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Golazo Luciano JubaGOAL

Golazo - Ma chi è Luciano Juba? Dalla várzea al sogno Mondiale in 6 anni, il Brasile ha trovato un nuovo terzino sinistro

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Nel 2018, dopo i Mondiali russi, il Brasile calcistico ancora non aveva smesso di leccarsi le ferite dell'eliminazione ai quarti di finale per mano del Belgio. E Luciano Batista da Silva Junior, per tutti Luciano Juba, all'epoca ventenne, faceva parte di questo sentimento collettivo: tifoso tra i tifosi, deluso tra i delusi.

Sette anni dopo, Juba non è più un semplice tifoso. E certamente non è più deluso. Né dal calcio né dalla vita, legati l'uno all'altra tanto da formare un intreccio strano ma per lui magnifico.

Chi è oggi Luciano Juba? Intanto il terzino titolare del Bahia, formazione della parte alta del Brasileirão e club sotto il controllo del City Group. E poi, semplicemente, uno dei candidati a salire sull'aereo che la prossima estate condurrà il Brasile dritto negli Stati Uniti, in Messico e in Canada.

Sarebbe l'apice di un'ascesa portentosa e poco comune nel mondo del pallone. Perché sette anni fa, all'indomani della dolorosa eliminazione contro il Belgio, Juba non era neppure un calciatore professionista. E oggi è quel che è: uno dei volti nuovi della rosa di Carlo Ancelotti.

  • IERI: GLI ANNI NELLA VARZEA

    Fino al 2019, dunque fino a un anno dopo i Mondiali russi, Luciano Juba fa parte del mondo della cosiddetta "várzea". Ovvero quel pianeta underground del Brasile fatto di campetti di terra battuta, o di cemento, o di erba ma solo per modo di dire. Calcio amatoriale, lo si potrebbe definire. Quello con le reti a dividere il campo dalla gente che assiste alle partite.

    Juba è il soprannome che gli è stato affibbiato da piccolo: aveva i capelli così voluminosi da sembrare la criniera di un leone. E criniera, in portoghese, si traduce appunto con "juba".

    Lo chiamano tutti così nel bairro Curado I, il quartiere di Recife dove il mancino è nato e cresciuto. E lo chiamano così anche nel Bahia Curado, la squadretta amatoriale in cui continua a giocare anche dopo essere entrato nelle giovanili dello Sport, nel 2019.

    Gioca bene, Juba. Fa già il terzino e ha un sinistro forte e preciso. Proprio nel 2019 segna la rete decisiva contro il Corinthians do Alto do Capitão e il Bahia Curado trionfa nella Liga União de Futebol Amador de Pernambuco. Altri tempi rispetto a oggi. Però è lì che, di fatto, inizia la carriera di Luciano.

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  • Luciano JubaGetty Images

    OGGI: LA CONVOCAZIONE DI ANCELOTTI

    Salto in avanti di qualche anno. Luciano Juba non è più il craque del Bahia Curado, non gioca più nel calcio amatoriale. Oggi è uno dei terzini sinistri migliori proposti dal campionato brasiliano, svuotato di talenti che dopo la maggiore età volano in Europa (gli ultimi Endrick ed Estevão) e impoverito di talento.

    La missione di Ancelotti è tutt'altro che semplice: trovare gli uomini giusti per il progetto Mondiale. La scelta non è amplissima: terzo nel girone sudamericano con gli stessi punti di Colombia, Uruguay e Paraguay, e a -10 dalla capolista Argentina, il Brasile sta vivendo uno dei momenti più delicati della propria storia. E così anche l'ex allenatore di Milan e Real Madrid, come i ct italiani, si ritrova costretto a innovare.

    Juba, che in questa stagione ha messo a segno 6 reti e fornito 8 assist in 58 presenze col Bahia, è stato così inserito nell'elenco dei convocati per le amichevoli di novembre contro Senegal e Tunisia. Alla fine non è sceso in campo in nessuna delle due partite. Ma intanto ha respirato l'aria nobile della Seleção, raggiungendo il culmine di una carriera finita improvvisamente sull'ottovolante.

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  • "SCARICAVO I CAMION CON MIO NONNO"

    "Quando è uscito il mio nome nella lista dei convocati ho pensato a tante cose - ha detto Juba negli scorsi giorni, intervistato da R7 Esportes - Tutto quello che ho passato nella mia vita, aver realizzato il sogno di diventare un calciatore professionista. Ho sempre lavorato duramente con il sogno di arrivare nella Seleção. Alla fine ne è valsa la pena. Sono felice per quello che sta accadendo nella mia vita, nella mia carriera".

    Nella stessa chiacchierata, Juba ha ricordato i momenti in cui non sapeva se avrebbe mai potuto realizzare il sogno di diventare qualcuno nel mondo del calcio.

    "Nel 2019, nonostante facessi già parte delle giovanili dello Sport, continuavo a giocare anche nella várzea per guadagnare qualcosina in più. All'epoca lavoravo anche con mio nonno, scaricavo i camion per avere un po' di soldi da parte per il fine settimana. Il sogno di diventare calciatore professionista c'era, ma non sapevo se sarei mai riuscito a farcela. E oggi sono qui, ho realizzato il mio sogno di bambino".

  • DAL NULLA ALLA GLORIA

    Ma come arriva Luciano Juba dal nulla alla gloria in così pochi anni? Il primo club a dargli fiducia è il Serra Talhada, nello Stato del Pernambuco, espressione della città di poco meno di 90.000 abitanti in cui è nato: nel 2017 lo nota nei campetti della várzea e lo inserisce nelle proprie giovanili. Per lui, che mai aveva vissuto il calcio con queste regole, è un assoluto cambio di vita.

    "Sono arrivato già nell'Under 20 e per me è stata una novità - ha raccontato ancora a R7 Esportes - visto che prima di allora non ero mai stato in nessun club, nessuna categoria giovanile, Under 15, Under 17. È stata una cosa insolita. Ma mi sono sempre sforzato al massimo e già quell'anno siamo arrivati per la prima volta nella storia del club fino alle semifinali dell'Estadual Under 20".

    La vera svolta arriva poco dopo: lo nota lo Sport, altra società del Nordest del Brasile, che lo preleva in prestito facendogli fare una sorta di provino. Ha spiegato Juba che "già essere lì era la realizzazione di un sogno". Poi l'esordio in prima squadra e il sogno diventa realtà. Inizialmente come ponta, ovvero esterno offensivo a sinistra, prima di trovare il proprio habitat naturale da terzino.

    Il prestito di un paio di mesi al piccolo Confiança (Serie B) nel 2021 segna un piccolo passo indietro, ma il ritorno a Recife è fragoroso: l'anno successivo Juba si impone come uno dei migliori terzini sinistri della seconda serie e nel 2023 riceve la chiamata del Bahia, che lo porta a Salvador sfruttando il suo status di parametro zero.

    Il ventiquattrenne Luciano, che per la prima volta si confronta seriamente con l'élite del pallone brasiliano, non trema. Si comporta benissimo anche sotto la guida del totem Rogerio Ceni, arrivato nel settembre di quell'anno. Piace ai tifosi, che gradualmente iniziano a chiederne la convocazione nella Seleção. È uno dei pilastri di una squadra sempre più ambiziosa grazie alla gestione del City Group.

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  • Luciano JubaGetty Images

    IL VALENTINO ROSSI DEL BRASILE

    Juba, in un certo senso, può essere considerato il... Valentino Rossi del Brasile. Anche se lo sport in cui è diventato celebre è completamente diverso. Anche se la sua fama è completamente diversa rispetto all'ex fuoriclasse della Moto GP.

    Il motivo è legato al numero che il terzino del Bahia porta sulle spalle: il 46. Lo stesso che Valentino esibiva al mondo intero. Lo utilizzava durante i suoi primi passi nel calcio professionistico, gli ha portato fortuna e così ha deciso di tenerselo in ogni squadra passata, presente e futura. Ha pure deciso di tatuarselo sul braccio destro, come un simbolo di vita. Il suo nickname Instagram, non a caso, è "lucianojuba46".

    "È il numero che mi hanno dato quando sono arrivato in prima squadra dalle giovanili - ha raccontato qualche tempo fa, al momento dell'approdo al Bahia - Mi è piaciuto, non l'ho voluto cambiare e le cose sono andate bene. Mi ha portato fortuna. Lo utilizzerò in tutte le squadre in cui giocherò".

  • IL SOGNO MONDIALE

    Ma Luciano Juba può davvero essere il terzino titolare del Brasile ai prossimi Mondiali? La sensazione è che dipenda principalmente da lui e dal suo rendimento nei prossimi mesi. Ancelotti, intanto, lo stima: dopo averlo convocato ha detto di lui che "ha un profilo tecnico molto importante e col Bahia sta facendo molto bene".

    Gli anni di Roberto Carlos e di Marcelo sono ormai lontanissimi nel tempo: oggi la Seleção non ha un fuoriclasse nel ruolo. I terzini sinistri convocati da Ancelotti oltre a Juba, e dunque con concrete speranze di far parte della spedizione mondiale nell'estate del 2026, sono quattro: l'interista Carlos Augusto, l'ex juventino Alex Sandro (Flamengo), Douglas Santos (Zenit) e Caio Henrique (Monaco), uno che fino a pochi anni fa faceva il trequartista.

    "Tutti dicono che è un ruolo in cui non ci sono grandi interpreti, ma i giocatori convocati sono ottimi - ha detto Juba negli scorsi giorni - Ancelotti sta osservando attentamente e sceglierà il migliore".

    In questo momento i favoriti sembrano essere Douglas Santos e Caio Henrique. Ma tutti gli altri sono e restano in piena corsa. Anche Juba, sì. Un ex perfetto sconosciuto che non ha mai rinunciato a rincorrere il proprio sogno, neppure quando correva tra la polvere dei campetti della várzea.

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