“Quando sono tornato la seconda volta, si trattava più di dare che di prendere. Volevo aprire la strada a una nuova generazione. Fungi da esempio, dici: 'Senti, è così che funziona'. Quando sei al Milan, è l'élite dell'élite: pressione, richieste, obblighi.
Devi assumerti la responsabilità, diventare un uomo, perché essere giocatore non riguarda solo il campo, ma anche la persona fuori dal campo. Ero il punto di riferimento. Non avevo un ego. Ero come una specie di... angelo custode. Quindi tutta la pressione ricadeva su di me, non su di loro, ma allo stesso tempo facevo pressione su di loro.
Non avevo bisogno di segnare un goal in più o uno in meno. Non avrebbe cambiato la mia carriera. Si trattava più di preparare il futuro per gli altri, perché credo che questa giovane generazione abbia bisogno di un leader da seguire. Se non hai esempi, soprattutto quando giochi in grandi club, chi ti mostra la strada?
Non si trattava di me, ma della squadra. Tutti questi ragazzi che non avevano mai giocato in Champions League e non avevano mai vinto. Quando invecchi, devi trovare degli stimoli. Dopo 20 anni la questione non riguarda più i contratti. Il mio stimolo era mostrare la strada a una squadra giovane".