Quando si parla di Sudamerica, Cagliari ha un solo grande amore: l'Uruguay. Il primo Principe Francescoli, Pepe Herrera, Fonseca, Abeijon, O'Neill. Argentina? No grazie. La città e la società ci riprovano convinti dalla mole di reti segnate da Larrivey nella seconda serie argentina, utili a portare l'Huracan nella prima: 17 in 38 partite, dopo i 19 dell'annata precedente. Ha 23 anni e voglia di saltare nel calcio europeo, in uno dei tre migliori campionati del pianeta.
Fuori causa per la prima gara del campionato, vinta dal Cagliari in trasferta nella sentitissima sfida contro il Napoli, Larrivey scende in campo per la seconda, quella contro la Juventus. Schierato titolare da Giampaolo, gioca tutta la sfida terminata 3-2 per i bianconeri in terra sarda. El Bati ci prova, ma la rete non arriva. Quel che arriva è invece un rigore, procuratosi per il momentaneo 1-1 segnato da Foggia. La buona prestazione sembra quasi far dimenticare che il suo soprannome è quello portato dall'Argentino e dunque debba subito essere Batistuta. Uno, due, tre goal. Forse di più. Non può sbagliare, essendo stato scambiato per un'altra persona.
Ma Larrivey, 23enne, non è Batistuta. E di fatto non lo sarà mai. Ci arriveremo.
“Era la mia prima esperienza lontano dall’Argentina" ha raccontato alla Gazzetta dello Sport. "Il primo anno a Cagliari è stato complicato, non parlavo italiano e volevo a tutti i costi tornare a casa".
I pensieri di Larrivey sono di nostalgia, di una difficoltà che non riesce a tramutarsi in benessere. Guadagna bene, ma non basta. In campo fatica, perchè fuori i pensieri sono tutti relativi alla difficoltà di ambientamento. I titolari sono altri e nelle occasioni avute, il pallone non entra.
"Riuscii a segnare una sola rete, ma ci salvammo. Grazie a tutte le difficoltà superate in quella stagione ho iniziato ad apprezzare ogni traguardo raggiunto".
Già, una rete: quella contro la Reggina nell'ultimo turno di campionato. 27 presenze, un goal. Il primo commento davanti alle statistiche, senza addentrarsi alla storia, all'età e alle caratteristiche, è solo uno: flop. O forse bidone. Moltiplicato per cento, in virtù di quella Spada di Damocle sul capo: El Bati, El Bati. Ma quale Bati? Non Gabriel Omar.
Deludente nel primo anno a Cagliari, Larrivey ha ancora tempo per provare a riscattarsi: il contratto è quadriennale. Cellino, allora presidente dei rossoblù, ci crede incondizionatamente: non vuole pensare ad un abbaglio, è convinto possa essere il bomber del presente e del futuro.
"Un pazzo, ma molto intelligente e un grande appassionato di calcio. Lui credeva tanto in me" rivelerà a gianlucadimarzio.com. "Credo mi abbia apprezzato come ragazzo, mi consigliava quale macchina dovessi acquistare, in quale casa abitare, mi ha fatto studiare la chitarra ad Assemini e ricordo che rimase molto contento per come la suonassi. Ovviamente però non sempre lo ascoltavo e facevo di testa mia".
La testa di Larrivey è ancora quella di un ragazzo alla prima esperienza fuori dalla patria Argentina. In città i connazionali non mancano di certo, ma lavorano in settori ben diversi: soprattutto la ristorazione. La possibilità di svagarsi non c'è, e la concentrazione sul calcio non dà buoni frutti. La seconda stagione non sarà totale, ma solo a metà: un'altra rete in 12 gare, prima della cessione prestito al Velez. L'ultima possibilità di abbracciare il ruolo di El Bati o sradicarlo come 'semplice' bomber letale non legato alla Batistuta, scappa via. La cessione temporanea è sinonimo di fallimento, da cui i fans rossoblù non si riprenderanno mai.
GettyTornato a Cagliari, Larrivey non viene visto di buon occhio. E' il vecchio Bati che ha fallito, anche davanti a oggettive prove d'elite. La più memorabile, quella del 2011/2012 e di fatto la terza esperienza in rossoblù dopo il secondo prestito (al Colon), è sicuramente quella contro il Napoli. Per i tifosi sardi non c'è altro match più atteso: mettere a segno una tripletta contro gli azzurri dovrebbe in teoria consegnarti al Valhalla. Sbagliato, per due motivi. Uno, i troppi goal sbagliati che resero gli improvvisi centri quasi superflui, due, l'effettiva tripletta segnata in una sconfitta per 6-3.
"Non segnava quasi mai" confesserà Max Allegri, suo vecchio tecnico a Cagliari, a 'Tuttosport'. "Per disperazione, Cellino decise di aiutarlo e fargli indossare di imperio il 23. Me lo comunicò tutto contento: 'Me lo ha chiesto lui spontaneamente, sai?'. Sapevo che era una bugia, ma finsi di crederci perché per gli scaramantici è importante essere assecondati. 'È un’ottima notizi'», risposi, 'speriamo che domenica ci aiuti a vincere'. Domenica. Si gioca Cagliari-Genoa. Vinciamo per 3-2. Larrivey segna con la sua 23 e fa gol anche Matri, che indossava la numero 32. Cellino era in estasi. Aggiunse il numero del terzo marcatore, Conti, che portava il 5 e giocò i numeri al Lotto. Vinse".
La scaramanzia, però, non ha infinita risposta. Ha le sue pause e Cellino, nonostante i primi applausi verso Larrivey, è stanco.
Cellino cede. In tutti i sensi. Tiene tantissimo a Larrivey, ma ha bisogno di qualcuno che abbia fiducia e la generi. A malincuore, apre la porta:
"Non voleva vendermi in Italia e aspettò la fine del mercato in Europa (gennaio 2013, ndr) per mandarmi in Messico. Io ci rimasi male, ma quando sono andato via mi ha abbracciato e mi ha detto ‘Tu per me sei come un figlio’".