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Lukaku Milan Lukaku gfxGOAL

Il flirt estivo, la lite con Ibrahimovic, "I'm the fucking best": Lukaku e il Milan, amici mai

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Non è raro che Romelu Lukaku si ritrovi a fronteggiare sfide dal sapore particolare. È sempre particolare quando ritrova da avversario l'Inter, la squadra dove era idolo e dove è diventato nemico numero uno. È particolare quando se la vede con la Juventus, per mille motivi. Ma anche con la Roma, in cui ha giocato per 12 mesi. E il Milan? Sì, anche il Milan. Eccome.

Se Lukaku e la Juve rappresentano due rette apparentemente destinate a non incrociare mai i rispettivi percorsi, lo stesso discorso vale per i rossoneri. Specialmente oggi che il belga una casa l'ha finalmente trovata, dopo tre anni di angosce sportive londinesi, di peregrinazioni, di prestiti mai giunti al passo successivo, ovvero l'acquisizione definitiva. Ciò che il Napoli, al contrario, ha deciso di fare proprio negli ultimi giorni del mercato estivo, liberandolo dalla prigione dorata chiamata Chelsea.

Ma ricordate che cos'era successo prima di un lieto fine atteso da mesi? Era successo che pure il Milan, a un certo punto, aveva pensato seriamente alla possibilità di fare di Lukaku il numero 9 mancante dal momento dell'addio di Olivier Giroud.

  • IL FLIRT ESTIVO

    Tra giugno e luglio, il nome di Lukaku è stato accostato a più riprese al Milan. Negli stessi giorni in cui cercava un modo per aggirare la questione delle celebri commissioni da elargire agli agenti di Joshua Zirkzee, la società rossonera si guardava attorno. E arrivava pure a sondare con il Chelsea la possibilità di un'operazione che potesse riportare il belga sotto la Madonnina. Solo con la maglia "sbagliata".

    Alla fine non se n'è fatto nulla. I Blues non hanno aperto al prestito, il Milan ha virato con decisione su Alvaro Morata. E alla fine, senza Zirkzee andatosene al Manchester United, il prescelto è stato proprio lo spagnolo.

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  • Federico Dimarco Romelu Lukaku InterGetty

    "MAI, MAI, MAI, MAI"

    Sarebbe venuto giù il mondo, sportivamente parlando. Specialmente a Milano. Perché si sa che le parole di calciatori e allenatori sono un po' come un foglio di carta, se ne volano via al primo soffio di vento, ma la convinzione con cui Lukaku aveva escluso di vestire un giorno la maglia della Juventus o del Milan era sembrata a tutti sincera, reale.

    Accadeva nel gennaio del 2022, pochi mesi dopo il trasferimento dall'Inter al Chelsea. Episodio piuttosto celebre pure quello: Matteo Barzaghi di Sky raggiunge Lukaku a Londra, lo intervista, ne esce un contenuto a prova di bomba. “Se la Juventus o il Milan ti chiamassero?”, gli chiede a un certo punto. E l'altro: “Mai, mai, mai, mai”.

    Lo dice con le parole, Romelu. E lo sottolinea con una serie di movimenti ondeggianti della testa. Una serie di niet perentori, senza discussioni. Io alla Juventus? Mai nella vita. Io al Milan? Mai nella vita. C'è solo l'Inter, come recita l'inno nerazzurro.

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  • "I'M THE FUCKING BEST"

    Lukaku, del resto, è stato visto per anni come un simbolo interista. Con Antonio Conte, proprio colui che oggi lo allena al Napoli, ha vissuto il biennio più entusiasmante della carriera: 23 e 24 reti rispettivamente, un impatto dominante che raramente, in tempi recenti, si era visto nel nostro campionato.

    Con addosso la casacca dell'Inter, Lukaku ha sfidato il Milan in sei occasioni tra Serie A e Coppa Italia. E ha segnato cinque volte: praticamente in tutti i derby, o quasi. Tra il 2019 e il 2021 ha punito i rossoneri quattro volte su quattro tra andata e ritorno.

    La sua stracittadina memorabile è datata 21 febbraio 2021. L'Inter è a +1 in classifica sul Milan, in difficoltà ma potenzialmente a portata di il sorpasso. In un San Siro vuoto per il Covid è un dominio nerazzurro: 3-0, con doppietta di Lautaro Martinez e sigillo finale di Lukaku, autore pure dell'assist per lo 0-1. La cavalcata che porta al tris del belga è seguita da una serie di messaggi entrati nella storia: “I'm the fucking best! Io, io! Te l'ho detto, cazzo”. Ovvero: sono il migliore. Il re di Milano.

  • Lukaku IbrahimovicGetty

    LA LITE CON IBRAHIMOVIC

    Il riferimento va a quel che era accaduto un paio di mesi prima. Di nuovo Inter contro Milan, questa volta in Coppa Italia. Il 2-1 finale per la squadra di Conte, vincente nel finale grazie a una punizione di Eriksen, passa quasi in secondo piano rispetto a quel che è accaduto prima: Lukaku e Zlatan Ibrahimovic arrivano a contatto, se ne dicono di ogni, dimenticano che un tempo erano compagni di squadra (al Manchester United).

    "Ho giocato un anno con lui a Manchester, ma non era la stessa persona del derby – dirà Ibrahimovic un paio d'anni più tardi – L'Italia ha questo difetto: ti fa diventare qualcosa che non sei. Lui non è un ragazzo cattivo. Mi ha sorpreso la situazione, non era lui. Quella cosa era da me, ma non da lui".

    Oggi Ibrahimovic è di nuovo al Milan, ma sotto un'altra veste. Anche se qualcuno, come Zvonimir Boban, ancora non ha capito di preciso quali siano le sue mansioni. Questa sera sarà di nuovo un derby, anche se a distanza. Ricordando di nuovo i fatti di quasi quattro anni fa.

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  • OPERAZIONE RISCATTO

    Si sa benissimo, al contrario, quale sia la mansione principale di Lukaku: segnare, possibilmente. Il Napoli lo ha preso per questo, per rimpiazzare nel miglior modo possibile lo scontento Osimhen e regalare nuovamente a Conte il suo centravanti perfetto.

    La realtà parla di un avvio di campionato tra alti e bassi: il guizzo vincente all'esordio contro il Parma, poi Cagliari, poi la roboante prestazione col Como, ma anche qualche scena muta, il tentativo di aiutare la squadra con sponde e il suo solito lavoro fisico, un digiuno di due partite accompagnato da altrettante prestazioni insufficienti.

    Se il Napoli in qualche modo l'ha sfangata contro Empoli e Lecce, lo ha fatto senza Lukaku. Che in entrambi i casi ha giocato, sì, ma non è riuscito a dare il contributo che città, squadra e Conte si aspetterebbero da lui. Ma di fronte c'è il Milan. E il Milan gli dà sempre quel sapore di derby. Anche se in campo Ibra non c'è più da un pezzo.

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