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Thiago Motta BolognaGetty Images

L'aspirazione di Thiago Motta: "Costruire una squadra che riproduca le emozioni di un numero 10"

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Da pochi giorni, Thiago Motta è diventato il nuovo allenatore della Juventus. Toccherà a lui prendere il posto di Massimiliano Allegri, che ha lasciato dopo la conquista della Coppa Italia ma, in generale, al termine di una stagione di luci e ombre.

Spettacolare è stata invece quella del Bologna di Motta, che per la prima volta si è qualificato alla Champions League da quando la competizione ha assunto la denominazione moderna. E che ora proverà a ripetersi, a un livello diverso, anche a Torino.

L'allenatore italo-brasiliano, intanto, ha collaborato all'ultimo libro di Walter Veltroni "Numeri 10, incontri con i grandi del calcio": sua la prefazione, riportata dal Corriere della Sera.

  • IL NUMERO 10

    "Ogni allenatore, idealmente - è il pensiero di Thiago Motta - aspira a costruire una squadra che riproduca collettivamente le stesse emozioni, gli stessi sogni, le stesse passioni che un numero 10 è in grado di trasmettere, toccando il cuore dei tifosi".

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  • "IL CALCIO NON È UN NEMICO DELLA CREATIVITÀ"

    "È idea comune - prosegue la prefazione di Motta - ormai considerare che il calcio di oggi, a causa dell’evoluzione imposta dalla tecnologia e dell’esigenza di un ritmo di gioco sempre più alto, sia un nemico della creatività e in particolare di quella dei numero 10: non sono d’accordo".

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  • DA PELÉ A RONALDINHO

    "Durante la mia infanzia - si legge ancora - i racconti di mio padre sul calcio vertevano su due argomenti: i fatti legati alla sua squadra del cuore, il Palmeiras, e le giocate, le partite e tutto ciò che riguardava un unico giocatore, ovvero Edson Arantes do Nascimento… Pelé. E dopo si dibatteva, o meglio: con personale calore e affetto dibatteva lui, su quanto reputasse lontani dal livello di Pelé mostri sacri quali Rivelino, Rivera, Cruijff, Zico; giocatori che hanno segnato epoche calcistiche e che hanno fatto sognare ed emozionare milioni di tifosi; ma che, a dire di mio papà, non erano comparabili alla grandezza di Pelé".

    Un altro leggendario 10 brasiliano è stato Rivaldo:

    "Da giovane calciatore, la mia ammirazione per Rivaldo mi spinse persino ad avere la stessa marca dei suoi scarpini, nella inconscia e ovviamente impossibile speranza di effettuare giocate simili alle sue".

    Fino ad arrivare a Ronaldinho, con cui Motta ha condiviso lo spogliatoio al Barcellona:

    "Gli allenamenti e le partite in squadra con Ronaldinho sono rimasti impressi non solo nella mia mente, ma hanno lasciato un segno altrettanto indelebile nelle mie emozioni".

  • "LA TRADIZIONE DEL NUMERO 10"

    Come si mantiene viva la fantasia nel calcio? "Continuando a tramandare la tradizione del numero 10, cambiando il corso di una partita con una giocata, esaltando l’amore di milioni di tifosi, con un tocco tecnico ed elegante, un’invenzione che richiamerà alla memoria le gesta dei loro grandi predecessori".

    E intanto Thiago Motta custodisce "dentro di me gelosamente, e con affetto da vero tifoso di calcio, i ricordi trasmessi da mio padre su Pelé, le immagini sgranate dei video di Maradona, le emozioni vissute vedendo all’opera da vicino prima Rivaldo e poi Ronaldinho e Messi: tutti i miei 10 preferiti".

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