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Empoli Napoli gfxGOAL

Il Napoli ha imparato a sporcarsi le mani: la vittoria di Empoli è un segnale potentissimo

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Lasciamo stare la chiacchieratissima questione del rigore. Per qualcuno era netto, per altri proprio no: fa parte del gioco (e dei meccanismi della moviola). Il punto non è il singolo episodio in sé, pur decisivo per far svoltare l'intera partita: è il modo in cui il Napoli si è portato a casa da Empoli tre punti dal peso neppure calcolabile.

Si dirà: ma siamo solo all'ottava di campionato. Ed è vero. Il Napoli ha un margine ridotto su chi insegue, come è normale che sia. Nulla è deciso e nulla è in procinto di essere deciso: sarebbe paradossale il contrario. Che il torneo sia iniziato da poche settimane o che stia per concludersi, però, poco cambia: l'1-0 con cui la squadra di Antonio Conte ha espugnato il Carlo Castellani-Computer Gross Arena è inserito nel capitolo 1 del manuale del perfetto conquistatore di Scudetti. Che poi, in fondo, è il sogno neppure troppo nascosto dell'ambiente.

Si parla di sofferenza, intesa come “saper soffrire”. Come fanno le grandi squadre. Come fa chi vuole vincere il campionato. Perché non si può sempre giocar bene e non si può sempre dominare: non lo ha mai fatto nessuno, neppure l'Inter dell'anno scorso o il Napoli di Spalletti. Che però vincevano. Era questo, in fondo, il loro segreto di Pulcinella.

  • "SPORCARSI LE MANI"

    In queste prime settimane da allenatore del Napoli, Conte ha parlato più volte di un concetto: lo “sporcarsi le mani”. Ovvero il saper rimanere a galla in partite brutte, venirne a capo, portare a casa il risultato mettendosi l'elmetto. Pareggiare le partite perdibili, vincere quelle pareggiabili. A Empoli, Kvaratskhelia e compagnia hanno fatto tutto questo se non addirittura di più.

    Diceva Conte dopo Cagliari che “questa squadranon amava tanto sporcarsi le mani. Dopo ciò che è accaduto la scorsa stagione, lo switch sta proprio qui. Siamo in crescita. Da quando ho denunciato alcune cose dopo Verona, hanno capito e stiamo lavorando. La sofferenza fa parte del processo". Pure alla Unipol Domus il Napoli aveva vissuto un pomeriggio non semplicissimo. Risultato finale: 0-4. Appunto.

    Il discorso è nuovamente spuntato alla vigilia di Empoli-Napoli, in conferenza stampa. E Conte, nuovamente, ha riproposto il concetto.

    “Le squadre vincenti riescono a essere belle, a sporcarsi le mani e il vestito, a essere camaleontiche. A capire la partita, la giornata. Ci sono a volte delle giornate no: qui si deve imparare a gestire la situazione. Quando la partita è in discesa siamo tutti contenti, ma dovremo essere bravi a capire le partite in salita. Domenica dovremo essere bravi a soffrire. Chi non è pronto a soffrire non può essere un vincente, mai: la sofferenza fa parte della vittoria, la resilienza ti rende più forte”.

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  • SOFFERENZA E RESILIENZA

    Sofferenza e resilienza, già. Il presagio di Conte si è verificato in maniera quasi stupefacente a Empoli, come se il tecnico avesse già capito il tipo di partita che i suoi ragazzi sarebbero stati costretti a giocare. Del resto i toscani non hanno battuto la Roma per caso. Non hanno fermato la Juventus per caso. Non sono stati la sorpresa delle prime giornate per caso, con una difesa quasi d'acciaio.

    Nel primo tempo, il Napoli è stato francamente inguardabile. O meglio: è stato il brillante Empoli del suo amico Roberto D'Aversa a imbrigliare Conte e i suoi giocatori, dall'alto della forza delle idee e di una brillantezza fisica apparentemente superiore. Caprile, il grande ex, ha salvato più volte capra e cavoli. E qui c'è la parte della sofferenza. Sofferenza totale, a dirla tutta.

    Alla fine, pur rischiando più volte di andare sotto nel punteggio, il Napoli ne è uscito. All'intervallo “Conte si è fatto sentire e ha messo a posto un po' di cose”, come ha raccontato Politano nel post partita. L'Empoli è calato, perché a quei ritmi nessuno può reggere per 90 minuti, e di contro i partenopei sono cresciuti. E dopo l'episodio del rigore hanno saputo tenersi stretta la vittoria giocando anche sulla demoralizzazione dell'avversario. Eccola, la resilienza. Eccola, la capacità di portare a casa la partita nelle domeniche più buie.

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  • Conte Empoli NapoliGetty Images

    "1-0, IL RESTO È ARIA FRITTA"

    Anche per questo, alla fine, Conte si tiene doppiamente stretti i tre punti di Empoli. Proprio per il discorso che, quasi come un mantra, ripropone a ogni conferenza stampa: a vincere le partite facili sono bravi tutti, sono le vittorie nelle difficoltà a valere doppio.

    Per dire: un giornalista dopo Empoli gli ha chiesto una considerazione su Politano, a suo dire eccessivamente costretto a rincorrere Pezzella in un atteggiamento tattico controproducente. Conte non ha risposto alla domanda, in pratica ignorandola. E ha puntato il dito su quel che ha contato di più: i tre punti.

    “Matteo è qui, poi glielo chiedi direttamente... Io quello che posso dire è che abbiamo vinto la partita 1-0 e il resto è aria fritta”.

  • IL MURO BUONGIORNO

    Poche storie: il Napoli della scorsa stagione, probabilmente, una partita del genere l'avrebbe persa. E altrettanto probabilmente non sarebbe riuscito a tenere la porta chiusa. Questione di annate giuste e annate storte: il 2023/2024 è stata un'annata storta, questa sembra essere l'annata giusta.

    Se è vero che la miglior difesa è l'attacco, poi, è altrettanto palese anche il contrario. A Empoli il Napoli è stato capace di tornare all'intervallo sullo 0-0. Ed è stata quasi una vittoria, per come si era messo un primo tempo da bambola totale. Grazie a Caprile, come già ricordato. Ma anche grazie ad Alessandro Buongiorno, sempre più leader di una retroguardia che dopo l'addio di “Kim Kim Kim Kim” un leader non ce l'aveva più.

    Un muro, l'ex granata. L'ultimo a mollare, il primo a combattere e a mettere una pezza alle imprecisioni dei compagni. Alla fine il migliore, anche più di Kvara che si è guadagnato il rigore e più di Politano che se l'è procurato, è stato lui. Ed è tutto dire.

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  • IL RENDIMENTO DIFENSIVO

    È presto, dunque, per parlare in maniera concreta di un Napoli da Scudetto? Certo che sì. 8 giornate non sono 38, inverno e primavera ancora devono affacciarsi alla porta. Ma che a essere da Scudetto sia il rendimento difensivo della squadra di Conte, su questo non ci piove.

    Il Napoli ha incassato appena 5 reti in 8 turni, come l'Empoli stesso: solo la quasi impenetrabile Juventus (1) ha fatto meglio fin qui. Volendo slegare l'atipico pomeriggio di Verona da tutto il resto, da quando cioè il Napoli ha davvero cominciato a ingranare inserendo gradualmente i nuovi acquisti, il dato è ancora più incisivo: appena due goal al passivo, ovvero il rigore del parmense Bonny e la staffilata da fuori area del comasco Strefezza.

    Vincere le partite sporche, infilare le mani nel fango, passa proprio da qui: dal chiudere la porta, senza lasciar passare gli spifferi, senza consegnarsi all'avversario quando questi è superiore. Lo scorso anno il Napoli non ci riusciva, oggi sì. La differenza, alla fine, sta tutta qui.

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