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Lobotka e Mario Rui, i pupilli di Spalletti diventati pilastri del Napoli

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Se si pensa ai punti di forza del Napoli Scudettato, veder passare davanti agli occhi i frame di Stanislav Lobotka e Mario Rui risulta una naturale conseguenza. Regia e corsia mancina, sotto la guida di Luciano Spalletti, hanno rappresentato una delle comfort zone degli azzurri, capaci di vincere il terzo campionato della loro storia.

Slovacco e portoghese capisaldi del progetto Spallettiano ed autentici pupilli del tecnico di Certaldo, in grado di innalzare entrambi ai massimi. Lobo e Mario convivono sotto la stessa aura: quella dell'ascesa, un'ascesa fatta di progressi costanti che hanno ribaltato gerarchie e giudizi affrettati.

  • L'AVVIO IN SALITA DI LOBO

    Lobotka. La mente azzurra. Chi l'avrebbe immaginato. O meglio, spulciando nel passato ed intravedendo le primissime apparizioni in azzurro, più che altro a destare sorpresa è l'accantonamento dello slovacco. Un pronti via da incubo quello di Lobo, che messo piede a Napoli si è ritrovato ben presto ai margini del progetto. Con Gattuso il feeling non nasce mai, anzi: il compagno di Nazionale di Hamsik - non proprio uno qualunque dalle parti di Fuorigrotta - debutta e successivamente si ritrova ad essere impiegato col contagocce.

    Lobotka arriva a Napoli a braccetto con Demme, nell'annoso tentativo di ridare forma al 4-3-3 dopo l'avvicendamento tra Ancelotti e Ringhio: doppio rinforzo nel ruolo di vertice basso e mediana di nuovo - numericamente e per caratteristiche - coperta e assortita. Alla lunga però Gattuso a Lobotka preferisce il tedesco, riservando al 68 tante panchine e sporadici spezzoni.

    "Ho vissuto un momento difficile, non giocavo, poi nel febbraio del 2021 ho avuto il primo dei due interventi alle tonsille. Ma comunque era venuta meno in me la fiducia, ero diventato improvvisamente triste - confiderà il centrocampista al 'Corriere dello Sport' - Se ho pensato di andare via? Certo che sì: perché chiunque resti sempre fuori a un certo punto si fa delle domande e può essere tentato di scegliere nuove soluzioni. Certi ragionamenti sono scontati, anche inevitabili: pensavo che Gattuso volesse un tipo di giocatore diverso, non trovavo spazio e quindi per me c’erano problemi. E l’idea di cercare un altro club l’ho avuta".

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  • Lobotka NapoliGetty Images

    GATTUSO/SPALLETTI: LA CHIAVE DELLA RINASCITA

    Lobo a Napoli era considerato un oggetto misterioso, vedendolo in azione l'ironia sui problemi di linea si sprecavano e il minutaggio latitava: la cura Spalletti, però, ha sovvertito le dinamiche.

    "Ho perso 6 chili, è arrivato il mister ed è cominciata un'altra storia".

    La stima del tecnico toscano nei confronti dello slovacco risale ai tempi dell'Inter, dove Stanislav rappresentava un pallino di mercato di colui che ha saputo rilanciarlo.

    "Sono fortunato perché lo conoscevo - ha raccontato Spalletti - Me lo segnalò Alessandro Pane, un mio collaboratore. Provammo a prenderlo, mi ricordo che si cercava di inserire in rosa un giocatore in più, poi in quel ruolo facemmo giocare Brozovic. In quel momento non potevamo spendere i soldi che ci chiese il Celta e non lo prendemmo, ma quando sono arrivato qui sapevo benissimo chi era Lobotka".

    I guai al ginocchio che hanno colpito Demme a Dimaro hanno offerto a Lobotka la grande chance di occupare la cabina di regia del Napoli, il resto lo han fatto la forma ritrovata e le sontuose prestazioni in pre-season, con cui il 68 è passato da bocciato a padrone indiscusso del centrocampo.

    Le due stagioni che hanno portato portato al trionfo in campionato sono state quelle della consacrazione in Serie A e nel panorama europeo, rendendo lo slovacco insostituibile sia in partita che quando si cerca un alter ego sul mercato.

    "A differenza di Gattuso, Spalletti ha creduto in me - ha ribadito ad inizio primavera Stanley a 'Sport24' - Non mi sono mai sentito bene come adesso, sento piena fiducia".

    Qualità, cambio di passo palla al piede, visione, astuzia nel saper giocare di fisico nonostante il baricentro basso: tutti connotati che rendono Lobotka totale e tassello imprescindibile della spina dorsale azzurra. Ecco perchè, sullo Scudetto del Napoli, spicca la sua griffe.

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  • "MARIO È UN PROFESSORE"

    Mario Rui con Spalletti aveva lavorato ai tempi della Roma, motivo in più per farsi apprezzare e sfruttare il conoscere già pregi e difetti reciproci. Difetti praticamente azzerati, perchè terzino e allenatore sotto al Vesuvio hanno dato vita ad un binomio azzeccatissimo.

    Il lusitano per il tecnico è una manna dal cielo, l'opzione in grado di garantire alternative di gioco in fase di costruzione ed aumentare ulteriormente il tasso qualitativo del Napoli. Merito di un mancino delizioso ed una visione da 'play', doti che in qualche amichevole hanno portato il timoniere azzurro a testarlo addirittura in mezzo al campo.

    Lì Rui spesso converge sfruttando intelligenza nel saper leggere gli spazi e capacità di propensione, impreziosendo una catena - quella di sinistra - co-abitata da un diamante puro come Khvicha Kvaratskhelia: quando i due si mettono in azione, per gli avversari son dolori.

    "Mario è un professore con la palla tra i piedi e per le scelte fa senza la palla, creando imbarazza agli avversari - ha commentato Spalletti in autunno a 'Radio Kiss Kiss Napoli' - Poi ha questo piede importante con cui quando mira la corsa del compagno la mette dove uno sta andando, non permettendo agli avversari di recuperare. Fa la differenza".

  • Mario Rui NapoliGetty Images

    DA 'PIANO B' A PROTAGONISTA

    Approdato a Castel Volturno nell'estate del 2017, il portoghese doveva rappresentare l'alternativa a Faouzi Ghoulam: il calvario fisico vissuto dall'algerino, invece, lo ha portato a trovare sempre più spazio e man mano a prendersi il Napoli. Non senza difficoltà però, come ricordato da Spalletti ai cronisti durante una delle conferenze stagionali.

    "Due anni fa volevate tutti mandarlo via con giudizi pessimi: mi fa piacere che ora sia così considerato".

    Già, perchè per qualche lettura difensiva errata ed un rendimento altalenante l'amore coi tifosi non è sbocciato seduta stante: il rebus contrattuale e la prolungata assenza per infortunio di Ghoulam, inoltre, facevano spesso immaginare l'arrivo di un nuovo terzino pronto a diventare padrone della corsia mancina e relegare nuovamente Mario Rui al ruolo di comprimario. Così, invece, non è stato.

    Con Ancelotti il lusitano ha iniziato a regalare sprazzi importanti e - tolta la gestione Gattuso, durante la quale tra Covid e qualche panchina di troppo, nonostante il rinnovo fino al 2025 giunto in piena pandemia, gli eventi sembravano avvicinare al capolinea l'avventura azzurra del terzino - l'arrivo di Spalletti ha fatto scoccare la scintilla col popolo partenopeo.

    Dai mugugni alle ovazioni nel riscaldamento, fino alle frequenti dosi di applausi durante i 90 minuti: Mario Rui con tecnica, grinta ed un'infinita dose di caparbietà è divenuto certezza e protagonista.

    L'alternanza con Olivera non inganni. Spalletti, come ha spesso spiegato e dimostrato, considera fondamentali i cambi e - seppur non in tutti i ruoli - sfrutta una rosa completa per scegliere in base alla tipologia dell'avversario: l'uruguagio è più fisico, il portoghese più tecnico. E la caterva di assist regalati da Rui in questa stagione, dimostra quanto sia stato tra le armi in più del Napoli scudettato.

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