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Sergio Conceiçao InterGetty Images

Il biennio di Sergio Conceição all'Inter: i derby contro il Milan, il rapporto con Vieri, il 5 maggio

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I più giovincelli magari non se lo ricordano, ma Sergio Conceição, nuovo allenatore del Milan, a Milano ha già vissuto un pezzo della propria carriera professionale. Non da tecnico: da calciatore. E non in rossonero: all'Inter, avversaria nella finale di Supercoppa Italiana il 6 gennaio.

Accadeva una vita fa, altri tempi, altro calcio, altra Serie A. Anni in cui le sette sorelle andavano via via sfaldandosi, anni in cui l'Inter cercava disperatamente di uscire da un tunnel di insuccessi che in Italia durava addirittura dal 1989, l'anno dello Scudetto dei record.

Nemmeno Sergio è riuscito a interrompere il trend negativo. Anche se ci è andato vicino. Molto vicino.

  • DUE ANNI

    L'Inter acquista Conceição dal Parma nell'estate del 2001, inserendolo in una rosa profondamente rivoluzionata. Come è normale che sia, considerando tutto quel che è accaduto nella tremenda stagione precedente: l'addio fulmineo di Lippi, il quinto posto finale in campionato, lo 0-6 del derby, l'1-6 in Coppa Italia proprio contro il Parma, l'eliminazione dalla Coppa UEFA per mano dell'Alaves. Un disastro in piena regola.

    In panchina arriva Hector Cuper, in campo i volti nuovi sono tanti: Toldo in porta, Materazzi in difesa, l'ex rossonero Guglielminpietro a centrocampo, Adriano e Kallon in attacco, il ritorno di Cristiano Zanetti dalla Roma. E Conceição. Che, nei piani del nuovo allenatore e della dirigenza, dovrà diventare il padrone della fascia destra nel 4-4-2 abbastanza rigido proposto dall'ex Valencia.

    A Milano, Conceição vive una prima stagione altalenante. Non gioca sempre, più volte entra dalla panchina specialmente nella seconda parte dell'annata, da settembre a novembre deve rimanere ai box per un paio di mesi per infortunio. Alla fine colleziona 23 presenze in campionato e 8 in Coppa UEFA. Rendimento simile l'anno dopo, il 2002/2003: 19 presenze in A, 12 in Champions League.

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  • "HO GIOCATO MENO AD ALTI LIVELLI"

    In generale, il Conceição di Milano ha poco a che spartire con quello che la Lazio aveva preso qualche anno prima dal Porto: ottimo giocatore, sì, ma quello di Roma era entrato ed era rimasto nei cuori della gente biancoceleste, goal decisivo in Supercoppa Italiana contro la Juventus compreso.

    "All'Inter ho giocato un po' meno ad alti livelli dopo gli anni con la Lazio e il Parma - ha ammesso Sergio nel 2023 alla vigilia di Inter-Porto, gara d'andata degli ottavi di finale di Champions League - Non sono stato così forte, ma comunque ho sempre dei bei ricordi".

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  • IL RAPPORTO CON VIERI

    All'Inter Conceição ritrova Bobo Vieri, con cui aveva già sfiorato uno Scudetto ai tempi della Lazio. Nel 1998/1999 la squadra di Sven-Goran Eriksson aveva le mani sul titolo, prima di lasciarselo scappare e vederlo finire in quelle del Milan di Alberto Zaccheroni.

    Giocare con Vieri, in quei tempi, non è semplicissimo per chiunque. Un po' musone, tanto da dar vita a una storica imitazione di Fabio De Luigi a Mai dire Gol, il Bobone nazionale ogni tanto se la prende con i compagni che non riescono a servirlo nel modo giusto: nemmeno Sergio è al riparo, specialmente in un periodo nerazzurro in cui fatica a replicare le pennellate romane.

    Però i due sono e restano molti amici: un legame nato nella Capitale, mantenuto a Milano e poi pure nel dopo calcio. "Sergio è mio fratello - ha raccontato qualche tempo fa Vieri alla Bobo Tv - I suoi cross all'Inter? Ma lì i palloni sono quelli dei medicinali, pesano 7-8 chili, è dura alzarli".

  • IL 5 MAGGIO

    Anche Conceição senior vive in prima persona la pagina interista più amara del nuovo millennio: il 5 maggio. Ovvero il 5 maggio 2002, il giorno dell'inconcepibile ko contro una Lazio priva di stimoli e della contemporanea vittoria a Udine della Juventus, che opera così il sorpasso all'ultima curva laureandosi campione d'Italia.

    Sergio ha chiuso la sua prima stagione all'Inter in calando, con pochi guizzi, la panchina di Verona col Chievo e un paio di subentri nel finale. Però per la decisiva gara dell'Olimpico Cuper lo schiera titolare, largo a destra in un centrocampo completato da Di Biagio, Cristiano Zanetti e dall'adattato Recoba.

    Ex della partita, contro quella Lazio che sarà di nuovo sua poco più di un anno dopo, il portoghese può poco contro il fato. L'Inter passa in vantaggio una prima volta, si fa raggiungere, torna avanti, di nuovo viene ripresa, quindi sorpassata e staccata. Nel pomeriggio di Poborsky e, in negativo, di Gresko. "Un ricordo pesante", l'ha definito Conceição prima di Porto-Inter di due stagioni fa.

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  • I DERBY CONTRO IL MILAN

    Nei due anni all'Inter, Conceição gioca il derby sei volte: quattro in campionato, altre due in Champions League. Bilancio amaro: una vittoria, due pareggi, tre sconfitte. Del resto sono gli anni del Milan di Ancelotti, che a differenza dell'Inter ricomincia costantemente a mantenersi al top in Italia e in Europa.

    L'unico trionfo è datato 3 marzo 2002: 1-0 Inter nella stracittadina di ritorno. Conceição gioca gli ultimi 23 minuti e apre l'azione dell'unica rete, anche se il capolavoro verrà firmato da Ventola e Vieri, con deviazione finale di coscia di quest'ultimo. All'andata il portoghese non si era invece visto a causa di un infortunio.

    Il ricordo più bruciante è però legato alla doppia semifinale di Champions League dell'anno successivo. E a quel doppio pareggio che, in virtù della zampata di Shevchenko fuori casa, permette al Milan di approdare a Manchester ed elimina l'Inter. Due partite che Conceição gioca dall'inizio, la seconda fino al 90'. Ma questo, come tutto ciò che riguarda l'esperienza nerazzurra, appartiene ai cassetti del passato.

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