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Lys GomisGetty Images

La rivelazione di Lys Gomis: "Ero depresso e dipendente da alcol e droghe, è importante chiedere aiuto"

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Lys Gomis, ex tra le altre di Lecce e Torino, ha rilasciato un'intervista ai microfoni di Radio Serie Ae diTMW Radio, toccando un tema molto delicato, quello delle dipendenze da alcol e droghe.

L'ex portiere, infatti, ha dichiarato di aver iniziato a fare uso di sostanze stupefacenti e alcolici dopo un grave infortunio che lo ha costretto al ritiro, proprio nel periodo in cui era venuto a mancare il padre, portandolo alla depressione.

"Dobbiamo aiutare i ragazzi, con la droga si muore".

Il classe 1989 ha raccontato inoltre di essere riuscito a reagire e ad uscirne, ed ora lavora per la stessa associazione che lo aveva aiutato.

  • "IO SONO CADUTO E SONO RIUSCITO A RIALZARMI MA HO CHIESTO AIUTO"

    "Una storia tormentata? Io sono caduto e sono riuscito ad alzarmi perché ho chiesto aiuto alle persone giuste. La libertà è poter chiedere aiuto, ne sono uscito grazie alle persone belle che ho incontrato strada facendo. La mia forza è stata la consapevolezza di dover chiedere aiuto”.

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  • "AVEVO UNA VITA DA SOGNO, MA NON BASTAVA"

    "Non bastavano la Serie A e la Nazionale? Avevo tutto quello che un ragazzo poteva sognare, ero un calciatore, avevo i soldi, eppure non era abbastanza. Mi sono fatto di tutte le sostanze possibili ed immaginabili, bevevo alcol ed ero infelice”.

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  • "L'INFORTUNIO E LA PERDITA DI PAPÀ LA CAUSA SCATENANTE"

    "Cosa mi ha portato a cedere a queste debolezze? L’infortunio che ho avuto e contemporaneamente la mancanza di mio padre hanno contribuito alla mia infelicità. Quando mi sono trovato a dover gestire tutto non ce l’ho fatta. All’epoca mi faceva comodo fare la vittima, il ragazzo che smettendo di giocare a calcio per un infortunio si era trovato smarrito. Erano tutte scuse. È comodo dare la responsabilità ad una perdita e giustificarsi. Io ho un fratello e anche lui ha perso un padre, ma non ha scelto di drogarsi e di bere. Quella scelta è stata solo una mia responsabilità”.

  • "I RAGAZZI DEVONO CAPIRE CHE LA DROGA UCCIDE"

    "Perché lavoro per l'assocazione che mi aveva aiutato? Dopo che ho finito il mio percorso di riabilitazione ho voluto rimanere con loro ed aiutarli a riabilitare i ragazzi che purtroppo cadono in queste cose. Noi abbiamo un progetto chiamato “Io dico di no”, che portiamo all’interno delle scuole e delle società sportive. Dobbiamo spiegare che c’è sempre una seconda strada. Oggi i ragazzi pensano che la droga presa ogni tanto non faccia male e che se ne può uscire, ma dobbiamo spiegargli che non è vero, di droga si muore”.

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  • "QUANDO FINISCE LA CARRIERA SEI SPAESATO"

    "Cosa significa per un calciatore finire la carriera? Io non conosco nessun calciatore che finisce la carriera serenamente, infatti se facciamo un analisi fanno tutti gli opinionisti, i giornalisti, o comunque rimangono nel settore, perché la verità è che sei spaesato e non sai che fare. Il calcio è vita e quando si spengono le luci dei riflettori arrivano i problemi. Io ho smesso a 30 anni. Avevo sentito parlare di depressione e io purtroppo l'ho vissuta sulla mia pelle. Da lì sono iniziati i problemi con alcol e droghe”.

  • "USCIRNE È DIFFICILE MA È POSSIBILE"

    "Se ho superato tutto? La paura è sempre presente, perché la società di oggi ti porta a fare certe cose. Uscirne è difficile e ci sono momenti duri, ma poi ci si riesce ed è questo il messaggio che deve passare”.

    Ed infine: "Una possibile soluzione? Da un lato l’informazione, dall’altro lo stato e il governo, che devono aiutare questi ragazzi disagiati a pensare di poter avere un futuro”.

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