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Pep Guardiola Fabio CapelloGetty Images

Guardiola risponde a Capello: "Non è la prima volta che parla di me, non sono abbastanza bravo"

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Dopo l'attacco di Fabio Capello, arriva la risposta di Pep Guardiola.

Alla vigilia della sfida contro il Brighton, valida per la 29ª giornata di Premier League, l’allenatore del Manchester City ha replicato alla critica dell'ex tecnico italiano.

"Non è la prima volta che lo dice," ha commentato Guardiola. "Non sono abbastanza bravo per vincere nel calcio italiano…".

  • L'ATTACCO DI CAPELLO: "È ARROGANTE"

    Nei giorni scorsi, attraverso un'intervista rilasciata a El Mundo, Capello aveva criticato aspramente il tecnico del Manchester City: "Sai cosa non mi piace di Guardiola? La sua arroganza. La Champions League vinta con il City è l'unica in cui non ha tentato nulla di strano nelle partite decisive. Ma tutti gli altri anni, a Manchester e a Monaco, nelle giornate chiave, voleva sempre essere il protagonista. Cambiava e inventava per poter dire: 'Non sono i giocatori a vincere, sono io'. E questa arroganza gli è cosata diverse Champions League".

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  • LA RISPOSTA DI PEP: "NON SONO ABBASTANZA BRAVO"

    La risposta di Pep Guardiola non si è fatta attendere e, nel corso della conferenza stampa alla vigilia del match contro il Brighton, il tecnico spagnolo ha risposto, anche ironicamente, alle domande in merito all'attacco dell'ex allenatore italiano: "Ascolto tutto quello che la gente dice di me. Tutto. Quindi fate attenzione! Non è la prima volta che il signor Fabio Capello dice questo.Non sono abbastanza bravo per vincere nel calcio italiano... Un abbraccio forte a Fabio, un abbraccio forte".

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  • UNA RIVALITÀ CHE VIENE DA LONTANO

    Il rapporto teso tra Capello e Guardiola ha radici profonde nel passato, tanto da fare riferimento ai tempi in cui lo spagnolo indossava ancora gli scarpini.

    Sempre nel corso dell'intervista a El Mundo, Capello ha infatti ricordato un episodio dei tempi in cui allenava Guardiola alla Roma: "Un giorno venne a spiegarmi come avrei dovuto svolgere il mio lavoro e io gli risposi: 'Vai a correre e poi potrai parlare'. Il fatto è che lui camminava in campo e non avevo intenzione di farlo giocare al posto di chi meritava di più."

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