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Ibrahimovic MilanGetty Images

Ibrahimovic al The Athletic: "Al Milan ho aperto la strada a una nuova generazione"

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Il Milan attuale, quello trovato al momento del suo rientro dagli Stati Uniti nel 2020, il presente e il futuro: di questo e di altro ha parlato Zlatan Ibrahimovic in una lunga intervista al The Athletic.

Una chiacchierata nella quale lo svedese ha ribadito più volte un concetto: la scelta di tornare al Milan quattro anni fa è stata presa non tanto per ambizioni personali, quanto per "aprire la strada a una nuova generazione", per usare le sue parole.

Ecco dunque gli stralci migliori dell'intervista rilasciata da Ibra al The Athletic.

  • ALLENARE? NO, GRAZIE

    "Li vedi i miei capelli grigi? Diventerebbero completamente grigi dopo una settimana da allenatore. La vita di un allenatore dura fino a 12 ore al giorno.Non hai assolutamente tempo libero".

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  • IL SUO RUOLO AL MILAN

    "Ho voce in capitolo in molte situazioni per ottenere risultati e aumentare il valore, il tutto con l'ambizione di vincere.

    Io a Milanello? Non sono un babysitter. I miei giocatori sono adulti e devono assumersi delle responsabilità. Devono dare il 200 per cento anche quando non ci sono.

    Il mio ruolo è collegare tutto, essere un leader dall'alto e assicurarmi che la struttura e l'organizzazione funzionino. Mantenere tutti sulle spine".

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  • IL RITORNO AL MILAN NEL 2020

    “Quando sono tornato la seconda volta, si trattava più di dare che di prendere. Volevo aprire la strada a una nuova generazione. Fungi da esempio, dici: 'Senti, è così che funziona'. Quando sei al Milan, è l'élite dell'élite: pressione, richieste, obblighi.

    Devi assumerti la responsabilità, diventare un uomo, perché essere giocatore non riguarda solo il campo, ma anche la persona fuori dal campo. Ero il punto di riferimento. Non avevo un ego. Ero come una specie di... angelo custode. Quindi tutta la pressione ricadeva su di me, non su di loro, ma allo stesso tempo facevo pressione su di loro.

    Non avevo bisogno di segnare un goal in più o uno in meno. Non avrebbe cambiato la mia carriera. Si trattava più di preparare il futuro per gli altri, perché credo che questa giovane generazione abbia bisogno di un leader da seguire. Se non hai esempi, soprattutto quando giochi in grandi club, chi ti mostra la strada?

    Non si trattava di me, ma della squadra. Tutti questi ragazzi che non avevano mai giocato in Champions League e non avevano mai vinto. Quando invecchi, devi trovare degli stimoli. Dopo 20 anni la questione non riguarda più i contratti. Il mio stimolo era mostrare la strada a una squadra giovane".

  • PERCHÉ HA CAMBIATO SPESSO SQUADRA

    "Per mettermi alla prova. Prendo il mio zaino e vengo a casa tua. Cultura diversa, lingua diversa, lontano da casa.

    A casa tua, tua madre cucina per te, ti lava i vestiti, hai tutto ciò che vuoi. Sei cresciuto e nato lì. Per cui sei in una zona di comfort. Io esco dalla mia zona di comfort e mi metto alla prova".

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  • IL RAPPORTO CON CAPELLO ALLA JUVENTUS

    "Mi stava distruggendo. Ma allo stesso tempo mi stava costruendo. "Oggi sei una m***a, domani sarai il migliore. E via così.

    Poi, quando pensavi di essere il migliore, ti distruggeva. Per cui vai in confusione: 'C***o, sono davvero il migliore o sono una m***a?' Ha funzionato? Sono diventato il migliore. Quindi, sì.

    Mi è piaciuto? Non l'ho capito. Non c'era un equilibrio. Ma mi ha fatto sempre dare il 200 per cento. Mi ha plasmato".

  • SULLO UNITED E MOURINHO

    "Lì sei solo un numero. Ma volevo costruirmi la mia storia. Non ero interessato a ciò che era successo prima, con tutto il rispetto.

    Sì, questo ti porta pressione di essere all'altezza di ciò a cui erano abituati. Ma non ero interessato alla Class of '92. Questo non mi aiuta, non è la mia squadra. Io volevo scrivere la mia storia. Volevo che la gente dicesse: 'Hai vinto e lo United ha vinto con te'.

    Avevo 35 anni. La gente diceva che sono troppo vecchio, che dovevo ritirarmi, bla bla bla. Ma queste cose mi stimolano.

    Mourinho? José era una macchina. Tira fuori il meglio di te. È una persona manipolatrice. Sa come entrare nella tua testa. Sa come trattarti, indipendentemente dal tuo livello".

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