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Leao Fonseca PioliGetty Images

Il Milan di Fonseca tra scelte forti e risultati mediocri: dopo 15 partite ha 6 punti in meno rispetto a quello di Pioli

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Questa volta si è davvero arrivati a un punto di non ritorno. La notte del derby e quella del Bernabeu sembrano lontanissime: il Milan è di nuovo piombato nello sprofondo rossonero di inizio stagione e la gente, proprio in concomitanza con l'evento dei 125 anni del club, è entrata in uno stato di ebollizione.

Sul banco degli imputati, come sempre in questi casi, sono finiti un po' tutti. La società, capeggiata da un Gerry Cardinale che ieri a San Siro non c'era. Zlatan Ibrahimovic, fischiato dai tifosi presenti allo stadio appena il suo volto è comparso sul maxischermo. E poi i giocatori, naturalmente, perché in campo ci vanno pur sempre loro. E infine Paulo Fonseca, il manico, scelto in estate per avviare un nuovo corso.

Tanto, da agosto a oggi, non ha funzionato. E quando qualcosa ha funzionato è successivamente e immediatamente tornato nel dimenticatoio, seppellito da nuove delusioni e nuove frustrazioni. Fino ad arrivare a una classifica che parla da sola.

  • FALSA PARTENZA

    Se in Champions League ha buone possibilità di accedere direttamente agli ottavi di finale, con i suoi 12 punti, la zona qualificazione distante appena un punto e un calendario potenzialmente abbordabile nelle ultime due giornate, in campionato la storia è diversissima: il Milan è ottavo, con 14 lunghezze di ritardo dall'Atalanta capolista. E oggi sarebbe fuori addirittura dall'Europa che conta.

    Mai, negli ultimi quattro anni, i rossoneri erano partiti così male in Serie A dopo 15 partite disputate (la squadra di Fonseca ne ha una in meno rispetto a tante avversarie: quella di Bologna). Nel 2019/2020, l'anno del cambio della guardia tra Marco Giampaolo e Stefano Pioli, i punti erano tre in meno: 20. Ma le tre stagioni successive non sono paragonabili: 37 nel 2020/2021, 35 nel 2021/2022, 33 nel 2022/2023, 29 nel 2023/2024.

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  • IL CONFRONTO CON PIOLI

    Il confronto con il recente passato, insomma, è impietoso. E non serve nemmeno andare a guardare il rendimento dell'anno dello Scudetto - 35 punti, come detto - per rendersene conto.

    Un anno fa il Milan, pur tra qualche scossone e una tenuta difensiva mai impermeabile, navigava in acque ben più limpide: alla sedicesima giornata la squadra allora allenata da Pioli aveva collezionato 32 punti, 9 in più rispetto a oggi, anche se 9 erano anche le lunghezze di svantaggio rispetto alla vetta occupata dall'Inter, già imprendibile proprio come lo era stato il Napoli 12 mesi prima.

    Chiaro: come già ricordato c'è quella partita di Bologna non giocata, che porta a 26 i punti potenziali - potenziali, appunto - del Milan e riduce a 6 il divario con lo scorso anno. Ma sono dettagli.

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  • LE SCELTE FORTI NON BASTANO

    Fonseca, insomma, non è mai riuscito a tirar fuori con continuità il meglio dai propri giocatori: a una notte magica, tipo quella col Real, è spesso seguita una mancata conferma: vedi il 3-3 di Cagliari. Il classico passo avanti per farne due indietro.

    E dire che il portoghese ha provato e sta provando in ogni modo a scuotere l'ambiente. Anche se a modo suo, un modo che da queste parti raramente avevano visto: mettendo in discussione tutto e tutti, a partire da chi dovrebbe fare la differenza perché dotato da Madre Natura di qualità tecniche superiori a quelle dei compagni.

    Ogni riferimento a Rafael Leão e Theo Hernandez è puramente voluto. La catena di sinistra del Milan si è spezzata, tra il caso cooling break dell'Olimpico, le panchine del portoghese e le prestazioni opache del francese, culminate con la panchina contro il Genoa. Ed è anche da qui che passa la nuova crisi rossonera, una delle tante che la squadra di Fonseca ha già dovuto affrontare in questo travagliato avvio di annata.

    Leão ha fatto innegabili passi avanti nell'ultimo periodo, anche in termini di atteggiamento. Ma contro il Genoa ha rivisto vecchi fantasmi che sembravano essere stati scacciati. Theo domenica nemmeno si è visto in campo, ma è servito a poco, anche se il suo sostituto (Jimenez) male non se l'è cavata. Come dire che le scelte forti di Fonseca, per quanto sensate, non hanno fin qui dato i risultati sperati.

  • VERONA DECISIVA?

    E ora attenzione, perché le voci su una panchina non più così salda sono destinate a rincorrersi per qualche giorno: scontato, dopo una prestazione come quella col Genoa e l'esplosione di rabbia del tifo. Anche se la società, rappresentata da Zlatan Ibrahimovic, ha ribadito più volte di essere al fianco di Fonseca e di appoggiare le sue scelte mai banali.

    "Theo in panchina? Era già successo con Leão - ha detto lo svedese prima della partita di domenica - lui è uno dei terzini sinistri più forti del mondo, oggi non giocherà ma tornerà sicuramente. Il mister fa le sue scelte che tutti rispettano e quando tornano in campo devono fare la differenza. Oggi è una grande occasione per Jimenez e Liberali, crediamo nei nostri talenti. Fonseca cerca una reazione, quello che ha detto in pubblico lo ha anche detto in privato.Sappiamo che possono fare di più, la società è d'accordo col mister e cerchiamo di spingere per fare meglio".

    Secondo Calciomercato.com, però, Fonseca è sotto osservazione. Come è inevitabile che sia, del resto. E "un eventuale passo falso nella trasferta di venerdì prossimo al Bentegodi contro il Verona farebbe precipitare la situazione dell’ex Lille". Scrivendo definitivamente l'ultimo capitolo a una storia breve e piena di ostacoli.

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