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Gianluca Scamacca Atalanta 2024-2025Getty Images

Le confessioni di Scamacca, tra gli infortuni e la frase ripetuta costantemente ai compagni dell'Atalanta: "Tutti i giorni"

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Quando torna Gianluca Scamacca? Le speranze di rivederlo in campo in questa stagione, ormai, sono state riposte in un cassetto: per il centravanti dell'Atalanta appuntamento al prossimo precampionato. Insomma, un anno perso.

Dal grave infortunio rimediato a Parma la scorsa estate a quello contro il Torino, Scamacca ha vissuto una stagione infernale. Tra l'impossibilità materiale di dare una mano ai compagni tra campionato e Champions League e il desiderio di far decollare per la seconda volta la propria carriera.

Di tutto questo, dei momenti di sconforto e delle speranze per il futuro prossimo, ha parlato l'ex giocatore di Sassuolo e West Ham in un'intervista alla Gazzetta dello Sport. Con un grande sogno: quello di giocarla, la Champions.

  • FUORI DAI CAMPI

    "Il momento più difficile della carriera? Sì, perché non ero mai stato lontano dal campo così tanto. Ma è anche quello che mi ha messo davanti a uno specchio, alla prova: forse ne avevo bisogno per scoprirmi dentro quel dieci per cento in più che non avevo prima, quando vivevo le difficoltà come tragedie. E invece bastavano solo un po' di equilibrio e di calma in più.

    Io un sopravvissuto? Sopravvissuti sono quelli che sono dentro un palazzo che crolla per un terremoto e non muoiono. Questa è una sfida che devo affrontare e se lo faccio riuscendo a trovarci un lato positivo, quando tornerò a stare bene avrò la certezza definitiva che un momento di down non è mai la fine. E apprezzerò ancora di più i momenti up".

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  • I DUE INFORTUNI

    "Il più duro? Atalanta-Torino: vedevo la luce e si è spenta dopo un minuto.

    Se a Parma fu sfortuna? La sfiga da sola non esiste. Feci tutto da solo: un movimento sciocco, di quelli che in allenamento ripeti dieci volte, ma forse ero un po' stanco. Non fisicamente, anzi stavo una bomba. Magari più di testa: dopo l'Europeo avevo fatto solo venti giorni di vacanza, non avevo sbollito una grande delusione, non ero ancora 'pulito'".

    Col Torino non ero pronto? È quello che dissero gli stupidi, ma tanto nel calcio è così: tutti dottori e tutti allenatori. Fatalità: un contrasto con Ricci, alzo la gamba, vado a vuoto e sento "tac". Ho continuato perché mi sono detto: "Magari capita una palla in area...". Ma avevo capito subito che mi ero fatto male".

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  • IL MOMENTO DI MASSIMO SCONFORTO

    "Più di uno, già da agosto, perché tutto quello che l'Atalanta doveva giocare quest'anno lo sentivo mio, me l'ero guadagnato: la Supercoppa Europea, la Supercoppa Italiana, la mia prima Champions che non vedevo e non vedo l'ora di giocare. Ma il peggiore è stato la sera della partita con il Real: quella che ho sofferto di più da guardare sul divano.

    La partita che mi è mancato di più non poter giocare? Atalanta-Inter: c'era un'atmosfera meravigliosa".

  • QUANDO TORNA IN CAMPO

    "Tempi di recupero per il secondo infortunio: quattro mesi e mezzo. Quando riprenderà la preparazione, a metà luglio, ne saranno passati più di cinque: hai voglia...

    Pronto per portare l'Italia al Mondiale? Quello dipenderà da come starò, se farò bene con l'Atalanta: dunque devo pensare all'Atalanta, prima di ripensare alla Nazionale".

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  • COSA DICE AI COMPAGNI

    "Portatemi in Champions: tutti i giorni. Potessi spingerli io... Ma sono molto fiducioso: lo sono sempre stato: gli alti e bassi li hanno tutti, li abbiamo avuti anche l'anno scorso e i nostri si vedono di più perché siamo una squadra che va sempre a duemila. Stanno giocando una grande stagione nonostante gli infortuni, le tante partite e le difficoltà: sono convinto che mi accontenteranno".

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