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Gilardino ParmaGetty Images

Gilardino torna dov'è diventato grande: a Parma si gioca un pezzo di Genoa

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Quando rischi di giocarti un pezzo di carriera da professionista dove hai lasciato un pezzo di cuore, forse, fa ancora più male. E Alberto Gilardino, che un bel pezzo di cuore lo ha lasciato a Parma, lo sa bene.

Il posticipo del Tardini tra i ducali e il suo Genoa ha un sapore e un valore particolari. Per diversi motivi: perché rappresenta un primo punto di ritorno per il Grifone, intanto, anche se non sono trascorse che 11 giornate e alla fine del torneo ne mancheranno altre 27; e poi, appunto, perché dal punto di vista personale per il tecnico rossoblù non sarà una partita come le altre.

Questione di affinità, di momenti importanti trascorsi sotto lo stesso tetto. Gilardino e il Parma oggi sembrano due mondi lontani, apparentemente scollegati l'uno dall'altro. Un tempo, però, uno esultava per l'altro e viceversa.

  • Gilardino ParmaGetty Images

    IL TRIENNIO DI GILARDINO

    Gilardino indossa la maglia del Parma per tre anni. Prima di approdare in gialloblù, non è che una promessa delle giovanili del Piacenza, come Pippo Inzaghi, e poi un prospetto del Verona, con cui nel 2002 non è riuscito a evitare una clamorosa retrocessione nonostante il ben di Dio di cui quella squadra poteva disporre: Oddo, Mutu, Camoranesi giusto per dirne qualcuno.

    Non è già più il Parma dei grandi nomi, dei Crespo, dei Veron, dei Cannavaro, dei Thuram, dei Buffon. Tutti ceduti per far cassa, negli anni del crac Parmalat. Gilardino entra in punta di piedi, il primo anno gioca poco: 24 volte, per un totale di 611 minuti. Ma intanto segna quattro reti. L'esplosione vera arriva nel biennio successivo: 23 goal nel 2003/2004 e 23 pure nel 2004/2005, vicecapocannoniere in entrambi i casi rispettivamente a -1 da Shevchenko e da Cristiano Lucarelli. Il totale? 116 presenze, 56 reti: l'ultima nello spareggio di ritorno a Bologna che, nel giugno del 2005, salva il Parma e manda in B i felsinei.

    L'exploit di Parma non viene premiato da Giovanni Trapattoni, che con un eccesso di prudenza decide di non convocare né lui né Daniele De Rossi per gli Europei del 2004. Ma intanto nella stessa estate Gilardino vince l'Euro Under 21, l'ultimo conquistato dall'Italia. E poi si guadagna tutto: il Milan, la Nazionale, il trionfo in Champions League, quello di Berlino.

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  • L'ESULTANZA DEL VIOLINO

    Proprio a Parma nasce l'esultanza che caratterizzerà l'intera carriera di Gilardino: quella del violino. L'abbiamo vista pure ai Mondiali del 2006, contro gli Stati Uniti, unica occasione in cui il biellese è andato a segno. Il simbolo di un triennio che il Gila ha sempre ricordato con un misto di nostalgia e gratitudine.

    “In gialloblù ero giovane, tre anni importanti – ha ricordato nel 2019 al Secolo XIX – Lì è nato il violino, ho capito che potevo farcela, andò via Adriano ed esplosi. Mi dicevo: dimostra che non è casuale, batti il ferro finché è caldo e continua a segnare”.

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  • Gilardino ParmaGetty Images

    VIA I SENTIMENTI

    Una ventina d'anni più tardi, Gilardino e il Parma si ritrovano di fronte per la prima volta in Serie A nell'attuale veste dell'ex centravanti: quella di allenatore della squadra che, in questo momento, occupa l'ultimo posto della classifica. E che, di conseguenza, ha un bisogno disperato di punti.

    Il Grifone, privato in estate in un sol colpo di Gudmundsson e Retegui, ha vinto solo una volta: 1-0 a Monza alla seconda giornata. E poi è stato colpito da una serie impressionante di infortuni, più o meno seri: da Malinovskyi a Messias, da Vitinha a Bani, da Frendrup a Badelj, da Gollini a Ekuban. Pian piano l'infermeria si sta iniziando a svuotarsi, ma non completamente: tutt'altro. E l'arrivo da svincolato di un Mario Balotelli che non gioca da mesi, evidentemente, non potrà rappresentare la soluzione immediata a ogni problema.

    Per questo il cielo rimane nebuloso sopra la Genova rossa e blu. E pure sopra la testa di Gilardino: qualcuno sussurra di un allenatore sotto esame, e che una nuova sconfitta complicherebbe ulteriormente le cose anche a livello personale, anche se un esonero sembra da escludere anche in caso di tonfo al Tardini. Pure per il motivo di cui sopra: senza mezza squadra sarebbe dura per chiunque.

  • L'UNICO PRECEDENTE

    Da allenatore, Gilardino ha affrontato il Parma una sola volta. Non in Serie A: in Serie B. Era la stagione 2022/2023, quella dell'immediato ritorno in A del Grifone dopo un anno di purgatorio. Un cammino trionfale portato avanti proprio dal tecnico di Biella, dopo le difficoltà iniziali con Blessin in panchina.

    A Parma, il 5 febbraio del 2023, nulla va però per il verso giusto: i gialloblù si impongono con un secco 2-0, segnando nel primo tempo con Benedyczak e raddoppiando nel secondo col Mudo Vasquez. Ironia della sorte, compagno per un anno di Gilardino a Palermo. Così come ai tempi tra pali gialloblù vola ancora l'ultraquarantenne Gigi Buffon, un altro che Alberto conosce particolarmente bene. Corsi e ricorsi storici, quasi due anni fa come oggi. Ma il risultato, per il bene di un Genoa sempre più pericolante, non potrà essere lo stesso.

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