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Romagnoli Pellegrini Pedro LazioGetty Images

"L'ultima ruota del carro", "Li ringrazio per avermi ceduto": come gli ex Luca Pellegrini, Romagnoli e Pedro hanno infiammato Lazio-Roma

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Vorrebbe la legge dell'ex che chi segna contro una squadra in cui ha giocato in passato non debba esultare. Ma Luca Pellegrini e Alessio Romagnoli se ne sono fregati altamente. E del resto come si fa a non festeggiare un goal in un sempre sentitissimo Lazio-Roma?

Il Pellegrini biancoceleste e Romagnoli, che della Lazio è guida difensiva, hanno sbloccato il derby prima che Soulé riportasse l'equilibrio con una perla da fuori. Nella Roma ci hanno giocato entrambi, prima di cambiare sponda del Tevere. Di più: hanno trascorso le giovanili proprio con la casacca gialla e rossa, sbucando così nel grande calcio.


Non è nato in Italia, non è nato nella Capitale e non è cresciuto nel vivaio giallorosso Pedro. Ma anche per il plurititolato spagnolo il discorso è simile: eccolo qui un altro che giocava nella Roma ed è diventato un beniamino alla Lazio, tanto da giocare l'ennesimo derby bardato di biancoceleste.

Tutti e tre hanno una storia diversa, particolare da raccontare. E tutti e tre, a modo loro, hanno gettato una buona dose di benzina sul fuoco del derby. Chi fornendo un assist decisivo, chi segnando, chi avendo l'impatto giusto dalla panchina. Col dente avvelenato di chi aveva qualcosa da dimostrare.

  • LA FEDE DI ROMAGNOLI

    Il caso di Romagnoli, a dire il vero, è diverso dagli altri due. Nel senso che l'ex giocatore del Milan non è sceso in campo con una sensazione di rivincita nel derby di domenica. Né contro la Roma, né contro nessun altro.

    Semplicemente, il mancino di Baroni è un noto tifoso della Lazio. Da professionista qual è sempre stato ha giocato nella Roma, è diventato qualcuno lì, in giallorosso ha dato tutto. Ma quando il destino, nell'estate del 2022, gli ha concesso su un piatto d'argento la chance di giocare nella squadra del cuore, lui non se l'è fatto ripetere due volte.

    "Aver indossato questa maglia è il coronamento di un sogno che avevo da bambino. Non volevo giocare in Serie A, ma nella Lazio", raccontava Romagnoli nella sua prima intervista da giocatore laziale. E poi, giusto per capire ancora meglio il concetto: "Credo che non ci sia nulla di male a manifestare la propria fede. Anche se uno ha giocato per tanti anni in una squadra, se porta rispetto e dà il proprio meglio alla squadra per cui sta giocando, può dichiarare tranquillamente quella per cui tifa. Come feci io diversi anni fa".

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  • QUASI DECISIVO

    Romagnoli ha giocato un gran derby, ha annullato Dovbyk, è andato vicino al vantaggio nel primo tempo: strepitoso il riflesso di Svilar, il migliore in campo del derby, a schiaffeggiare in angolo un suo colpo di testa ravvicinato apparentemente destinato al fondo della rete.

    Ma il centrale biancoceleste si è rifatto nel secondo tempo. Sempre di testa, sempre da pochi passi. Questa volta ha raccolto la palla pennellata perfettamente in area su punizione da Luca Pellegrini e ha tramortito di testa Svilar. Esultando, sì, sotto quella Curva Nord che anche da bambino ha rappresentato spesso la sua seconda casa.

    "La prima partita? Ero veramente piccolo, forse era il 1999 - raccontava ancora qualche anno fa - Mio padre mi portava spesso. Nella partita dello Scudetto del 2000 non c’ero perché non c’erano i biglietti. Me lo sono goduto da casa, uno dei giorni più belli di sempre. Poi come è arrivata la vittoria è altrettanto bello. Mi è spiaciuto non andare allo stadio".

    Alla fine Romagnoli non è stato decisivo. I due uomini chiave del derby giocavano dall'altra parte: il già citato Svilar e poi Soulé, capace con una prodezza di riportare in partita una Roma azzannata dalla voglia laziale di ripartire dopo Bodo.

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  • LUCA PELLEGRINI, L'ALTRO TIFOSO

    Di tifosi della Lazio che giocano nella Lazio ce ne sono due. Anche l'altro, ovvero Luca Pellegrini, ha giocato nella Roma dalla tenera età e con la Roma ha esordito nella massima serie, prima di iniziare un viaggio che l'avrebbe portato da altre parti d'Italia e pure all'estero.

    Se Lorenzo ha disputato un derby opaco, l'altro Pellegrini per buona parte della gara ha contenuto bene Soulé, prima di cedere nel finale. Ma soprattutto è stato suo il delizioso cross che Romagnoli ha trasformato nel vantaggio di testa.

    Dopo che il compagno ha segnato sbloccando il derby, Pellegrini ha esultato in maniera particolare. Focosa, quasi rabbiosa. O meglio: rabbiosa. Quel "quasi" possiamo pure toglierlo.

  • "SONO L'ULTIMA RUOTA DEL CARRO"

    Il gesto di liberazione di Pellegrini era dovuto a un aspetto particolare: lui, questo derby, nemmeno avrebbe dovuto giocarlo. Semplicemente perché fino alla fine di marzo non era nemmeno presente nella lista Serie A della Lazio.

    Con una mossa che aveva suscitato diverse polemiche, il club biancoceleste aveva deciso di escluderlo dalla lista. Poi è tornato sui propri passi, reintegrandolo a seguito dell'infortunio di Patric, per il quale la stagione è già finita con parecchie settimane d'anticipo.

    "Sono l’ultima ruota del carro, ero fuori lista fino a tre settimane fa", ha detto Pellegrini parlando degli alti e bassi della Lazio. E di come, dunque, ogni situazione possa essere ribaltabile. Anche quella di giovedì, contro il Bodo/Glimt, vincente 2-0 nella gara d'andata in Norvegia.

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  • I SENTIMENTI DI PEDRO

    E poi c'è Pedro. Che nel derby non ha segnato e non ha sfornato assist vincenti, ma è entrato come se dovesse spaccare il mondo. Non solo per il desiderio di ribaltare le gerarchie di Baroni, ma anche perché nelle sue stracittadine c'è un sentimento di rivincita che non manca davvero mai, legato al periodo del turbolento addio alla Roma.

    "Non voglio raccontare vicissitudini di cui ho già detto sulla Roma e Mourinho. Sono il passato, anzi hanno preso la miglior decisione all'epoca e li ringrazio di avermi ceduto alla prima squadra della Capitale ovvero la Lazio. Io volevo continuare in Serie A, dove c'è tanta concorrenza, e sono stato accontentato", diceva lo spagnolo qualche mese fa in un'intervista a Il Messaggero.

    E su José Mourinho, all'epoca allenatore giallorosso: "Ha preso la decisione di mandarmi via. Quello che mi ha deluso è che ho provato a parlargli per scoprire il motivo, volevo me lo dicesse in faccia, non siamo bambini, e lui non ha voluto. Anche il club non me lo ha permesso, è stato un po' strano. Era stato lui a volermi al Chelsea. È vero che abbiamo avuto un brutto anno, lui è stato esonerato a Natale. Ma in quei sei mesi insieme non ho avuto problemi con lui. Invece a Roma ha preso questa decisione".

    Pedro ha quasi deciso il derby con un sinistro pericolosissimo dal limite dell'area, deviato in angolo dal solito Svilar. Oltre a un'incursione in area che per un soffio non ha portato Dia alla deviazione vincente da un passo. Per lui, ma anche per i compagni Pellegrini e Romagnoli, sarebbe stata l'apoteosi.

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