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Ciro Immobile BesiktasGetty Images

Le previsioni di Immobile: "Lazio da Champions, il Napoli può vincere lo Scudetto, l'Inter rischia di pagare il doppio impegno"

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Bomber in Italia, top player in Turchia.

Ciro Immobile ha scelto di spendere gli ultimi anni della carriera ad Istanbul, dicendo sì al Besiktas per lasciare il segno in un altro campionato.

Le origini però non si dimenticano e l'attaccante, a 'La Repubblica', regala una panoramica sul rush finale che attende la Serie A raccontando parallelamente come procede l'inserimento nella nuova realtà.

Il tutto condito da un pensiero per la sua terra, tra Torre Annunziata, Torre del Greco e Boscotrecase, a cui l'ex capitano della Lazio ha teso la mano con un'iniziativa da libro cuore che ne conferma i valori anche fuori dal campo.

  • "LA LAZIO MERITEREBBE LA CHAMPIONS"

    "La Lazio la scelgo sempre se devo vedere una squadra in tv, mi diverte. E il 5-0 di Bologna non mi fa cambiare idea. Baroni mi ha dato buone sensazioni nelle due settimane in cui ho lavorato con lui. Meriterebbe la Champions. Per la Lazio, il modello deve essere il Napoli, che è andato in Champions tanti anni di fila anche dopo cessioni importanti: con Tare lo dicevamo sempre".

    "Castellanos? Me l’aspettavo, sì, perché è forte. Io penso che dia il meglio con una punta accanto. E non mi sorprende l’esplosione di Isaksen: in allenamento si notavano le sue grandi qualità. Ma quando arrivi dall’estero nell’anno sbagliato di una squadra, è difficile emergere: a Dortmund a me successe esattamente così".

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  • "IL NAPOLI HA TUTTO PER VINCERE LO SCUDETTO"

    "L’Atalanta di pressioni ne ha sicuramente meno, ma ha perso lo scontro diretto con l’Inter e il calendario non la favorisce. Napoli è una piazza complicata, Conte cerca di togliere ogni ansia alla squadra dicendo che non sono obbligati a prendersi il titolo, in realtà non pensa ad altro (ride, ndr). Il Napoli ha tutto per farcela, ma a volte sembra bloccato dalla paura di vincere, come a Como e a Venezia".

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  • "L'INTER RISCHIA DI PAGARE IL DOPPIO IMPEGNO"

    "L’Inter del mio amico Simone Inzaghi è talmente avanti in Champions - il Bayern è un avversario tremendo - che rischia di pagare il doppio impegno, anche se ha una rosa super: ma la fatica si sente, tante partite pesano".

  • "AD ISTANBUL MI FANNO SENTIRE UNA STELLA"

    "Ad Istanbul mi trovo bene. Adesso ho un’esperienza diversa rispetto ai tempi di Dortmund e Siviglia, mi sono ambientato subito. So gestire meglio certe situazioni: ho imparato a parlare l’ inglese, qui lo parlano tutti, ma le interviste le faccio in spagnolo. Al Besiktas ci sono due traduttori che conoscono queste due lingue anche il portoghese. L’accoglienza della gente turca è stata speciale. Nel mio club, poi, mi fanno sentire una stella, la cura dei dettagli è da grande società".

    "Sono partito forte, poi un infortunio mi ha frenato. Ho avuto un calo fisico mentale perché il goal non arrivava: anche in Turchia ci sono le pressioni, e tifosi si aspettano tanto. Da qualche settimana ho ritrovato forma e reti".

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  • "I CLUB TURCHI VOGLIONO VINCERE ANCHE IN EUROPA"

    "I club più importanti non vedono spese per vincere in Europa, non solo in Turchia. Il fattore chiave per la crescita del movimento è la rivalità tra i tre grandi club di Istanbul, Besiktas, Galatasaray e Fenerbahce, con la concorrenza del Trabzonspor: per crescere è stato necessario investire. Hanno preso allenatori come Mourinho e i campioni che sapete, Icardi, Dzeko, Mertens, Osimhen e gli altri: con loro mi confronto e parliamo quando le nostre squadre si sfidano".

  • "MERTENS DECISIVO PER LA MIA SCELTA"

    "Mertens stato decisivo per la mia scelta: gli ho chiesto tanti consigli per venire. Muslera si è trasferito a Istanbul da anni, ormai è casa sua. Sento spesso Morata, ho parlato a lungo con Mauro. In squadra con me c’è già Joao Mario, ex Inter e da poco ho incontrato Okereke, era alla Cremonese".

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  • "L'ACADEMY A TORRE PER AIUTARE I RAGAZZI"

    "È sempre stato il mio sogno creare una scuola di calcio dove sono cresciuto. Ho giocato tante partite proprio lì, dai 6 ai 14 anni, prima di andare a Sorrento e poi alla Juve. È una zona difficile, mancano le strutture. Non che a Roma, dove ho vissuto 8 anni, sia molto diverso: ci sono scuole calcio con 10 squadre che si allenano sullo stesso campo".

    "Ho deciso di puntare sul nostro territorio perché ci sono tanti ragazzini e ragazzine di talento, non voglio che si chiudono in casa, ostaggi, telefonini e PlayStation o peggio che imbocchi strada sbagliate. Mi emoziona percepire la loro gioia che era anche la mia quando hanno il pallone tra i piedi".

    "Abbiamo oltre 300 tra bambini e bambini dai quattro ai 15 anni, mio padre si occupa della parte sportiva e mio fratello Luigi, con il nostro cugino, di un po’ di tutto. Con noi c’è anche Ciro Vesce, che mi allenava quando ero piccolo: osservatore dell’Academy, cura anche la tecnica dei mini-calciatori. Una bella storia".

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