L'Inter dopo circa un'ora di match è 'arrivata', col calo atletico a favorire la remuntada di un Barcellona però incapace di tramortire l'avversaria nel suo momento peggiore. Da 2-0 a 2-2, poi tante chances sprecate o finite contro il muro difensivo dei ragazzi di Inzaghi, che hanno fatto ricorso ad uno dei loro punti di forza: la solidità.
La zampata di Acerbi ha sugellato orgoglio, testa e cuore riversati dai nerazzurri sul terreno del Meazza, guidati da uno stadio sold out e bollente, riuscendo a tener testa a freschezza e palleggio ipnotico della banda Flick, accesa come sempre da uno Yamal spaziale e dalla classe dei vari Pedri, De Jong e Raphinha.
Quando vuoi fortemente qualcosa, però, ti aggrappi ad ogni risorsa. Ed è esattamente ciò che ha fatto l'Inter, in riserva della riserva durante i supplementari ma tenuta in piedi dai subentrati, coronando il lavoro svolto da chi era partito titolare e da chi al 120' e passa ha finito correndo in preda ai crampi: vengono in mente Barella e Thuram, ma non vanno dimenticati Dumfries e Lautaro, che ha lasciato intendere per l'ennesima volta perché la fascia da capitano sia sul braccio dell'argentino. Il Toro ha smaltito un guaio muscolare in 6 giorni, ha giocato dall'inizio, l'ha sbloccata e si è guadagnato il penalty del 2-0: non serve aggiungere altro.