Pubblicità
Pubblicità
Vlahovic JuventusGetty Images

Il passo indietro di Vlahovic: troppo nervosismo e uno stop sbagliato che pesa come un macigno

Pubblicità

Bocciato. Via la diplomazia, via i mezzi termini: la prestazione di Dusan Vlahovic nel Derby d'Italia tra Inter e Juventus non si è nemmeno lontanamente avvicinata alla sufficienza. Se n'è reso conto lui, lo abbiamo visto tutti in maniera piuttosto limpida.

Vlahovic, probabilmente, è il simbolo perfetto di una Juve da "vorrei ma non posso". Una squadra che ci avrebbe anche provato, se non fosse stato per quella costante sensazione d'inconsistenza offensiva che, in fondo, ha pervaso la prestazione di Madama quasi dal primo all'ultimo minuto.

Non ha creato grattacapi, Vlahovic. E quando avrebbe potuto farlo, si è complicato la vita con le sue stesse mani e i suoi stessi piedi. Un passo indietro pesante che pochi, a dirla tutta, sarebbero stati in grado di prevedere.

  • Dusan Vlahovic Inter Juventus Serie AGetty

    PASSO INDIETRO

    Vlahovic stava vivendo un periodo di forma eccellente. Se la Juventus era rimasta lì a battagliare con l'Inter, provando per qualche giorno l'ebbrezza di guardare tutti dall'alto al basso, il merito era stato principalmente suo. E delle sue reti, naturalmente: 7 in 6 partite cominciando da Frosinone, oltre al meraviglioso assist di tacco per Rabiot in Juventus-Roma.

    "Sto bene fisicamente, è semplice - spiegava Vlahovic dopo Lecce-Juventus del 21 gennaio - Non è cambiato niente, sto lavorando come sempre. Sto prendendo cura del mio corpo, dormo bene, mangio bene, mi alleno bene. Sono tutte cose che facevo anche prima, solo che la differenza con la passata stagione è che sto bene fisicamente. Grazie a Dio non ho problemi, questa è l'unica differenza. Spero di continuare così".

    Ed in effetti ha continuato così per un altro po', Vlahovic. Nel senso che ha punito pure l'Empoli, anche se il suo guizzo è stato alla fine inutile per portare a casa i tre punti. Solo che poi, proprio nel momento più importante, ha tradito.

  • Pubblicità
  • NERVOSISMO

    Che non fosse la serata di Vlahovic, a dirla tutta, si era capito sin dai primissimi minuti. Da quando, cioè, l'ex viola è entrato in ritardo su Pavard, provocando le proteste dell'Inter e di tutto San Siro e venendo graziato dall'arbitro Maresca.

    Poi, quasi inevitabilmente, Vlahovic è diventato il primo cattivo sul taccuino del direttore di gara. È accaduto al minuto 20: il serbo ha commesso un altro fallo su Acerbi, Maresca gliel'ha fischiato e qualche istante dopo, di fronte alle proteste eccessive del calciatore, ha estratto il cartellino giallo. Con Massimiliano Allegri costretto a intervenire per provare a tranquillizzare il proprio centravanti.

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Vlahovic Pavard Inter JuventusGetty Images

    QUELLO STOP SBAGLIATO

    Fosse stato solo questo. Il vero picco negativo della partita di Vlahovic, sempre meno lucido col passare dei minuti, si è palesato poco dopo la mezz'ora del primo tempo. Ovvero quando McKennie ha strappato palla al piede trovando l'Inter impreparata, si è presentato in zona tiro al limite e ha toccato in area per il compagno, solo, libero.

    Questi, però, ha incredibilmente sbagliato uno stop semplice - per uno come lui, ma non solo - facendosi scappare il pallone e allungandoselo troppo. E Pavard ne ha approfittato, chiudendolo in angolo al momento della conclusione mancina a pochi passi da Sommer.

    Ecco: volendo cercare una prima sliding door di Inter-Juventus, probabilmente, l'episodio del 32' andrebbe cerchiato di rosso. Se la Juve fosse passata per prima, forse, il Derby d'Italia avrebbe avuto contorni diversi. Di certo i rimpianti della squadra di Allegri, per il resto incapace di fare davvero il solletico a Sommer, possono concentrarsi soprattutto lì.

  • QUAL È IL VERO VLAHOVIC?

    Ragionando sulla base di un contesto più ampio, si torna a quel che si diceva all'inizio. Ovvero il passo indietro fragoroso, e pure inatteso, di un centravanti che fino a domenica sera stava facendo benissimo.

    Lasciamo stare il tabù Inter, lasciamo stare il fatto che a San Siro contro i nerazzurri Vlahovic non abbia mai segnato: sono statistiche, coincidenze, e come tali devono essere prese. Qui, piuttosto, c'è in ballo un interrogativo: qual è il vero Vlahovic, il bomber dei goal a raffica o il gigante impacciato visto nel Derby d'Italia?

    Vero, neppure Lautaro ha fatto il Lautaro. Così come non sempre i campioni fanno i campioni nei momenti che più contano. Solo che Dusan è andato oltre, rivelandosi quasi dannoso. E quella palla goal divorata sul punteggio di 0-0, prima che Gatti - ahilui - decidesse il Derby d'Italia, ne è la rappresentazione più fedele.

  • Pubblicità
    Pubblicità
0