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Kean Italia GermaniaGetty Images

L'impatto di Raspadori e Kean, i soliti calci piazzati, la regia: cosa deve cambiare nell'Italia per sognare l'impresa in Germania

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"Così fa male", ha titolato la Gazzetta dello Sport in edicola questa mattina. Detto che si tratta di Nations League e che la Nations League non è paragonabile né a un Mondiale né a un Europeo, sì, fa piuttosto male.

L'Italia ha perso in casa contro la Germania, che non batte ormai dai tempi in cui Mario Balotelli faceva la statua (2012, semifinali degli Europei). E già questo, considerando la rivalità storica tra le due nazionali, dà fastidio a prescindere dall'importanza della competizione.


Ma fa male, l'1-2 in rimonta del Meazza, anche perché l'Italia per un tempo aveva illuso un po' tutti dall'alto di una manovra spesso fluida. Come aveva fatto all'esordio del girone in Francia, in quell'occasione vincendo. E come aveva fatto col Belgio, venendo riacciuffata a Roma dopo l'espulsione di Pellegrini e imponendosi al ritorno.

Qualcosa però non ha funzionato, un po' a tutti i livelli. Ed è questo qualcosa che dovrà essere sistemato in vista della partita di ritorno in programma domenica sera a Dortmund, gara che gli azzurri dovranno vincere con una rete di scarto per andare ai supplementari o dalle due in su per approdare direttamente alla Final Four.

  • SERVIRÀ LA PARTITA PERFETTA

    Niente disattenzioni, intanto. Quei cali di concentrazione individuali che, di fatto, a Milano sono costati una partita che a un certo punto pareva essere nelle mani dell'Italia. Sembra banale dirlo, ma è così: contro avversari del genere non sono concessi.

    Grave la mancata coordinazione tra Bastoni e Di Lorenzo in occasione dell'1-1 di Kleindienst. Il centravanti del Gladbach era appena entrato al posto dell'evanescente Burkardt, costringendo la retroguardia italiana a riorganizzare il proprio modo di pensare. Solo che non c'è stato nemmeno il tempo di farlo.

    Non va nascosta nemmeno la disattenzione che ha portato al definitivo 1-2 di Goretzka: sempre Bastoni, e poi pure Ricci, si sono persi il centrocampista del Bayern consentendogli di battere Donnarumma nuovamente di testa.

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  • Goretzka Italia GermaniaGetty Images

    I SOLITI CALCI PIAZZATI

    E qui si torna all'annoso discorso dei calci piazzati. Un calvario continuo per un'Italia che ancora non ha capito come trovare un rimedio quando il pallone spiove nella propria area di rigore.

    Al netto di un ottimo girone, sono ormai innumerevoli i goal presi in Nations League dalla squadra di Luciano Spalletti sugli sviluppi di una punizione o di un calcio d'angolo. Una volta gli avversari ci hanno segnato direttamente dalla bandierina (Israele). Senza dimenticare il bello e il cattivo tempo fatto da Rabiot a novembre.

    "Lo sanno tutti e lo sappiamo anche noi, non è che si dica niente di differente, ma devo andare oltre altrimenti poi subentra la psicosi e si parla sempre delle stesse cose": così il ct ha rispedito al mittente, nell'intervista post partita alla Rai, il guaio dei calci piazzati. Che però è lì, sotto gli occhi di tutti.

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  • LA COPPIA RASPADORI-KEAN

    Da come ne parlava Spalletti in tempi non sospetti, Moise Kean sembrava già essere il candidato ideale per affrontare la Germania. Ancor più di Mateo Retegui. Più adatto ad attaccare la profondità il centravanti viola, più adatto a legare il gioco l'atalantino, che facendosi male ha poi lasciato campo libero al compagno.

    Il problema è che l'attacco ha complessivamente deluso. Kean si è battuto, complessivamente si è meritato un voto superiore a quello di Raspadori, ha chiamato Baumann a un super intervento sfiorando un altro gran goal nella ripresa. Il collega del Napoli, invece, si è divorato la palla del 2-1 non molto tempo prima che Goretzka sfruttasse la sua, di chance.

    La differenza, alla fine, è stata tutta qui: l'Italia non è stata concreta, la Germania sì. Un peccato che a Dortmund, in una partita da vincere sì o sì per approdare in semifinale, non potrà essere ripetuto.

  • Rovella Italia GermaniaGetty Images

    UN REGISTA DA TROVARE

    Se Barella e Tonali, entrambi tra i migliori in campo, sono inamovibili, chi deve giocare in mezzo a loro? Eccola qui un'altra questione lasciata dalla partita di San Siro, con inevitabili ripercussioni anche su quella di domenica.

    Nicolò Rovella è stato troppo timido, quasi impaurito: oltre il compitino non è andato. In una parola: insufficiente. Non ha fatto molto meglio da quando è entrato in campo Samuele Ricci, che peraltro si è perso Goretzka nell'episodio del vantaggio tedesco. Senza contare che ora il centrocampista del Torino gioca a due in mezzo da quando Vanoli è passato al 4-2-3-1, e si sa quanto Spalletti sia attento a questi dettagli.

    Rovella o Ricci: da qui non si scapperà neppure a Dortmund. Anche perché un altro regista puro come Manuel Locatelli è stato ancora una volta ignorato. Chiunque scenderà in campo al Signal Iduna Park, però, dovrà necessariamente alzare il livello della propria prestazione.

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  • SOPPERIRE ALL'ASSENZA DI DIMARCO E CAMBIASO

    Non hanno giovato alla squadra neppure le assenze di Andrea Cambiaso e Federico Dimarco, e non poteva andare diversamente: sono stati loro due le valvole di sfogo della nuova Italia di Spalletti, quella che ha ritrovato dignità, gioco ed entusiasmo dopo un pessimo Europeo.

    Cambiaso non è al meglio dopo Firenze ed è andato in tribuna, Dimarco non è stato neppure convocato. Al loro posto da una parte Matteo Politano, esterno a tutta fascia proprio come fa al Napoli, e dall'altra Destiny Udogie. Il primo si è comportato tutto sommato bene, con tanto di assist per il vantaggio di Tonali; il secondo, troppo timido, ha fatto rimpiangere il collega dell'Inter.

    La sensazione è che a Dortmund toccherà di nuovo a loro, a Politano e a Udogie. Anche perché le alternative non sono molte: c'è un Ruggeri alla prima convocazione, e c'è Zaccagni, che darebbe però all'Italia una conformazione troppo offensiva. Un bel grattacapo per Spalletti.

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