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kluivertGetty Images

Justin Kluivert da meteora della Serie A a re del Bournemouth: "A Roma cose che non mi hanno aiutato"

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Si sapeva, quando la Roma lo ha prelevato dall'Ajax nell'estate del 2018, che Justin Kluivert era un buon prospetto. Il problema è che il figlio d'arte (di Patrick, passato anche per il Milan) nella Capitale non è riuscito a dimostrarlo.

Ora che Kluivert junior gioca in Premier League con la maglia del Bournemouth, però, le cose sono radicalmente cambiate. L'olandese ha segnato 11 volte nonostante non sia un centravanti, è il rigorista della squadra ed è praticamente infallibile dal dischetto.

Di questo, del premio di miglior giocatore del mese di gennaio e di cosa non abbia funzionato a Roma ha parlato Kluivert in un'intervista alla Gazzetta dello Sport.

  • GIOCATORE DEL MESE

    "Se avrei mai pensato di diventare giocatore del mese? No. Sono cose speciali che arrivano col duro lavoro, le vittorie di squadra, l'essere importante per il club. So come ci sono arrivato, so che devo rimanere su questa strada e che posso farlo.

    L'obiettivo? Arrivare a 25 tra gol e assist: voglio essere la miglior versione di me stesso in modo che la squadra ne tragga beneficio".

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  • L'ESPERIENZA A ROMA

    "Cos'ho imparato? Davvero tanto. A Roma ho vissuto per la prima volta da solo, in un paese straniero: è stato come entrare nel mondo degli adulti. Anche in campo: all'Ajax ero sempre uno dei migliori e giocavo di continuo, a Roma ho capito che non è scontato essere in campo in ogni partita. Quando sono arrivato, l'allenatore dopo poco è cambiato. E Monchi, il dt che mi aveva voluto, è andato via dopo sei mesi. Sono cose che non mi hanno aiutato, ma mi hanno permesso di imparare molto. Ho solo ricordi positivi".

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  • IL COGNOME

    "È un peso, vieni sempre paragonato a tuo padre in tutto quello che fai, ma anche una cosa che mi ha sempre motivato a tirare fuori il meglio per dimostrare di reggere il confronto. Spero di migliorare ancora.

    Quando ho smesso di essere solo il figlio di Patrick? Lo sto facendo adesso. Anche per l'età che ho, per quello che ho già passato nella mia carriera. Sono felice che adesso la gente mi conosca come Justin. Per me è una motivazione: mi spinge a dimostrare in ogni partita quello che valgo".

  • IL PARAGONE FATTO DA PALLOTTA CON IVERSON

    "Paragone meraviglioso. Lui però è un'icona che ha cambiato l'NBA, io non ho cambiato il calcio.

    Se mi piacerebbe diventare un'icona? Ovviamente. Non ho dubbi di poter crescere, ma penso a lavorare duro, ad essere un vero professionista".

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