Lobo a Napoli era considerato un oggetto misterioso, vedendolo in azione l'ironia sui problemi di linea si sprecavano e il minutaggio latitava: la cura Spalletti, però, ha sovvertito le dinamiche.
"Ho perso 6 chili, è arrivato il mister ed è cominciata un'altra storia".
La stima del tecnico toscano nei confronti dello slovacco risale ai tempi dell'Inter, dove Stanislav rappresentava un pallino di mercato di colui che ha saputo rilanciarlo.
"Sono fortunato perché lo conoscevo - ha raccontato Spalletti - Me lo segnalò Alessandro Pane, un mio collaboratore. Provammo a prenderlo, mi ricordo che si cercava di inserire in rosa un giocatore in più, poi in quel ruolo facemmo giocare Brozovic. In quel momento non potevamo spendere i soldi che ci chiese il Celta e non lo prendemmo, ma quando sono arrivato qui sapevo benissimo chi era Lobotka".
I guai al ginocchio che hanno colpito Demme a Dimaro hanno offerto a Lobotka la grande chance di occupare la cabina di regia del Napoli, il resto lo han fatto la forma ritrovata e le sontuose prestazioni in pre-season, con cui il 68 è passato da bocciato a padrone indiscusso del centrocampo.
Le due stagioni che hanno portato portato al trionfo in campionato sono state quelle della consacrazione in Serie A e nel panorama europeo, rendendo lo slovacco insostituibile sia in partita che quando si cerca un alter ego sul mercato.
"A differenza di Gattuso, Spalletti ha creduto in me - ha ribadito ad inizio primavera Stanley a 'Sport24' - Non mi sono mai sentito bene come adesso, sento piena fiducia".
Qualità, cambio di passo palla al piede, visione, astuzia nel saper giocare di fisico nonostante il baricentro basso: tutti connotati che rendono Lobotka totale e tassello imprescindibile della spina dorsale azzurra. Ecco perchè, sullo Scudetto del Napoli, spicca la sua griffe.