Nel 2018, dopo i Mondiali russi, il Brasile calcistico ancora non aveva smesso di leccarsi le ferite dell'eliminazione ai quarti di finale per mano del Belgio. E Luciano Batista da Silva Junior, per tutti Luciano Juba, all'epoca ventenne, faceva parte di questo sentimento collettivo: tifoso tra i tifosi, deluso tra i delusi.
Sette anni dopo, Juba non è più un semplice tifoso. E certamente non è più deluso. Né dal calcio né dalla vita, legati l'uno all'altra tanto da formare un intreccio strano ma per lui magnifico.
Chi è oggi Luciano Juba? Intanto il terzino titolare del Bahia, formazione della parte alta del Brasileirão e club sotto il controllo del City Group. E poi, semplicemente, uno dei candidati a salire sull'aereo che la prossima estate condurrà il Brasile dritto negli Stati Uniti, in Messico e in Canada.
Sarebbe l'apice di un'ascesa portentosa e poco comune nel mondo del pallone. Perché sette anni fa, all'indomani della dolorosa eliminazione contro il Belgio, Juba non era neppure un calciatore professionista. E oggi è quel che è: uno dei volti nuovi della rosa di Carlo Ancelotti.
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