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Milan Napoli MazzarriGetty Images

La doppia faccia del Napoli: il 3-5-1-1 del primo tempo non paga, Mazzarri torna al tridente?

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E adesso sì, la situazione ha davvero cominciato a ingarbugliarsi. Il Napoli perde, perde di nuovo, viene battuto dal Milan a San Siro dopo una decina d'anni e si allontana ulteriormente da quello che, ormai, è diventato l'unico obiettivo casalingo stagionale: il quarto posto.

Nell'1-0 a favore dei rossoneri, che fa scivolare la squadra di Walter Mazzarri a -7 dall'Atalanta, c'è un po' di tutto. Ci sono cose meno buone, come spesso accaduto in questa disgraziata stagione, e ci sono altre cose buone. Come quel che si è visto nel secondo tempo, quando l'allenatore azzurro ha provato a dare una sterzata tattica.

Sono cambiati gli uomini, è cambiato il modulo. E, finalmente, si è visto il Napoli. Tanto che solo la sfortuna, palesatasi a Milano nelle infauste vesti di un palo, ha negato a Lindstrom - con la gentile partecipazione di Simic - la rete del pareggio nel finale.

  • UN PRIMO TEMPO TIMIDO

    Se quel pallone fosse entrato invece di sbattere contro il montante della porta di Maignan, si sarebbe parlato di riscossa totale del 4-3-3 (prima dell'ingresso di Lindstrom, anche se la posizione di Zielinski è stata come sempre galleggiante tra centrocampo e trequarti) e del 4-2-3-1 (dopo).

    Bene: quel pallone non è entrato. Eppure, nella sostanza, cambia poco: la trasformazione del Napoli tra primo e secondo tempo è stata evidente. Mazzarri è partito con un 3-5-1-1 coperto che sì, concedeva a Kvaratskhelia libertà totale di movimento dietro alla punta Simeone, ma nel complesso faceva il solletico al Milan, specialmente dopo il goal del vantaggio messo a segno da Theo Hernandez.

    In attacco l'unica palla davvero pericolosa capitava sui piedi di Simeone. Poi, in pratica, il nulla o quasi. E in difesa nemmeno un assetto così coperto evitava il buco nel quale andava a infilarsi Theo, gelido nel superare Gollini col sinistro a tu per tu con l'ex portiere di Atalanta e Fiorentina.

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  • LA RISCOSSA DELLA RIPRESA

    Nel secondo tempo si è visto tutto un altro Napoli. Quasi il Napoli di Luciano Spalletti, volendo esagerare. Cos'è cambiato? Semplice: un po' di mentalità, ma anche un bel po' di assetto tattico. Mazzarri ha tolto uno dei tre difensori durante l'intervallo, ovvero Ostigard, e ha inserito Politano tornando a quel 4-3-3 che ha fatto le fortune della squadra campione d'Italia.

    Il Napoli ha creato, ha rischiato in contropiede, se l'è giocata. Finalmente ha creato grattacapi alla difesa del Milan, costretta a guadagnarsi la classica pagnotta per tenere inviolata la porta di Maignan. Non ha segnato per dettagli: si è messo di mezzo quel palo, appunto, ma gli azzurri ci hanno provato anche in altre occasioni (un sinistro largo di pochissimo di Politano, ad esempio).

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  • PIOLI: "LORO MEGLIO COL 4-3-3"

    A confermare come nel secondo tempo si sia visto un altro Napoli è stato Stefano Pioli, allenatore del Milan, durante l'intervento post partita a DAZN:

    "Nelle ultime partite Mazzarri aveva giocato con la difesa a tre, poi un po' sorprendentemente contro il Verona era tornato a quattro. Quindi non sapevamo che sistema di gioco avrebbe usato. Credo che nel primo tempo, quando hanno giocato col 3-5-2, non gli abbiamo lasciato tanti spazi. Nel secondo tempo quando sono passati a giocare col 4-3-3, con le mezzali alte, qualche situazione più pericolosa l'hanno creata".

  • MAZZARRI: "MA NON È QUESTIONE DI MODULI"

    "Nel calcio moderno una squadra deve saper interpretare più moduli durante la partita - ha replicato però Mazzarri, sempre a DAZN - Tante cose i giocatori le hanno memorizzate, è bello poter cambiare anche in base a certe situazioni. Le rose sono ampie, ci sono 25 giocatori e bisogna essere bravi a fare sia la difesa a tre che il 4-3-3. A Riyadh con la difesa a tre abbiamo fatto tre goal alla Fiorentina, abbiamo tenuto botta con l'Inter finché eravamo in parità numerica. Sono i principi che contano, non tanto il sistema di gioco iniziale o durante la gara".

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  • DIFESA A TRE O A QUATTRO?

    E dunque, cosa proporrà il futuro? Il Napoli giocherà con il 3-5-1-1 visto nel primo tempo contro il Milan o tornerà stabilmente al 4-3-3 della ripresa? Difficile dirlo. Soprattutto perché le convinzioni di Mazzarri sono ormai note: non è questione di moduli, è questione di principi. E magari di adattamento, di volta in volta, alle situazioni e agli avversari.

    La sensazione è che il ritorno di Victor Osimhen dalla Coppa d'Africa, in questo senso, sposterà poco. E che, dunque, Mazzarri deciderà di volta in volta quale sistema di gioco utilizzare. Come ha fatto del resto nelle ultime due uscite. Genoa e Barcellona, i prossimi due avversari, rappresenteranno due indicative cartine di tornasole.

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