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Jans Petter Hauge Bodo GlimtGetty Images

Hauge con l'Italia nel destino: "Il Milan mi ha reso l'uomo che sono oggi: ora voglio battere la Lazio e vincere l'Europa League"

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La Lazio è pronta a disputare i quarti di finale di Europa League e sulla strada dei biancocelesti ci sono i norvegesi del Bodo Glimt.

Tra le fila della formazione guidata da Kjetil Knutsen c'è una vecchia conoscenza della Serie A, ovvero Jens Petter Hauge.

L'ex Milan, nel corso di un'intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, ha parlato di vari temi, dal suo passato in Italia fino all'obiettivo Europa League.

Dopo essere riuscito ad alzare questo trofeo nella stagione 2021/22 con l'Eintracht, il classe 1999 norvegese vuole ripetersi con la squadra della sua città: "Abbiamo il miglior gruppo tra le otto rimaste".

  • IL SEGRETO DEL BODO/GLIMT E L'OBIETTIVO EUROPA LEAGUE

    "Il nostro segreto? Il dialogo. Abbiamo un mental coach, Bjorn Mannsverk, che ci aiuta a restare concentrati. Ha lavorato come pilota nelle forze armate norvegesi e ci tiene a vederci propositivi, a tenere alto il livello e a migliorare. Siamo la squadra migliore di tutta la Norvegia e abbiamo un’identità precisa. Qui non c’è distanza tra noi e l’allenatore".

    E sull'obiettivo Europa League: "Se vogliamo vincerla? Sì, non ci nascondiamo. Anche all’Eintracht non eravamo tra i favoriti, ma abbiamo vinto. Vorrei ripetermi con la squadra della mia città. Se parliamo di singoli, il Bodo non è la squadra migliore, ma posso dire che è il miglior gruppo delle ultime otto rimaste".

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  • FATTORE CAMPO: OCCHIO AL SINTETICO

    "Il campo sintetico è un fattore? È un vantaggio. La palla scorre più veloce: noi siamo abituati, la Lazio no, così come non lo era la Roma quando è venuta qui e ha incassato sei goal. Ma a questo livello bisogna abituarsi a giocare ovunque. I biancocelesti sono forti, ben allenati, li conosciamo. Sarà bello ritrovare Romagnoli, con cui ho giocato a Milano…".

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  • LA NOTTE CHE CAMBIÒ TUTTO

    "La notte che mi ha cambiato la vita? 25 settembre 2020, Milan-Bodo 3-2, nel turno preliminare di Europa League. Io, un ragazzo di Bodo, mi ritrovai a giocare a San Siro. E stavo da Dio. Qualche giorno prima avevo giocato una delle partite migliori di sempre contro il Brann. Avevo fiducia in me stesso, correvo più degli altri e chiusi con un goal e un assist".

  • LA TRATTATIVA LAMPO COL MILAN E IL NO ALLA PREMIER LEAGUE

    "Come andò il trasferimento al Milan? Mi seguiva già. Moncada aveva visto dei video, il mio agente mi disse qualcosa a riguardo. Ricordo la notte in albergo: non riuscivo a dormire, così presi una Coca Cola zero e riguardai la partita. Si giocava a porte chiuse, era diverso, ma avevo i brividi. Qualche giorno dopo scesi in campo per l’ultima volta col Bodo e poi volai a Milano".

    E sulle altre squadre interessate: "Se è vero che ho detto no al Manchester United? C’erano tanti club. Inglesi e italiani. Sia prima della partita, sia dopo. Avevo trovato un accordo col Cercle Bruges, ma rimandavano di continuo e dissi di no. Un altro club mi inviò i biglietti dell’aereo, era tutto fatto, ma rifiutai per il Milan. Per me era l’unica opzione possibile, anche perché mi scrissero diversi giocatori rossoneri.

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  • IL RUOLO CHIAVE DI CALABRIA E IL RAPPORTO CON IBRAHIMOVIC

    "Chi mi convinse maggiormente a trasferirmi a Milano? Davide Calabria. Mi disse che vestire la maglia del Diavolo sarebbe stato un onore. “Ti aspettiamo, quando vieni?’. Non ho mai pensato di rifiutare, e alla fine sono andato".

    E sul rapporto con Ibrahimovic: "Una sorta di… ‘wow’. Incredibile. Mi faceva da traduttore. Mi colpì la sua personalità: ricordo una punizione contro il Sassuolo, mi avvicinai piano piano e chiedi di tirare. Lui mi disse una cosa del tipo, “se me lo chiedi ancora una volta ti do un calcio nel sedere’. Sono rimasto molto legato ai rossoneri: li seguo, mi dispiace stiano andando male".

  • UN PENSIERO SU PIOLI E L'ADDIO OBBLIGATO AL MILAN

    "Il mio rapporto con Pioli? Intanto, una premessa: parliamo di un allenatore fantastico, chiaro e diretto. Quando il Milan ha vinto lo scudetto gli inviai un messaggio di congratulazioni. All’inizio fu difficile perché comunicava con me attraverso un traduttore: io non conoscevo l’italiano, lui parlava poco l’inglese. Quando non giocavo mi chiedevo sempre come mai, quindi andai a Francoforte. Non volevo passare un’altra stagione in panchina, anche perché all’inizio avevo segnato alcuni gol importanti e avuto parecchie chance. Successivamente, no. Ero un po’ frustrato, ma non ce l’ho con Pioli, anzi, sono scelte che fanno parte della vita".

    Sul suo addio ai rossoneri: "Sarei rimasto a lungo, certo, ma non ho rimpianti. Andare in Germania fu un’ottima scelta per migliorarsi. Il Milan è un top club, ma volevo giocare, così pensai a me stesso. La carriera è una. Sono felice di aver rappresentato i rossoneri. Mi hanno reso l’uomo che sono oggi".

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