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Zlatan Ibrahimovic MilanGetty Images

Ibrahimovic e la nuova vita da dirigente del Milan: “Non è più one-man show: non sono qui per salvare nessuno”

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Da calciatore è stato senza dubbio un grande campione, anzi: una vera e propria leggenda di questo sport.

Questa vita, però, per Zlatan Ibrahimovic è ormai alle spalle: ora lo svedese affronta quotidianamente le insidie derivanti dal nuovo ruolo da dirigente nel Milan.

L'ex attaccante ha avuto modo di raccontarsi e di affrontare le tematiche inerenti al suo nuovo percorso fuori dal campo in una lunga intervista rilasciata a CQ Italia.

Di seguito tutte le dichiarazioni più importanti rilasciate dal dirigente rossonero.

  • "NON È PIÙ ONE-MAN SHOW"

    "Come in campo, anche qui il gioco di squadra è la cosa più importante di tutte. È quello che ho detto a Gerry Cardinale quando ho accettato di lavorare con lui. Gli ho detto chiaramente: 'Non è più un one-man show. Non vengo qui per salvare nessuno. Se pensi che sia così, lasciamo perdere subito. Io non sono qui per salvare la situazione. Sono qui per imparare dagli altri e aiutarli a dare il meglio. Imparare. Aiutare. Teamwork'.”

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  • "NON SONO ANDATO AD HARVARD: IO VENGO DALLA STRADA"

    "Io in mezzo a dozzine di uomini incravattati sul sito di RedBird Capital? Ho detto a Gerry, sono probabilmente l’unica persona in quel sito che non è andata ad Harvard. Anzi: io vengo dalla strada. Lui si è messo a ridere. Dice che mi vuole anche per quello".

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  • "HO DOVUTO METTERE DA PARTE L'EGO"

    "Chi me l'ha fatto fare ad accettare questa sfida? È stato tutto merito di Gerry. Quando ho smesso di giocare avevo 42 anni. Mi sono detto: Ascolta, devi essere realista. Devi accettare che non sei più quello di prima. Il problema più grande, il vero problema che ogni calciatore ha, è proprio questo: accettare la realtà e mettere da parte l’ego. Capire che hai superato la data di scadenza. Io l’ho fatto. L’ho accettato. E così ho trovato la mia pace. Da quel momento sono tranquillo. E quella era la parte più difficile.

  • "POTEVO DIVENTARE PROCURATORE NELL'AGENZIA DI RAIOLA"

    "Sono uno che ama le grandi sfide. Quando faccio qualcosa, deve essere una cosa gigante. Altrimenti non sento l’adrenalina, la pressione. E io ho bisogno della pressione. Le cose normali non mi piacciono. All’inizio ho detto no, non sono interessato. Anche perché quando il mio agente Mino Raiola è venuto a mancare, un paio di anni fa, avevo l’opportunità di entrare nella sua azienda, diventare un procuratore. Ci ho pensato. E sono stato chiaro con Gerry: ho detto, ascolta, ho questa opportunità, e ho anche quella che mi stai offrendo tu, ma in realtà… non voglio nessuna delle due. Perché la mia vita in quel momento era bella così. Non dipendevo da nessuno. Nessun orario da seguire. Nessuna sveglia alle sette. L’unico piano che avevo erano i miei due ninja, i miei due ragazzi, ed Helena. E poi ovviamente la vita a casa, gli allenamenti".

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  • "GERRY CARDINALE È IL VERO WOLF OF WALL STREET"

    "Perché alla fine ho accettato? È stato Gerry, come ti dicevo. Lui spinge. Spinge forte. Ora capisco perché ha successo: non molla mai. È il vero Wolf of Wall Street. Ottiene sempre quello che vuole. Alla fine, mi ha dato un’opportunità a cui non potevo dire di no. E poi anche mia moglie mi ha detto: Se ti conosco bene, so che dopo un po’ ti annoierai. Tu hai bisogno di una sfida. Vai, fai quello che devi fare e sii te stesso. E lei mi conosce e bene. E no, non c’entrano i soldi. Perché io non sono pagato dal Milan, capito? Non sono un dipendente del Milan. Io lavoro per RedBird. Ma la mia responsabilità è chiara: portare l’AC Milan dove gli spetta. Vincere."

  • "SE VUOI ARRIVARE IN ALTO DEVI SOFFRIRE"

    "Cerco di mantenere l’equilibrio, di non diventare stressato. Perché in questo lavoro, a Casa Milan, non ti rendi conto di essere stressato… finché non sbatti contro il muro. E quando succede, potrebbe essere troppo tardi. Quando ero calciatore se ero stressato, arrabbiato, o c’era qualcosa che non mi piaceva, andavo in palestra per due ore. Ancora oggi cerco di allenarmi ogni giorno, quando riesco. Per scaricare la rabbia, per tirare fuori l’energia. Se qualcosa non va, se qualcosa non si chiude, mi sfogo così: mi alleno, soffro in allenamento. Perché a me piace soffrire. Nella mia testa è chiaro: se vuoi arrivare in alto, devi soffrire."

    Conclude poi: "Qui succedono sempre situazioni nuove. Non sono ancora abituato a tutto, quindi osservo, imparo, accumulo esperienza. Dico la mia quando serve, ma se non mi sento sicuro, non vado a dire agli altri cosa devono fare nel loro campo."

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  • "SFONDIAMO OGNI MURO: SIAMO IL ROCK AND ROLL"

    "Il Milan è il club più famoso d’Italia. Noi rappresentiamo il calcio italiano nel mondo. Dna, mentalità, pedigree. I numeri parlano chiaro. Tutti parlano di noi. E se parlano di noi, significa che stiamo facendo qualcosa di grande. Una nuova mentalità. Il nostro management è giovane, internazionale. Gente con visioni diverse, ambizioni diverse: c’è fame. E questo è incredibile. Non abbiamo paura. Questa è la nostra forza. Facciamo quello in cui crediamo, senza paura, senza limiti, facciamo le cose a modo nostro. Non guardiamo gli altri. Andiamo avanti, sempre. Qualsiasi muro troviamo davanti? Lo sfondiamo. E fidati di me: noi siamo il rock and roll. Puntando sempre ai risultati. Siamo la nuova scuola".

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