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Hidetoshi NakataGetty Images

Hidetoshi Nakata e il ritiro a soli 29 anni: "Non sono un fan del calcio, mi piace il calcio: avevo perso la passione"

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Hidetoshi Nakata ha lasciato il segno in Serie A e in Italia. Perché ha (ri)aperto la frontiera giapponese qualche anno dopo Kazu Miura, ma anche e perché è stato un giocatore vero, verissimo. Di talento, qualità, piedi buoni.

Nakata è uno dei giocatori più importanti della storia del Perugia. E ha lasciato il segno anche sull'ultimo Scudetto della Roma (2000/2001), con quella partecipazione decisiva allo scontro diretto contro la Juventus pareggiato 2-2 a Torino. Ha giocato anche nel Parma, nel Bologna, nella Fiorentina. Praticamente un italiano d'adozione.

Oggi "Hide" ha 48 anni e non gioca a calcio da un bel po': da quando ne aveva 29, addirittura. Perché sì, il ritiro è avvenuto prestissimo: una scelta sua, ponderata, non imposta ad esempio da un fisico precario o da un ginocchio rotto.

L'ultima partita di Nakata è stata Giappone-Brasile 1-4 dei Mondiali 2006. Poi, la decisione di salutare tutti e dire addio al calcio giocato a nemmeno 30 anni. Una decisione che, quasi un ventennio più tardi, l'ex perugino ricorda e racconta a The Athletic.

  • "NON SONO UN FAN DEL CALCIO, MI PIACE GIOCARCI"

    Tutto ruota attorno alla concezione di Nakata aveva e continua ad avere del calcio: un pallone tra i piedi può bastare, il resto è superfluo.

    "Non ho mai sognato di diventare un calciatore professionista, ma in qualche modo è successo. Ho giocato ai Mondiali, in Italia e in Inghilterra. Ho sempre giocato per passione. Non sono un fan del calcio, mi piace giocare a calcio. Ecco perché mi sono ritirato: avevo perso la passione.

    Quello che mi piace è giocare, non allenare o commentare. Ecco perché dopo il ritiro ho detto: 'No, devo trovare un'altra passione'".

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  • L'ESPERIENZA IN ITALIA

    Nakata è arrivato a Perugia nell'estate del 1999, circondato da curiosità e riflettori. E oggi ricorda così quel periodo, non solo nel Grifo ma in generale nel nostro campionato.

    "Il Giappone è diverso dall'Italia. I giapponesi sono puntuali, gli italiani sono più del tipo 'comunque'... È stato un grande cambiamento, ma il calcio era lo stesso. Il calcio è lo stesso in tutto il mondo.

    Non ero un grande fan del calcio, non guardavo le partite e non leggevo i giornali, non sono quel tipo di persona. Mi piaceva solo giocare a calcio e volevo solo diventare un giocatore migliore ogni giorno.

    Quando sono arrivato in Italia, il campionato italiano era il migliore al mondo, c'erano giocatori come Zinedine Zidane e Alessandro Del Piero, ma non ne conoscevo molti. Non conoscevo nemmeno metà delle squadre del campionato. Ma questo significava che potevo davvero concentrarmi sul mio gioco. Quella era la mia forza perché non avevo paura"

    Lo Scudetto? Ogni volta che torno a Roma, tutti i tifosi vengono ancora da me e mi dicono: 'Grazie Nakata'".

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  • COME VORREBBE ESSERE RICORDATO

    Nakata non era Zidane, ma il senso era quello: giocatore tecnico, elegante, amante del bello, meno fisico di tanti colleghi ma con un cervello calcistico sopraffino. I suoi assist hanno fatto le fortune di tanti compagni.

    "Mi piacciono il bel gioco, l'eleganza, i giocatori alla Zidane. Non velocità o potenza, ma bei passaggi, bel gioco che non per forza si traducano in goal. Mi piace l'eleganza, sono così nella vita, non solo nel calcio. Mi piacciono le cose eleganti e belle: bei vestiti, bella architettura, design, panorami".

  • "FACCIO LE COSE PER PASSIONE"

    "Quando mi sono ritirato a 29 anni - racconta ancora Nakata - molte persone mi hanno detto: 'Puoi ancora giocare', o, 'Perché non resti del calcio e diventi un allenatore o qualcosa del genere?'. Ma non scelgo le cose da fare perché posso. No, faccio le cose perché voglio farle. Faccio quello che mi piace. Se mi piace la moda, faccio moda. Se mi piace un'altra cultura, faccio un'altra cultura. Se mi piace il sakè, faccio sakè".

    Tutto, insomma, ruota attorno alla passione: la vera parola chiave della vita e della carriera del giapponese.

    "A volte le altre persone non capiscono il perché. È perché lo faccio per passione".

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