La crescita della cifra complessiva tuttavia è legata in particolare al miglioramento delle entrate per Spagna e Italia. Gli iberici sono passati dai 31,6 milioni del 2019 ai75,7 milioni previsti per il 2023, con un aumento del 139%, mentre l’Italia è passata dai 40,7 milioni del 2019 a70,8 milioninel 2023, che stando al budget saliranno ulteriormente a 74 milioni per il 2024. Una crescita costante in termini commerciali per la FIGC, che dopo la media di entrate commerciali nel 2015/18 (quando era presente un advisor per la ricerca di sponsor) pari a 42 milioni, ha visto una crescita fino a 49 milioni e ora è pronta ad arrivare a 74 milioni nel 2024, grazie in particolare al nuovo accordo con Adidas che porterà ad un aumento sul fronte del compenso base ma anche delle royalties.
Un tema, quello delle royalties e del merchandising, su cui inciderà anche la partecipazione proprio agli Europei in Germania. Secondo infatti i dati del Bilancio Integrato della FIGC, tra il 2008 e il 2022 sono stati venduti 2,9 milioni di prodotti di merchandising ufficiale in Italia e 10,3 milioni all’estero, per un totale di13,2 milioni: di questi, il 60% è stato venduto nei sei anni in cui l’Italia ha partecipato a grandi tornei, mentre il restante 40% è stato venduto negli altri nove anni.
Entrate che incidono anche in termini di fatturati, dove domina l’Inghilterra che nell’ultimo bilancio disponibile ha superato il mezzo miliardo di ricavi, seguito da Spagna e Germania poco oltre i 350 milioni, la Francia si è fermata a 280 milioni mentre l’Italia a 203 milioni: una differenza ampia data però dal fatto che le altre federazioni organizzano anche le principali coppe nazionali per i club, rispetto all’Italia dove organizzazione e incassi sono in mano alla Lega Serie A e non alla FIGC.
Considerando il rapporto tra ricavi commerciali e fatturato, la Francia è così quella in cui gli sponsor impattano maggiormente, con 121 milioni di ricavi nel 2023 pari al 43% dei ricavi aggregati: seguono la Germania (156 milioni nel 2022, ultimo bilancio disponibile, pari al 41,5% del fatturato) e l’Italia, con un impatto pari al 35% rispetto al 20% della Spagna e al 18% dell’Inghilterra.