzione dell'impianto e del terreno di gioco, eventuali migliore all'impianto.

    E a proposito di impianto, quando la MLS valuta eventuali nuove squadre, è essenziale il punto sulla casa. Perché, ci ripetiamo, l'apparire è la cosa essenziale. E se devi vendere un prodotto a nord-americani prima e appassionati di tutto il mondo poi, le strutture devono essere da mille carati.

    Stadi moderni per attrarre i tifosi e far sì che ogni partita sia sempre al completo. Posti vuoti? Con degli impianti moderni il fatto non sussiste. Per questo se la MLS passa negli anni da 10 a 20 e poi alle 29 attuali squadre in gioco, un punto essenziale è quello degli impianti.

    Alcune squadre delle lega non possiedono uno stadio esclusivamente adibito al calcio, ma tale caratteristica è il non plus ultra per l'ammissione di nuove franchigie. Del resto condividere il terreno di gioco con indossatori di guanti o caschi porta una serie di problematiche: dai calendari più fitti al logorio del terreno.

    Una caratteristica preferibile (così da controllare in esclusiva i flussi di entrate dai parcheggi, ad esempio), ma non netta: diverse compagini della MLS condividono l'impianto con altre società sportive.

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  • NYCFC Yankee Stadium MLS 03152015Elsa

    GRANDE É MEGLIO

    Con l'ingresso di Saint Louis per la MLS 2023, le squadre partecipanti sono 29. Nel campionato statunitense non troverete club che provengono da piccoli paesi, ma rappresentanti delle più grandi città americane.

    Per poter partecipare alla MLS, infatti, è necessario provenire da una grande area metropolitana. In questo modo l'eventuale scarso interesse non sarà una possibilità: con una base di tifosi, la richiesta sarà sempre alta. Nella speranza, tramutata in verità, che la domanda superi sempre l'offerta.

    Se l'appartenere ad una grande area metropolitana è il primo punto relativo alla provenienza, il secondo è quello dell'analisi della stessa. Una città da milioni di persone non è automaticamente in cima alle preferenze della MLS, ma deve poter, eventualmente, anche poter garantire la partecipazione esclusiva, o quasi, allo sport del calcio.

    Il campionato, infatti, valuta maggiormente possibilità cittadine in cui la MLB, la NHL, la NFL e la NBA non ha un nome così pressante da schiacciare ogni altra realtà. Non si tratta di un no a prescindere, considerando l'ovvietà della possibilità di passioni diverse da parte di persone diverse in metropoli e grandi capitali.

    Ci sono casi e casi. New York, la Grande Mela, non è certo stata tagliata fuori dalla MLS e anzi, ha al suo interno due squadre, il City e i Red Bulls, nonostante i Knicks e i Mets (basket), gli Yankees (baseball), i Rangers (hockey) o i Giants (football), solo per citare le società più famose. Ma N.Y è N.Y.

    Anche Los Angeles, seconda città più popolosa del paese, segue la stessa logica, mentre né Phoenix, né San Francisco, San Diego o San Antonio possiedono la propria franchigia.

  • DA 29 A 30 CLUB

    Con l'arrivo di Saint Louis nel 2023, la MLS è come detto composta da 29 squadre. Dopo il ticket d'ingresso da 200 milioni di dollari, presto quello da oltre 300. La macchina per la scelta del 30esimo team è stata già messa in atto. Il calcio del resto continua la sua inesorabile ascesa, specialmente grazie alle nuove generazioni.

    La favorita per il posto numero 30 dovrebbe essere Las Vegas, secondo le indiscrezioni delle ultime settimane. La Città del peccato non ha del resto uno storico grande team nelle maggiori leghe sportive: i Golden Knights (hockey) sono nati solamente nel 2017, mentre i Raiders (football) sono stati appena trasferiti dopo aver giocato a Oakland e Los Angeles.

    In piedi anche San Diego, per cui i Padres (baseball) sono una risorsa che non oscura il resto dello sport cittadino. Soprattutto dopo lo spostamento dei Chargers (football) e dei Clippers (basket) a Los Angeles.

    Per la modica cifra di 300 milioni di dollari, c'è un posto disponibile. Non sarà meritocrazia o promozione ottenuta sul campo, ma funziona così. That's it.

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