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Beppe MarottaGetty Images

Marotta risponde alle accuse: "Se ho bloccato Paratici al Milan? Altra leggenda: se ci andasse avrei ulteriori stimoli, sarei più incazzato"

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Il derby tra Milan e Inter prosegue anche lontano dai campi.

Mentre le due squadre restano in attesa di disputare la semifinale di ritorno di Coppa Italia, dopo l'1-1 del 2 aprile scorso, la sfida continua a distanza davanti ai microfoni.

In questo caso è Beppe Marotta che, in risposta alle accuse secondo cui aveva interferito sulla trattativa tra i rossoneri e Fabio Paratici, sul palco de 'Il Foglio a San Siro' ha dichiarato: "È una leggenda tutta milanese. Se Paratici va al Milan, sono solo contento. Mi darebbe ulteriori stimoli, sarei ancora più incazzato".

Il dirigente nerazzurro ha però trattato anche altri temi, come quelli riguardanti gli obiettivi stagionali dell'Inter e la necessità di tornare con una Serie A a 18 squadre: tutte le principali dichiarazioni di Marotta.

  • SUL NO DI PARATICI AL MILAN

    "Si dice che sia intervenuto e che io abbia suggerito al Milan di non prendere Paratici? È una leggenda metropolitana tutta milanese. Come è possibile immaginare che io abbia potuto condizionare,  il proprietario, il presidente e un amministratore delegato del Milan, tutte persone che hanno competenze e che non aspettano di sicuro i miei suggerimenti. Anche volendo, cosa avrei potuto fare? A me, personalmente, se Paratici venisse a fare il ds del Milan sarei più contento: avrei nuovi stimoli e sarei anche più incazzato (ride ndr.)".

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  • "CHI DICE CHE FALLIAMO PROVA INVIDIA"

    "Qualcuno dice che falliamo? Fallire addirittura... è una parolaccia che proprio non esiste. Su di noi ne dicono tante. Con un pizzico di ironia fa parte di quel concetto della cultura dell’invidia. Chi vince generalmente si porta dietro questo concetto sbagliato. Noi non abbiamo mai rischiato il fallimento, siamo una società che ha un’esposizione finanziaria, controlliamo i conti con estrema precisione. Non abbiamo debiti verso fornitori o banche, altrimenti non avremmo potuto essere iscritti. Ci sono licenze che impongono il rispetto di certi parametri finanziari ed economici. Non abbiamo pendenze, paghiamo il debito verso l’erario, c’è questo luogo comune di confondere le difficoltà sopra la nostra testa rispetto alla gestione del club”.

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  • "VORREI UNA SERIE A CON 18 SQUADRE"

    "Giocare il Mondiale per Club per noi è motivo di grande orgoglio. È però un’esperienza nuova, che si incastra tra due stagioni, e ci sarà l’inesperienza di tutti nel gestire l’inizio e la fine, considerando che poi il 23/24 agosto inizierà il campionato. Tutto questo in un contesto in cui si rischia di esasperare la pressione agonistica delle partite, con grandi difficoltà. Ci sono tanti soggetti, leghe, Uefa, Fifa e dobbiamo armonizzare meglio il calendario. Io sono per portare il numero di squadre a 18 da sempre. Il mio punto di vista è questo, poi magari visto dal punto di vista di squadre meno blasonate vogliono tenere questo format. Io però dico sempre che se le grandi squadre vanno bene, va bene tutto il movimento. Se le grandi squadre hanno introiti li reinvestono nel sistema. Per avere lo zoccolo duro di Italiani devi avere i soldi per comprarli..."

  • "CONTENTI DI ESSERE ANCORA IN CORSA SU TUTTI I FRONTI"

    "Se puntiamo al poker? Noi siamo contenti di essere presenti al momento giusto nelle varie competizioni, questo volevamo raggiungere e l’abbiamo fatto. Poi abbiamo l’obbligo di provarci, ma ci tengo a dirlo: abbiamo vinto l'andata dei quarti, ma non abbiamo ancora vinto nulla. Tutti i risultati possono essere stravolti, servirà la stessa determinazione di Monaco. Abbiamo vinto con merito e con la consapevolezza di voler vincere. Adesso abbiamo il ritorno, si invertono le parti: favoriti siamo noi e loro sfavoriti, sta a noi avere la mentalità giusta. Però allo stesso tempo non possiamo dimenticare che sabato abbiamo un appuntamento importante, il Cagliari: nello sport capita che, se non sei collegato tra cervello e gambe, rischi di non essere all’altezza. Sulla carta è facile, sul campo le difficoltà sono tante, e quello che vogliamo inculcare ai giocatori è di andare in campo con il Cagliari come a Monaco”.

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