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Inzaghi Inter Barcellona GFXGOAL

Epic Inter: testa e cuore per eliminare il Barcellona e volare in finale di Champions League

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A San Siro, il 6 maggio 2025, abbiamo assistito a un qualcosa di leggendario.

Inter-Barcellona 4-3 resterà nella storia del calcio, non solo per i tanti goal segnati tra andata e ritorno ma per dinamiche, ribaltoni, exploit dei singoli e atmosfere che hanno reso la semifinale di Champions League unica.

Unica com'è stata la qualificazione dei nerazzurri alla finalissima di Monaco, dove il 31 maggio la squadra di Simone Inzaghi contenderà il trofeo ad Arsenal o PSG: un obiettivo meritato e guadagnato raschiando il fondo del barile, perché una volta esaurite le energie fisiche il serbatoio ha consegnato una riserva capace di fare la differenza.


  • UN'INTER EPICA

    Eliminare il Barça in questo modo ti riesce solo se sei una grande squadra. E l'Inter, al netto del recente calo che le ha fatto sfumare la Coppa Italia e messo concretamente a rischio la vittoria dello Scudetto, lo è.

    Lo ha dimostrato la notte del Meazza, conclusa sotto a un diluvio che ha reso ulteriormente da Braveheart ciò che Lautaro Martinez e compagni sono riusciti a regalarsi e a regalare. Non solo ai propri tifosi ma a tutti gli appassionati di calcio, 'rivali' compresi.

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  • INTER-BARÇA DAI 4 VOLTI

    Inter-Barcellona ha consegnato ben 4 momenti differenti, spalmati sui circa 130 minuti (recuperi inclusi) che hanno reso indimenticabile il return match di Milano: primo tempo letale dei nerazzurri, poi il crollo fisico, infine il 3-3 di Acerbi al 93' con le ultime energie rimaste.

    Energie rigenerate dal goal del centrale, perché il nuovo entrato Frattesi - sempre lui! - si è rivelato il ritratto di una squadra che non molla mai e getta il cuore oltre l'ostacolo. Nei supplementari quasi subito 4-3 dunque, seguito dall'assedio cronico dei blaugrana infrantosi sulla saracinesca Sommer e su una difesa eroica.

    Quattro fasi di una semifinale da annali del pallone che, al triplice fischio di Marciniak, ha fatto esplodere una San Siro stremata quasi quanto i protagonisti in campo.

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  • TESTA E CUORE

    L'Inter dopo circa un'ora di match è 'arrivata', col calo atletico a favorire la remuntada di un Barcellona però incapace di tramortire l'avversaria nel suo momento peggiore. Da 2-0 a 2-2, poi tante chances sprecate o finite contro il muro difensivo dei ragazzi di Inzaghi, che hanno fatto ricorso ad uno dei loro punti di forza: la solidità.

    La zampata di Acerbi ha sugellato orgoglio, testa e cuore riversati dai nerazzurri sul terreno del Meazza, guidati da uno stadio sold out e bollente, riuscendo a tener testa a freschezza e palleggio ipnotico della banda Flick, accesa come sempre da uno Yamal spaziale e dalla classe dei vari Pedri, De Jong e Raphinha.

    Quando vuoi fortemente qualcosa, però, ti aggrappi ad ogni risorsa. Ed è esattamente ciò che ha fatto l'Inter, in riserva della riserva durante i supplementari ma tenuta in piedi dai subentrati, coronando il lavoro svolto da chi era partito titolare e da chi al 120' e passa ha finito correndo in preda ai crampi: vengono in mente Barella e Thuram, ma non vanno dimenticati Dumfries e Lautaro, che ha lasciato intendere per l'ennesima volta perché la fascia da capitano sia sul braccio dell'argentino. Il Toro ha smaltito un guaio muscolare in 6 giorni, ha giocato dall'inizio, l'ha sbloccata e si è guadagnato il penalty del 2-0: non serve aggiungere altro.

  • VINCERE LA CHAMPIONS SI PUÒ

    Adesso testa al campionato, con le ultime 3 giornate in cui occorrerà sperare nei passi falsi del Napoli e non sbagliare, ma con la mente inevitabilmente proiettata al 31 maggio: all'Allianz Arena, la Champions, questa Inter può sollevarla al cielo.

    Può riuscirci perché sulla carta è più squadra di Arsenal e PSG, può farlo perché ha mostrato un DNA gladiatorio a cui attingere nei momenti del bisogno, ha mandato a casa Bayern e catalani ed inoltre è la favorita in quanto capace di abbinare qualità dei singoli e 'garra'.

    Molto lo farà la condizione fisica con cui i nerazzurri si presenteranno in Baviera, ma lo storico 4-3 rifilato al Barça ha insegnato che al di là del talento si vince anche con testa e cuore. Applausi, solo applausi.

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