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Claudio Marchisio 2023Getty Images

Marchisio amarcord: "Con la Juve si è chiusa in tempi sbagliati, Del Piero idolo, Conte il miglior allenatore avuto"

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Una vita alla Juve non si cancella. Lo sa bene Claudio Marchisio, che in una lunga intervista a 'Radio Serie A con RDS' riavvolge il nastro agli anni in bianconero.

Un passato fatto di gioie, dolori, aneddoti e personaggi verso i quali il 'Principino' del calcio italiano mostra ancora ammirazione e gratitudine, come Antonio Conte e Alessandro Del Piero.

Un vero e proprio tuffo tra i ricordi con una punta di recente passato e presente, resa inevitabile dalla scomparsa di Davide Astori e dal caso Maignan.

  • "DEL PIERO IDOLO, 'PRINCIPINO' PERCHÉ..."

    "È stata una vita intensa alla Juventus, tanti successi e tante sconfitte. La società è stata fondamentale nel farmi capire come si lavora tutti insieme verso un unico obiettivo, è una cosa che i dirigenti e gli allenatori già dal settore giovanile ti inculcano".

    "Il mio idolo era Del Piero e io entro alla Juventus l’anno in cui lui arrivò dal Padova. In quel periodo giocavo nel suo stesso ruolo per poi spostarmi dietro. È stata una fortuna poter giocare con lui, averlo come compagno. Il mio primo gol è arrivato su un suo assist e mi ricordo benissimo quella giornata".

    "A 18-19 anni diventai il “principino” perché al campo ci andavo vestito elegante e Balzaretti mi diede questo soprannome, non me lo sono più tolto".

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  • LE NOTTI PASSATE NEL PARCHEGGIO

    "È vero, è capitato qualche volta di dormire nel parcheggio del centro sportivo, ma succedeva solo quando le sere prima c’erano le feste universitarie e quindi non avrei fatto a tempo ad andare a casa e a tornare in tempo per l’allenamento; a una di quelle conobbi mia moglie. Del Piero quando mi vide nel parcheggio si complimentò per il fatto che fossi già lì e non gli dissi mia la verità".

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  • "CONTE IL MIGLIOR ALLENATORE AVUTO"

    "Il mio inizio è stato un po’ tra salite e discese con gare fatte tra la prima squadra e la Primavera. Quando arriva l’opportunità bisogna essere pronti a coglierla e quando mi mandarono in prestito all’Empoli dopo un primo momento di sconforto capii che dovevo ripartire con una carica pazzesca. Con l’arrivo di Antonio Conte è iniziato a crearsi davvero quello che è il gruppo".

    "Il terremoto non è stato l’arrivo di Conte, ma il suo lavoro. Partiamo per Bardonecchia, e al ritrovo a Vinovo il Mister ci fece capire quanto fosse importante ricordarsi di come si vince. Ogni giorno si metteva un mattoncino nello zaino che non ti dava un peso in più, ma uno strumento in più per costruire la propria corazza".

    "Lui ha una caparbietà pazzesca; sicuramente l’esperienza in Inghilterra l’ha cambiato, ha una capacità di dimostrare che crede in tutto quello che fa. Lo ritengo il miglior allenatore che ho avuto perchè mi ha fatto crescere davvero".

  • SU ALLEGRI

    "Anche Allegri mi ha insegnato tanto. Vedeva in me la capacità di potermi muovermi in autonomia senza avere sue indicazioni; secondo lui ero in grado in totale assenza di suo controllo di gestirmi e di impostare il gioco".

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  • "I MONDIALI A 23 ANNI 'GRAZIE' A CALCIOPOLI"

    "Calciopoli mi ha dato la possibilità di intraprendere una strada diversa e più veloce per arrivare in nazionale e poter giocare un mondiale (Sudafrica 2010, ndr) a 23 anni, però poi serve dimostrare sul campo quello che si fa e le capacità che si hanno".

  • L'ANNO IN SERIE B CON LA JUVE

    "L’affetto della gente non è mai mancato, ci hanno fatto vivere un anno pazzesco e lo ricordo per l’euforia e l’affetto con cui i tifosi ci seguivano. È stato un campionato di alto livello con Napoli, Cesena, Genoa... E' stato anche per noi un anno importante e sereno".

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  • LA FINE CON LA JUVENTUS

    "Si è chiusa con i tempi sbagliati, ma ora mai è il passato. Voglio riconoscere alla Juventus che mi ha dato modo di poter scrivere insieme una parte importante di storia del calcio; io so di aver dato tutto".

  • LE CHAMPIONS SFUMATE

    "Ci siamo andati vicino per due volte, è un rammarico enorme però possiamo dire che abbiamo trovato un Real Madrid e un Barcellona fenomenali; non è un pretesto, ma è stato un dato di fatto".

    "Quando arrivi a quel livello e giochi queste finali, le ferite rimangono, semplicemente impari ad accettarle e a convinverci, ma non ti toglierai mai il pensiero".

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  • LA PARENTESI ALLO ZENIT

    "È stata una delle prime squadre ad interessarsi a me. Penso sempre che quella Russia ad oggi non c‘è più. Io lì ho scoperto un paese che mi è piaciuto molto, un po‘ come noi piemontesi, chiusi all’inizio ma con la capacità di aprirsi poi".

  • IL RICORDO DI ASTORI

    "Eravamo in campo e stavamo finendo alcune esercitazioni dopo l’allenamento, Allegri era già uscito dal campo ma ci ritornò subito per darci questa terribile notizia. All’inizio non riuscivo a crederci e da sportivo non mi capacitavo di questa cosa, fino a capire che per quanto siamo sportivi, siamo in realtà comunque fragili".

    "Abbiamo fatto un percorso insieme tra le nazionali, in campo insieme da compagni o da avversari. Ha lasciato un vuoto incredibile, lui era Davide prima che Davide Astori, l’uomo prima del calciatore e tutti quelli che l’hanno conosciuto la pensano così".

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  • CASO MAIGNAN E RAZZISMO

    "Non si è tornati a parlare di razzismo, perché c’è sempre stato. Ci sono partite in cui riflettori si accendono di più su alcuni calciatori; questo è un problema culturale che si verifica anche in Francia, Spagna, Inghilterra...".

    "Non devono accadere queste cose, soprattutto a livello giovanile dove avvengono le stesse cose. Il ruolo educativo dei genitori è fondamentale nell’influenzare positivamente i giovani. Dobbiamo essere noi i primi a ragionare in modo diverso e a trasmettere valori importanti alle generazioni future".

    "Le dichiarazioni dell’allenatore dell’Udinese posso immaginarle nel contesto in cui ha vissuto emozioni forti nei 90’. Non bisogna aspettare l’episodio per cercare di parlarne, bisogna parlarne sempre. Cercano di incutere paura nell’avversario con questo tipo di frasi che non stanno né in cielo né in terra. Non se ne parla mai abbastanza, pensiamo di mettere a posto le cose perché ci rendiamo conto che ci sono solo quando si verificano; invece bisognerebbe lavorare a monte ed estirparla".

    "Mi è capitato di assistere a scene di razzismo sia dagli spalti che dal terreno di gioco, ricordo le frasi 'sei una scimmia': è un problema culturale non soltanto nel nostro paese".

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