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LarriveyGetty/GOAL

Larrivey, decisivo solo quando non è stato El Bati: flop a Cagliari, bomber nel mondo

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Leggere attentamente il foglietto illustrativo. Scambiare una persona per un'altra può causare i più svariati problemi, dai più divertenti ai più gravi. Insulti, aspettative, generali attacchi nella convinzione di aver individuato lo specifico bersaglio pensato. E invece no, tutto contro il malcapitato accusato, sull'attenti. No, non sono io. Vi state sbagliando: per favore, lasciatemi in pace. Una percentuale si distacca, desiste, capisce di aver commesso un errore. Chiede scusa. L'altra, imperterrita, continua: sia che sappia la verità, sia che continui a rimanere all'oscuro. Si è talmente convinta della realtà artefatta da continuare con lo stesso pensiero nel corso del tempo. Nessuno scambio di persona, quella è e rimane.

Quando Joaquin Larrivey arriva in Italia (ops, Sardegna) nel 2007, l'accostamento a Gabriel Omar Batistuta non è ancora sacrilego. In pochi, se non con sprazzi di immagini, lo hanno visto giocare in Argentina, con la maglia dell'Huracan. Eppure viene già bollato come flop, solamente per quella specie di scambio di persona attorno: lo chiamano El Bati per la coda di cavallo, i capelli lunghi, il ruolo di attaccante.

Non esulta con la mitraglia, ha una fisionomia ben diversa, ma quella coda basta e avanza per scambiarlo con Batistuta. Nel passaggio dalla patria Sudamerica alla Serie A, la questione viene colta a metà: per i tifosi quel nome di El Bati sembra se lo sia dato da solo, sicuro di sè. Tutto sbagliato: solo un collegamento con il ruolo e i capelli, assegnato dagli altri. Un soprannome per distinguerli, un soprannome per attaccarli e nel buio incatenarli: la differenza tra un giocatore normale e quello da cui ci si aspetta tanto.

L'arrivo di Larrivey in Sardegna, a Cagliari, non è facile. Quasiasi trattativa è tutto fuorchè semplice, ma quella dell'argentino è particolarmente intricato. La squadra in cui milita, l'Huracan, ha prelevato il giocatore classe 1984 da un gruppo di imprenditori locali. Tale gruppo, al momento della cessione in rossoblù del giugno 2007, si mise di traverso nei confronti del club, ritenendo che la questa fosse arrivata ad un prezzo inferiore alle attese. Due mesi dopo, poco prima dell'avvio del nuovo torneo italiano, un giudice sudamericano bloccò il trasferimento dando ragione agli imprenditori.

Oltre il nome assegnato di El Bati, i tifosi del Cagliari e i curiosi delle altre squadre, cominciarono ad avere i primi dubbi per la lunghezza della problematica trattativa, concentrando tutto il loro amore su ciò che conoscevano, ovvero Matri e Acquafresca. Dietro di loro Larrivey, riuscito a sbarcare in città nell'ultimo giorno di agosto, con l'arrivo del transfer.

  • QUATTRO LARRIVEY A CAGLIARI

    Quando si parla di Sudamerica, Cagliari ha un solo grande amore: l'Uruguay. Il primo Principe Francescoli, Pepe Herrera, Fonseca, Abeijon, O'Neill. Argentina? No grazie. La città e la società ci riprovano convinti dalla mole di reti segnate da Larrivey nella seconda serie argentina, utili a portare l'Huracan nella prima: 17 in 38 partite, dopo i 19 dell'annata precedente. Ha 23 anni e voglia di saltare nel calcio europeo, in uno dei tre migliori campionati del pianeta.

    Fuori causa per la prima gara del campionato, vinta dal Cagliari in trasferta nella sentitissima sfida contro il Napoli, Larrivey scende in campo per la seconda, quella contro la Juventus. Schierato titolare da Giampaolo, gioca tutta la sfida terminata 3-2 per i bianconeri in terra sarda. El Bati ci prova, ma la rete non arriva. Quel che arriva è invece un rigore, procuratosi per il momentaneo 1-1 segnato da Foggia. La buona prestazione sembra quasi far dimenticare che il suo soprannome è quello portato dall'Argentino e dunque debba subito essere Batistuta. Uno, due, tre goal. Forse di più. Non può sbagliare, essendo stato scambiato per un'altra persona.

    Ma Larrivey, 23enne, non è Batistuta. E di fatto non lo sarà mai. Ci arriveremo.

    “Era la mia prima esperienza lontano dall’Argentina" ha raccontato alla Gazzetta dello Sport. "Il primo anno a Cagliari è stato complicato, non parlavo italiano e volevo a tutti i costi tornare a casa".

    I pensieri di Larrivey sono di nostalgia, di una difficoltà che non riesce a tramutarsi in benessere. Guadagna bene, ma non basta. In campo fatica, perchè fuori i pensieri sono tutti relativi alla difficoltà di ambientamento. I titolari sono altri e nelle occasioni avute, il pallone non entra.

    "Riuscii a segnare una sola rete, ma ci salvammo. Grazie a tutte le difficoltà superate in quella stagione ho iniziato ad apprezzare ogni traguardo raggiunto".

    Già, una rete: quella contro la Reggina nell'ultimo turno di campionato. 27 presenze, un goal. Il primo commento davanti alle statistiche, senza addentrarsi alla storia, all'età e alle caratteristiche, è solo uno: flop. O forse bidone. Moltiplicato per cento, in virtù di quella Spada di Damocle sul capo: El Bati, El Bati. Ma quale Bati? Non Gabriel Omar.

    Deludente nel primo anno a Cagliari, Larrivey ha ancora tempo per provare a riscattarsi: il contratto è quadriennale. Cellino, allora presidente dei rossoblù, ci crede incondizionatamente: non vuole pensare ad un abbaglio, è convinto possa essere il bomber del presente e del futuro.

    "Un pazzo, ma molto intelligente e un grande appassionato di calcio. Lui credeva tanto in me" rivelerà a gianlucadimarzio.com. "Credo mi abbia apprezzato come ragazzo, mi consigliava quale macchina dovessi acquistare, in quale casa abitare, mi ha fatto studiare la chitarra ad Assemini e ricordo che rimase molto contento per come la suonassi. Ovviamente però non sempre lo ascoltavo e facevo di testa mia".

    La testa di Larrivey è ancora quella di un ragazzo alla prima esperienza fuori dalla patria Argentina. In città i connazionali non mancano di certo, ma lavorano in settori ben diversi: soprattutto la ristorazione. La possibilità di svagarsi non c'è, e la concentrazione sul calcio non dà buoni frutti. La seconda stagione non sarà totale, ma solo a metà: un'altra rete in 12 gare, prima della cessione prestito al Velez. L'ultima possibilità di abbracciare il ruolo di El Bati o sradicarlo come 'semplice' bomber letale non legato alla Batistuta, scappa via. La cessione temporanea è sinonimo di fallimento, da cui i fans rossoblù non si riprenderanno mai.

    Larrivey CagliariGetty

    Tornato a Cagliari, Larrivey non viene visto di buon occhio. E' il vecchio Bati che ha fallito, anche davanti a oggettive prove d'elite. La più memorabile, quella del 2011/2012 e di fatto la terza esperienza in rossoblù dopo il secondo prestito (al Colon), è sicuramente quella contro il Napoli. Per i tifosi sardi non c'è altro match più atteso: mettere a segno una tripletta contro gli azzurri dovrebbe in teoria consegnarti al Valhalla. Sbagliato, per due motivi. Uno, i troppi goal sbagliati che resero gli improvvisi centri quasi superflui, due, l'effettiva tripletta segnata in una sconfitta per 6-3.

    "Non segnava quasi mai" confesserà Max Allegri, suo vecchio tecnico a Cagliari, a 'Tuttosport'. "Per disperazione, Cellino decise di aiutarlo e fargli indossare di imperio il 23. Me lo comunicò tutto contento: 'Me lo ha chiesto lui spontaneamente, sai?'. Sapevo che era una bugia, ma ­finsi di crederci perché per gli scaramantici è importante essere assecondati. 'È un’ottima notizi'», risposi, 'speriamo che domenica ci aiuti a vincere'. Domenica. Si gioca Cagliari-Genoa. Vinciamo per 3-2. Larrivey segna con la sua 23 e fa gol anche Matri, che indossava la numero 32. Cellino era in estasi. Aggiunse il numero del terzo marcatore, Conti, che portava il 5 e giocò i numeri al Lotto. Vinse".

    La scaramanzia, però, non ha infinita risposta. Ha le sue pause e Cellino, nonostante i primi applausi verso Larrivey, è stanco.

    Cellino cede. In tutti i sensi. Tiene tantissimo a Larrivey, ma ha bisogno di qualcuno che abbia fiducia e la generi. A malincuore, apre la porta:

    "Non voleva vendermi in Italia e aspettò la fine del mercato in Europa (gennaio 2013, ndr) per mandarmi in Messico. Io ci rimasi male, ma quando sono andato via mi ha abbracciato e mi ha detto ‘Tu per me sei come un figlio’".

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  • ADDIO EL BATI, BENVENUTO BOMBER

    Questa non è la storia di un figliol prodigo, ma quella di un ragazzo chiamato El Bati senza il minimo interesse, che con meno pressioni e pregiudizi riesce a fare ciò per cui ha lavorato: il goal. La carriera di Larrivey è divisa in due parti: quella in cui l'essere Bati era essenziale e lo rese impossibilitato ad essere protagonista e quella in cui smise di esserlo, diventando l'implacabile Larrivey.

    "In Messico ho sofferto per il caldo e a fine stagione li ho tagliati. Non avrei mai potuto giocare negli Emirati Arabi coi capelli lunghi, ci sono 40 gradi".

    Sette anni dopo il sali e scendi tra Cagliari e l'Argentina, Joaquin diventa Larrivey facendo pian pian dimenticare di essere stato accostato a Batisuta. E' solo El Larry, quello che segna una gara sì e l'altra pure. Una volta tagliati i capelli, diventa il contrario del biblico Sansone: fortissimo, sempre in goal in maniera continua. Dopo l'Atlante, in terra messicana, la Liga: ci punta il Rayo Vallecano, trasferendosi in una capitale come Madrid. Finalmente la doppia cifra, finalmente la gloria.

    La Spagna lo accoglie con entusiasmo, lui lascia andare i cattivi pensieri diventando l'incubo dei difensori: dopo Madrid, a Vigo, con la casacca del Celta, firma un'altra annata in doppia cifra, riuscendo persino ad espugnare il Camp Nou di Messi. Con un suo goal:

    "È stata la prima vittoria del Celta Vigo sul campo del Barcellona un traguardo storico. Ho segnato  tante squadre in Liga: Atletico Madrid, Athletic Bilbao, Valencia, Villarreal. Sono stati gli anni più belli della mia carriera. Peccato non aver segnato al Real, ho preso la traversa. Con Messi ho scambiato la maglia due volte, una ce l’ho ancora e l’altra l’ho regalata al mio migliore amico" le parole alla Gazzetta. "Leo quando affronta gli argentini arriva in spogliatoio e saluta tutti. Appena ci siamo abbracciati, gli ho chiesto la maglietta e lui me l’ha portata dopo la gara. In uno scontro aereo con Sergio Ramos, invece, ho rimediato dodici punti di sutura alla testa. In carriera solo un altro giocatore è riuscito a farmi male allo stesso modo: Gattuso, contro il Milan, dopo uno scontro con lui mi presi quattro punti alla gamba".

    Compiuti i 31 anni, reduce da due stagioni di seguito in doppia cifra in un tale campionato d'elite, Larrivey ha diverse richieste, le più svariate. Ne sceglie una in particolare che lo attira, quella degli Emirati Arabi Uniti, al Baniyas.

    Larrivey CerroGetty

    Dopo aver dato delle risposte a sè stesso ed aver dimostrato di poter vincere contro i più grandi del pianeta, decide di esplorare il mondo: dopo Abu Dhabi, il Giappone e in particolare il Jef United della città di Ichihara, prefettura di Chiba. E ancora il Cerro Porteño in Paraguay e la grande U, l'Universidad de Chile.

    Dopo aver accorciato i capelli e tagliato i ponti con il Bati, Larrivey segna 136 goal in circa 8 anni.

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  • IL RITORNO: SALVEZZA DEL COSENZA

    A gennaio 2022, Larrivey, 38enne, ottiene una chiamata dai rossoblù. Quelli che giocano in Italia e hanno un nome che comincia con la C. Beh dai, avete capito. Il Cosenza. Ah, non il Cagliari. No. E' la formazione calabrese a puntare su Joaquin, certa che sia il momento per essere decisivo in Italia. Ci vede giusto, il club di Eugenio Guarascio. La salvezza nel 2021/2022 passa dai suoi goal, dal contratto annuale con biennale assicurato in caso di conferma nella seconda serie. Detto, fatto.

    Larrivey non è solo è ijmportante, è decisivo: segna sei reti nella stagione regolare da gennaio a maggio, dunque due reti nei playout contro il Vicenza. Una doppietta che ribalta la sconfitta dell'andata: Joaquin per Cosenza, senza nemmeno un accenno di Bati.

    "Il preparatore mi ha chiesto se ero pronto e gli ho risposto che era tre mesi che ero pronto. Io sono arrivato qui per rimanere a lungo. Volevo tornare in Italia e così anche la mia famiglia dopo l’avventura al Cagliari. Sono arrivato a Cosenza che la situazione era difficile, ma sapevo che potevamo farcela”.

    Sapeva di poter guidare il Cosenza, con cui ha iniziato bene anche nel 2022/2023. Scherzo del destino, la retrocessione del Cagliari che lo porterà nuovamente in Sardegna:

    "Sicuramente sarà molto emozionante, perchè ho ancora tanti amici e conservo bellissimi ricordi della mia prima esperienza italiana" dice Larrivey a 'TuttoB'. "A livello personale non sarà una partita come le altre, perchè il Cagliari è sempre nel mio cuore. Certo, adesso gioco per il Cosenza, quindi farò di tutto per vincere".a

    Con i capelli corti, un modo per allontanare le sue gare a Cagliari. Quando venne scambiato per un altro, con tutte le conseguenze del caso.

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