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"Juventus favorita per lo Scudetto": ma il campo sta dicendo ben altro

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"Ci sono quattro squadre che lotteranno per lo Scudetto. E la Juventus è favorita, perché non giocare le coppe ti porta dei punti in più". 

Stefano Pioli, parlando ai giornalisti alla vigilia di Milan-Lazio, ha deciso di coglierli di sorpresa. E di regalarci un titolo. Juventus favorita per lo Scudetto: più dell'Inter, più dei rossoneri. Non gioca né la Champions League, né tantomeno Europa League e Conference League: ergo, la domenica è più riposata delle altre.

All'allenatore milanista ha risposto il collega Massimiliano Allegri, che a sua volta è stato stuzzicato sull'argomento il giorno prima di Atalanta-Juventus: "Parlare di queste cose non serve a niente: non è un'equazione matematica".

Quindi la controreplica di Pioli, questa volta dopo il 2-0 alla Lazio: "Sì, secondo me chi non gioca le coppe è favorito. Però non è matematico. Anzi, speriamo che la Juve non lo vinca...".

  • Bremer Juventus 2023Getty

    NO, LA JUVE NON È IN POLE

    E dunque, la Juventus è o no la favorita per arrivare davanti a tutte a maggio? La risposta, assistendo alle prime uscite in campionato, non può che essere negativa. Coppe o non coppe. Stanchezza o freschezza. Impegni ravvicinati o no.

    La Juve potrà arrivare davanti a Inter, Milan e Napoli, sì, perché può capitare che il pallone colpisca una zolla e rotoli dove non è previsto che dovesse rotolare. Vedi il Milan di Alberto Zaccheroni nel 1999 o la Juventus contiana del 2012, altre due formazioni senza coppe a metà settimana. Ma in questo momento la squadra di Allegri non è e non può essere considerata in pole.

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  • MIGLIOR AVVIO DA SARRI, MA...

    Non è nemmeno una questione di risultati. Anche perché, a ben vedere, pareggiando senza reti a Bergamo contro l'Atalanta la Juventus ha registrato il miglior avvio in campionato dall'anno di Maurizio Sarri (2019/2020).

    14 punti nelle prime 7 partite, i bianconeri non li avevano collezionati né con Andrea Pirlo né nel primo biennio dell'Allegri-bis. Senza dimenticare la consueta solidità difensiva: Sassuolo a parte, la Juve non becca mai più di un goal a partita. E sono dati che non possono essere lasciati completamente in secondo piano.

    Però non ci si può e non ci si deve fermare qui. Nel calderone dell'analisi c'è dell'altro. Molto altro. E il tardo pomeriggio del Gewiss Stadium, con quel punticino faticosamente portato a Torino, lo ha confermato all'ennesima potenza.

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  • Muriel Atalanta JuventusGetty Images

    POCHE IDEE DI CALCIO

    Contro l'Atalanta, la Juventus ha calciato in porta appena tre volte in tutta la partita. Tutte centrando lo specchio di Musso, peraltro: un paio di conclusioni di Fagioli e Kean nel primo tempo, un'altra di Chiesa nel secondo. Stop. Quelle totali dell'Atalanta, per la cronaca, sono state 11.

    Per il resto la banda Allegri si è affidata alla provvidenza, che domenica ha assunto le sembianze di Wojciech Szczesny: strepitosa la deviazione contro la traversa sulla punizione calciata da Muriel, utile non solo per salvare la pelle, ma anche - dal punto di vista personale - per riscattarsi definitivamente dal pomeriggio no del Mapei Stadium.

    Bergamo, soprattutto, ha confermato ancora una volta che la Juve ha poche idee di calcio. Non è fluida nella manovra, non ha la qualità di Inter, Juventus e Napoli, ha pochissimi interpreti di livello assoluto se paragonati a quelli delle tre rivali. E quei pochi interpreti sembrano non essere messi nelle condizioni migliori per esprimere tutto il proprio potenziale. Quando lo fanno, peraltro, qualcosa di buono si vede eccome: vedi Udine, vedi il 3-1 la Lazio. Ma è troppo poco per poter pensare davvero in grande.

    Contro l'Atalanta mancavano Dusan Vlahovic e Arek Milik, sì. Ma l'assenza dei due centravanti, con conseguente impiego di Moise Kean dal primo minuto, non può e non deve essere un alibi. Perché la Juve è questa da tempo, anche quando in attacco troneggia il ritrovato serbo. E, spesso, anche quando le partite le vince invece di pareggiarle.

  • SÌ, L'OBIETTIVO È IL QUARTO POSTO

    Dai meccanismi oliati dell'Inter - clamoroso passo falso col Sassuolo a parte - agli strappi di Leão e degli altri rossoneri, e ora occhio anche al rinato Napoli, che ne ha stravinte due di fila riportandosi a ridosso delle prime: la sensazione generale, e piuttosto netta, è che per ripensare allo Scudetto sia ancora presto. E del resto l'obiettivo societario, come ripetuto allo sfinimento da Massimiliano Allegri, è un altro: arrivare almeno quarto. Ovvero tornare in Champions League.

    La Juventus ci riuscirà? Possibile. Addirittura probabile, anzi, guardando al ritardo già accumulato dalle due romane. Per il resto, però, la considerazione di Pioli sembra poter essere presa più come una boutade che come un ragionamento basato su una visione oggettiva. La realtà dice ben altro: che Inter e Milan, in questo momento, sono ampiamente davanti a tutte. E non solo per una classifica favorevole.

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